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	<title>Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</title>
	
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	<description>America latina, media, politica internazionale, guerre infinite, comunicazione politica - online dal 1995</description>
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		<title>Sui “social media manager” in Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 05:09:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Esplicito la considerazione fatta ieri in un tweet sul fatto che il &#8220;social media manager&#8221; apparrebbe un lavoro in grande ascesa in Italia. Mi pare che ciò faccia corrispondere ad un apparente forte valore innovativo (tutto da discutere) un terribile arcaismo in termini di rapporti di produzione. Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it</p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23241-sui-social-media-manager-in-italia/">Sui &#8220;social media manager&#8221; in Italia</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Esplicito la considerazione fatta ieri in un tweet sul fatto che il &#8220;social media manager&#8221; apparrebbe un lavoro in grande ascesa in Italia. Mi pare che ciò faccia corrispondere ad un apparente forte valore innovativo (tutto da discutere) un terribile arcaismo in termini di rapporti di produzione.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23241-sui-social-media-manager-in-italia/">Sui &#8220;social media manager&#8221; in Italia</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p><div class="feedflare">
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		<title>Il Venezuela premiato alla FAO per la lotta alla fame</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 09:46:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, ha ricevuto oggi alla FAO, a Roma, il riconoscimento assegnato al paese per i grandi avanzamenti nella lotta alla fame. Rispetto ai governi neoliberali degli anni &#8217;90, appoggiati dall&#8217;FMI, dagli USA e dalla grande stampa monopolista, la quota di venezuelani che patiscono la fame durante i [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23240-il-venezuela-premiato-alla-fao-per-la-lotta-alla-fame/">Il Venezuela premiato alla FAO per la lotta alla fame</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, ha ricevuto oggi alla FAO, a Roma, il riconoscimento assegnato al paese per i grandi avanzamenti nella lotta alla fame.<br />
<span id="more-23240"></span><br />
Rispetto ai governi neoliberali degli anni &#8217;90, appoggiati dall&#8217;FMI, dagli USA e dalla grande stampa monopolista, la quota di venezuelani che patiscono la fame durante i governi di Hugo Chávez è crollata da quasi il 16% a poco più del 2%.<br />
È significativo che tale riconoscimento venga concesso dalla FAO quando i media internazionali sono impegnati in una campagna di destabilizzazione che fa leva sulla presunta mancanza di prodotti di prima necessità. Nulla di nuovo: si tratta delle stesse campagne di aggiotaggio e diffamazione che colpivano il governo Allende in Cile.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23240-il-venezuela-premiato-alla-fao-per-la-lotta-alla-fame/">Il Venezuela premiato alla FAO per la lotta alla fame</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p><div class="feedflare">
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		<title>Essere fedeli in Twitter? Chi seguire per anni senza pentirsi</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 10:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Quali sono gli account Twitter che seguo da più tempo senza interruzioni e che non mi sono mai sognato di defolloware? Scopo di questo post è esplorare e proporre le mie letture più consolidate nel social network informativo per eccellenza. Sarebbe interessante ricordare chi davvero cominciai a seguire quando mi iscrissi a Twitter il lontano 6 [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23213-twitter/">Essere fedeli in Twitter? Chi seguire per anni senza pentirsi</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://twimg0-a.akamaihd.net/profile_images/2264420810/lf1rmxzheckbl0x5fm25.jpeg" target="_blank" data-resolved-url-large="https://twimg0-a.akamaihd.net/profile_images/2264420810/lf1rmxzheckbl0x5fm25.jpeg" data-url="https://twimg0-a.akamaihd.net/profile_images/2264420810/lf1rmxzheckbl0x5fm25.jpeg"><img class="alignleft" style="margin: 10px;" alt="Gennaro Carotenuto" src="https://twimg0-a.akamaihd.net/profile_images/2264420810/lf1rmxzheckbl0x5fm25_bigger.jpeg" width="73" height="73" /></a>Quali sono gli account Twitter che seguo da più tempo senza interruzioni e che non mi sono mai sognato di defolloware? Scopo di questo post è esplorare e proporre le mie letture più consolidate nel social network informativo per eccellenza. Sarebbe interessante ricordare chi davvero cominciai a seguire quando mi iscrissi a Twitter il lontano 6 marzo 2007 ma mi devo accontentare di sapere chi ho seguito con più continuità. Per gli interessati, proviamo a seguirli dal ventesimo fino al primo posto e poi fare qualche breve considerazione finale. Ovviamente valgono tutti come #FF!</p>
<p>PS: Io sono @GenCarotenuto e ringrazio la fiducia accordatami finora in questi anni da oltre 14.000 follower.<span id="more-23213"></span></p>
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<div data-user-id="28054886" data-screen-name="margherita_dean" data-name="Margherita Dean" data-protected="false"><i></i> <button type="button">20</button></div>
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<div><a href="https://twitter.com/margherita_dean"><img style="margin: 10px;" alt="Margherita Dean" src="https://twimg0-a.akamaihd.net/profile_images/3642954545/b24b77c6d03b4a68ea4383027008cd35_normal.jpeg" width="48" height="48" data-user-id="28054886" /><strong>Margherita Dean</strong> @margherita_dean</a></div>
<p>Reporting from Greece for Radio Popolare, Lettera43 Italy &amp; Rsi Switzerland. RT is not always endorsement so handle with care; opinions are mine.</p>
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<div data-user-id="54545164" data-screen-name="invisiblearabs" data-name="paola caridi" data-protected="false"><i></i> <button type="button">19</button></div>
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<div><a href="https://twitter.com/invisiblearabs"><img alt="paola caridi" src="https://twimg0-a.akamaihd.net/profile_images/2840128693/698c337d35e509806a47ab71c413a27b_normal.jpeg" data-user-id="54545164" /><strong>paola caridi</strong> @invisiblearabs</a></div>
<p>A long chapter of her life (11 yrs) in the MENA region, between Cairo and Jerusalem. Journalist, historian and an incurably lover of Arab pop culture</p>
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<div data-user-id="34586817" data-screen-name="emirsader" data-name="Emir Sader" data-protected="false"><i></i> <button type="button">18</button></div>
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<p>man, from brazil, researcher</p>
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<p>antropologa molto choosy, ricercatrice molto fooly, scribacchina molto cooly. coredattrice di<a href="https://twitter.com/lavoroculturale" rel="nofollow">@lavoroculturale</a></p>
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<p>Dal 1964 è quasi sempre colpa di Magistratura democratica. Se volete ci trovate anche qui:<a dir="ltr" title="" href="http://on.fb.me/MiBUci" target="_blank" data-expanded-url="">http://on.fb.me/MiBUci</a> [su tw e fb con staff]</p>
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<p>Ero FikaSicula, ora sono Eretica. Miei spazi blog:<a dir="ltr" title="" href="http://eretica.noblogs.org/" target="_blank" data-expanded-url="">http://eretica.noblogs.org/</a> raccoglie le mie cose e <a dir="ltr" title="" href="http://abbattoimuri.wordpress.com/" target="_blank" data-expanded-url="">http://abbattoimuri.wordpress.com/</a> è l&#8217;altra mia casa.</p>
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<p>Giornalista de La Stampa, Russia watcher (una volta il mestiere si chiamava sovietologo). Le opinioni sono personali</p>
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<p>Meteorologo, divulgatore ambientale,personaggio televisivo, esperto di pupazzi di neve Weather broadcaster,climate expert, COP 15-16-17 delegate, snowman expert</p>
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<div><a href="https://twitter.com/tigella"><img alt="claudia vago" src="https://twimg0-a.akamaihd.net/profile_images/3623679712/fd9f5acfafb6c2d69c787a92eea904b8_normal.jpeg" data-user-id="7912442" /><strong>claudia vago</strong> @tigella</a></div>
<p>«If you see something, say something». Racconto le storie che vedo. Social media curator. Ora a <a dir="ltr" href="https://twitter.com/search?q=%23OccupyGezi&amp;src=hash" data-query-source="hashtag_click">#OccupyGezi</a> per<a href="https://twitter.com/ilmanifesto2012" rel="nofollow">@ilmanifesto2012</a> su <a dir="ltr" title="" href="http://t.co/ejAQDi9TdI" target="_blank" data-expanded-url="">http://t.co/ejAQDi9TdI</a></p>
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<div><a href="https://twitter.com/_arianna"><img alt="arianna ciccone" src="https://twimg0-a.akamaihd.net/profile_images/3607067362/1f9ac9ff96a7cf1321d5930ecfe5c32f_normal.jpeg" data-user-id="16562213" /><strong>arianna ciccone</strong> @_arianna</a></div>
<p>Fondatrice International Journalism Festival<a href="https://twitter.com/journalismfest" rel="nofollow">@journalismfest</a> e blog collettivo<a dir="ltr" title="" href="http://www.valigiablu.it/" target="_blank" data-expanded-url="">http://www.valigiablu.it</a></p>
<p><strong>E qui entriamo nella Top Ten:</strong></p>
<p><button type="button">10</button></p>
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<div>
<div><a href="https://twitter.com/tedeschini"><img alt="Mario Tedeschini-Lal" src="https://twimg0-a.akamaihd.net/profile_images/3607797205/81f62d3b3937b9e6a32391f54d9a203a_normal.jpeg" data-user-id="23309699" /><strong>Mario Tedeschini-Lal</strong> @tedeschini</a></div>
<p>Sviluppo e Innovazione, Gruppo Espresso. Docente di Giornalismo digitale. Board, Online News Association (<a href="https://twitter.com/ona" rel="nofollow">@ona</a>). In attesa di Domenico <a dir="ltr" title="" href="http://bit.ly/Quirico" target="_blank" data-expanded-url="">http://bit.ly/Quirico</a></p>
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<div data-user-id="90501249" data-screen-name="Wu_Ming_Foundt" data-name="Wu Ming Foundation" data-protected="false"><i></i> <button type="button">9</button></div>
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<div><a href="https://twitter.com/Wu_Ming_Foundt"><img alt="Wu Ming Foundation" src="https://twimg0-a.akamaihd.net/profile_images/3566094966/4c8885520ea8bbd6a296cea340dad78f_normal.jpeg" data-user-id="90501249" /><strong>Wu Ming Foundation</strong> @Wu_Ming_Foundt</a></div>
<p>Novelists. Authors of Q, 54, Manituana, Altai etc. This is the comment feed from our blog Giap.</p>
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<div data-user-id="24744541" data-screen-name="lemondefr" data-name="Le Monde" data-protected="false"><i></i> <button type="button">8</button></div>
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<div><a href="https://twitter.com/lemondefr"><img alt="Le Monde" src="https://twimg0-a.akamaihd.net/profile_images/1430438688/IconeTwClassique_normal.jpg" data-user-id="24744541" /><strong>Le Monde</strong> @lemondefr</a></div>
<p>Bienvenue sur le fil d&#8217;actualité du Monde.fr.</p>
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<div data-user-id="41370439" data-screen-name="amnestyitalia" data-name="amnesty italia" data-protected="false"><i></i> <button type="button">7</button></div>
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<div><a href="https://twitter.com/amnestyitalia"><img alt="amnesty italia" src="https://twimg0-a.akamaihd.net/profile_images/2585306189/4wzjr4b199xyfveja5z0_normal.jpeg" data-user-id="41370439" /><strong>amnesty italia</strong> @amnestyitalia</a></div>
<p>Trasforma la tua indignazione in azione, unisciti al più grande movimento per i <a dir="ltr" href="https://twitter.com/search?q=%23dirittiumani&amp;src=hash" data-query-source="hashtag_click">#dirittiumani</a> del mondo! Sostienici con il tuo <a dir="ltr" href="https://twitter.com/search?q=%235x1000&amp;src=hash" data-query-source="hashtag_click">#5&#215;1000</a><a dir="ltr" title="" href="http://t.co/OUKiSSAi7N" target="_blank" data-expanded-url="">http://t.co/OUKiSSAi7N</a></p>
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<div data-user-id="35977487" data-screen-name="lajornadaonline" data-name="La Jornada" data-protected="false"><i></i> <button type="button">6</button></div>
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<div><a href="https://twitter.com/lajornadaonline"><img alt="La Jornada" src="https://twimg0-a.akamaihd.net/profile_images/2587389905/4hmxjhun5sx9e4ie461o_normal.png" data-user-id="35977487" /><strong>La Jornada</strong> @lajornadaonline</a></div>
<p>Espacio de Libertad. Sigue también a<a href="https://twitter.com/LaJornada" rel="nofollow">@LaJornada</a> para noticias de la versión impresa.</p>
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<p>Where the Conversation Begins. Follow for breaking news, special reports,<a dir="ltr" title="" href="http://nytimes.com/" target="_blank" data-expanded-url="">http://NYTimes.com</a> homepage links and RTs of our journalists.</p>
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<div data-user-id="138814032" data-screen-name="CFKArgentina" data-name="Cristina Kirchner" data-protected="false"><i></i> <button type="button">4</button></div>
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<div><a href="https://twitter.com/CFKArgentina"><img alt="Cristina Kirchner" src="https://twimg0-a.akamaihd.net/profile_images/1112014698/foto6-3.jpg_1__normal.jpg" data-user-id="138814032" /><strong>Cristina Kirchner</strong> @CFKArgentina</a></div>
<p>Cuenta Oficial de la Presidenta de la Nación Argentina, Cristina Fernández de Kirchner. En facebook:<a dir="ltr" title="" href="http://www.facebook.com/CFKArgentina" target="_blank" data-expanded-url="">http://www.facebook.com/CFKArgentina</a></p>
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<div data-user-id="128637475" data-screen-name="chavezcandanga" data-name="Hugo Chávez Frías" data-protected="false"><i></i> <button type="button">3</button></div>
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<div><a href="https://twitter.com/chavezcandanga"><img alt="Hugo Chávez Frías" src="https://twimg0-a.akamaihd.net/profile_images/858098029/presidente-chavez-twitter_normal.jpg" data-user-id="128637475" /><strong>Hugo Chávez Frías</strong> @chavezcandanga</a></div>
<p>Presidente de la República Bolivariana de Venezuela. Soldado Bolivariano, Socialista y Antiimperialista.</p>
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<div data-user-id="37631819" data-screen-name="NichiVendola" data-name="Nichi Vendola" data-protected="false"><i></i> <button type="button">2</button></div>
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<div><a href="https://twitter.com/NichiVendola"><img alt="Nichi Vendola" src="https://twimg0-a.akamaihd.net/profile_images/3095648777/cba4c5f69c99e572f7106c80fa44fde6_normal.png" data-user-id="37631819" /><strong>Nichi Vendola</strong> @NichiVendola</a></div>
<p>Presidente della Puglia, Presidente di Sinistra Ecologia Libertà. Qualcosa su di me in meno di 160 caratteri.</p>
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<div data-screen-name="spinozait" data-user-id="41667342">
<div data-user-id="41667342" data-screen-name="spinozait" data-name="Spinoza" data-protected="false"><i></i> <button type="button">1</button></div>
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<div><a href="https://twitter.com/spinozait"><img alt="Spinoza" src="https://twimg0-a.akamaihd.net/profile_images/224230953/spinoza_normal.jpg" data-user-id="41667342" /><strong>Spinoza</strong> @spinozait</a></div>
<p>Un blog serissimo.</p>
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<p>In primo luogo vi sono 13 account personali e 7 di entità diverse. Scrivono in sei lingue diverse (compreso il greco moderno che non capisco affatto ma usato a volte da Margherita Dean) ma l&#8217;italiano prevale. Dei 13 account personali 8 sono di donne e 5 di uomini. Tre sono politici, un italiano e due latinoamericani, compreso lo scomparso presidente venezuelano Hugo Chávez (che non penso defolloware). Gli altri dieci sono comunicatori con caratteristiche diverse: un grande intellettuale brasiliano, alcuni giornalisti mainstream, quasi sempre anche blogger. Tra le entità vi sono tre grandi giornali internazionali (zero italiani, sorprende?), un blog satirico collettivo e altri tre soggetti non comparabili.</p>
<p>Ha senso questa classifica? Forse no, almeno non in quanto classifica. Quanto tempo è passato da quando seguo Arianna o Margherita? Quante volte ho ritwittato Le Monde e quante Tedeschini? Sono comparabili account preziosissimi ma con meno di mille follower come quello di Paola Caridi (#FF now!) con gli 8,5 milioni del NYT? Non ci sono poi persone come Luca Conti dalle quali ho imparato a usare il medium e che (forse per un defollow per errore), staziona oltre il centesimo posto. Insomma, prendetela per quel che è, una curiosità e un consiglio di lettura affatto estemporaneo.</p>
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<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23213-twitter/">Essere fedeli in Twitter? Chi seguire per anni senza pentirsi</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p><div class="feedflare">
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		<title>Silenzio, Obama ti ascolta</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jun 2013 08:42:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Pianeta Terra]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it</p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23207-silenzio-obama-ti-ascolta/">Silenzio, Obama ti ascolta</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/06/obama-espiona-o-mundo_latuff.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-23208" alt="obama-espiona-o-mundo_latuff" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/06/obama-espiona-o-mundo_latuff.jpg" width="480" height="490" /></a></p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23207-silenzio-obama-ti-ascolta/">Silenzio, Obama ti ascolta</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p><div class="feedflare">
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		<title>Venezuela, conclusa la verifica sul voto presidenziale del 14 aprile. Ecco com’è andata</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jun 2013 13:18:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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		<category><![CDATA[Venezuela]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Si è conclusa in Venezuela la verifica richiesta dall&#8217;opposizione di destra sulle schede elettorali delle elezioni presidenziali vinte da Nicolás Maduro del Partito Socialista su Henrique Capriles Radonski con il 50,61% contro il 49,12% e una differenza di 224.268 voti. Il risultato è stato che, per il 99,98% dei seggi, il risultato della verifica corrispondeva [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23203-venezuela-conclusa-la-verifica-sul-voto-presidenziale-del-14-aprile-ecco-come-andata/">Venezuela, conclusa la verifica sul voto presidenziale del 14 aprile. Ecco com&#8217;è andata</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/06/maduro-gana.jpg"><img class="size-full wp-image-23204 alignright" style="margin: 10px;" alt="maduro-gana" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/06/maduro-gana.jpg" width="285" height="171" /></a>Si è conclusa in Venezuela la verifica richiesta dall&#8217;opposizione di destra sulle schede elettorali delle elezioni presidenziali vinte da Nicolás Maduro del Partito Socialista su Henrique Capriles Radonski con il 50,61% contro il 49,12% e una differenza di 224.268 voti. Il risultato è stato che, per il 99,98% dei seggi, il risultato della verifica corrispondeva a quanto effettivamente scrutinato. In buona sostanza il sistema elettorale elettronico venezuelano, definito dall&#8217;ex-presidente statunitense Jimmy Carter come il più trasparente al mondo, si avvicina alla perfezione dell&#8217; &#8220;errore zero&#8221;.<span id="more-23203"></span></p>
<p>Di conseguenza cade ogni dubbio, ragionevole o strumentale che fosse, sulla regolarità dell&#8217;elezione del candidato chavista Nicolás Maduro. Questo ha vinto con uno scarto in proporzione quadruplo rispetto ai 124.958 voti di differenza tra centrosinistra e destra in Italia in febbraio.</p>
<p>COMMENTO: Ovviamente lo strepito con il quale in aprile i sicari mediatici davano per certi dei brogli nelle elezioni presidenziali venezuelane cozza oggi con il silenzio assoluto rispetto al risultato della verifica. Per l&#8217;ennesima volta in Venezuela hanno accettato verifiche senza battere ciglio. Ma tranquilli, il processo di delegittimazione e destabilizzazione della pur perfettibile democrazia venezuelana, sta già proseguendo in altre forme.</p>
<p>Che pazienza ci vuole&#8230;</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23203-venezuela-conclusa-la-verifica-sul-voto-presidenziale-del-14-aprile-ecco-come-andata/">Venezuela, conclusa la verifica sul voto presidenziale del 14 aprile. Ecco com&#8217;è andata</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p><div class="feedflare">
<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/gc?a=PlsKUx3jX_k:Wh_zj0x56Nc:yIl2AUoC8zA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/gc?d=yIl2AUoC8zA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/gc?a=PlsKUx3jX_k:Wh_zj0x56Nc:qj6IDK7rITs"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/gc?d=qj6IDK7rITs" border="0"></img></a>
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		<title>L’Alleanza del Pacifico: il club dei nuovi Chicago Boys</title>
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		<pubDate>Wed, 29 May 2013 07:45:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
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		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[neoliberismo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>All&#8217;America latina integrazionista e progressista, che affaccia soprattutto sull&#8217;Oceano atlantico, risponde la cosiddetta &#8220;Alleanza del Pacifico”, enucleatasi a partire dal primo vertice di Lima nel 2011 in aperta polemica con «le alleanze romantiche e poetiche» e riunita in questi giorni a Cali, in Colombia, e della quale sono membri pezzi fondamentali della regione: il Messico, [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23187-lalleanza-del-pacifico-il-club-dei-nuovi-chicago-boys/">L’Alleanza del Pacifico: il club dei nuovi Chicago Boys</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/05/Obama.jpg"><img class="size-full wp-image-23188 alignright" style="margin: 10px;" alt="Obama" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/05/Obama.jpg" width="304" height="171" /></a>All&#8217;America latina integrazionista e progressista, che affaccia soprattutto sull&#8217;Oceano atlantico, risponde la cosiddetta &#8220;Alleanza del Pacifico”, enucleatasi a partire dal primo vertice di Lima nel 2011 in aperta polemica con «le alleanze romantiche e poetiche» e riunita in questi giorni a Cali, in Colombia, e della quale sono membri pezzi fondamentali della regione: il Messico, il Costarica, la Colombia, il Perù, il Cile. L&#8217;obiettivo dichiarato di quest&#8217;area, che conta oltre 200 milioni di abitanti, un terzo dei cittadini latinoamericani ma la metà dell’export regionale, è quello di rilanciare l&#8217;agenda neoliberale, rimasta indietro dopo il crollo del modello che aveva imperato nella regione dagli anni &#8217;70 a tutti gli anni &#8217;90, l&#8217;avvento dei governi integrazionisti e lo scacco imposto all&#8217;Area di libero commercio delle Americhe (ALCA) voluta da George W Bush a Mar del Plata nel 2005.</p>
<p>Per i paesi coinvolti, governati da partiti di destra o centro-destra, è l&#8217;occasione per mantenere una crescita sostenuta anche nel presente decennio, prescindendo da quelle mete di riduzione delle disuguaglianze e difficile ricerca di un modello sostenibile anche dal punto di vista ambientale, portato avanti dall&#8217;America latina integrazionista. Se nel Mercosur –nati anch’essi in epoca neoliberale come spazio doganale comune- si parla di una romanticheria come fondi di coesione dal pacifico, dal Pacifico si risponde col realismo un po’ d&#8217;antan dei falliti regimi neoliberali che in quest’area del Continente sono rimasti egemoni. Per gli Stati Uniti, il vicepresidente Joe Biden è in questo momento a Bogotá dove oggi vedrà Juan Manuel Santos, è l&#8217;occasione di riprendere la battaglia perduta a Mar del Plata e continuare ad utilizzare almeno una parte dell&#8217;America latina nella competizione globale contro una Cina. La superpotenza asiatica, emersa dalla fine degli anni &#8217;90 come partner di primo piano della regione, continua a mantenere forti quote di complementarità con la regione: agroindustria per infrastrutture, semplificando, ma anche la possibilità politica di giocare su più tavoli uscendo dalla dipendenza dal «Washington Consensus».</p>
<p>Per Barack Obama resuscitare l&#8217;ALCA è impossibile, permanendo il ruolo di global player del Brasile, ma, beneficiando di trattati bilaterali di libero commercio (profondamente diseguali e ingiusti) con tutti i paesi dell&#8217;Alleanza del Pacifico l’obbiettivo, o il pericolo per i movimenti sociali e i paesi progressisti, anche per la sua evidente capacità d&#8217;attrazione, è oggi il cosiddetto Accordo strategico trans-Pacifico, un piccolo ALCA limitato a mezza America latina. I paesi dell’area pacifica non sono oggi succubi degli USA in senso classico. L’alternativa neoliberale resta appetibile per le classi dirigenti anche per i costi economici inferiori (ma sociali maggiori) del modello neo-cepalino (neo-keynesiano per usare una categoria più globale ma solo parzialmente aderente) in vigore nei paesi integrazionisti. Con partner così importanti nella regione, permanendo il predominio assoluto USA in Centro-America, la presenza militare, l&#8217;uso limitato ma sempre possibile del golpismo (dall&#8217;Honduras di Mel Zelaya al Paraguay del vescovo Lugo) e del complesso mediatico monopolista, ogni partita in America latina non è mai vinta del tutto. Ma neanche persa per sempre.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23187-lalleanza-del-pacifico-il-club-dei-nuovi-chicago-boys/">L’Alleanza del Pacifico: il club dei nuovi Chicago Boys</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p><div class="feedflare">
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		<item>
		<title>Non è male leggere su France24: “Rafael Benítez nommé entraîneur de Naples”</title>
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		<comments>http://www.gennarocarotenuto.it/23184-non-e-male-leggere-su-france24-rafael-benitez-nomme-entraineur-de-naples/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 May 2013 14:51:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Non è male guardare France24 e vedere scorrere tra le notizie internazionali &#8220;Rafael Benítez nommé entraîneur de Naples&#8221;. Il Napoli di Aurelio De Laurentiis è una florida industria dell’intrattenimento sportivo che fa un passo decisivo verso l’internazionalizzazione, volando via dai limiti angusti di un colonialismo mentale che è parte dell’immaginario collettivo italiano che relega il [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23184-non-e-male-leggere-su-france24-rafael-benitez-nomme-entraineur-de-naples/">Non è male leggere su France24: &#8220;Rafael Benítez nommé entraîneur de Naples&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/05/Benitez.jpg"><img class="size-full wp-image-23185 alignright" style="margin: 10px;" alt="Benitez" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/05/Benitez.jpg" width="357" height="200" /></a>Non è male guardare France24 e vedere scorrere tra le notizie internazionali &#8220;Rafael Benítez nommé entraîneur de Naples&#8221;. Il Napoli di Aurelio De Laurentiis è una florida industria dell’intrattenimento sportivo che fa un passo decisivo verso l’internazionalizzazione, volando via dai limiti angusti di un colonialismo mentale che è parte dell’immaginario collettivo italiano che relega il meridione in una condizione di eterna minorità.<span id="more-23184"></span></p>
<p>Fa impresa il Napoli di De Laurentiis, non deve combattere crociate né farsi carico di riscatti morali, ma, con uno dei bilanci più floridi d’Europa e in regola con anni di anticipo sul fair play economico, rappresenta una moderna industria immateriale che dimostra che quelle gabbie mentali possono essere abbattute. Don Fefé Benitez non è che un professionista europeo in posizione apicale che accetta un posto di lavoro nel nostro Mezzogiorno. Dovrebbe essere la norma, andare e venire, questo cammino Nord-Sud nell’Italia e nella Napoli in crisi di lunghissimo periodo, senza classe dirigente, servizi, infrastrutture all’altezza e sempre più periferica, in un lungo inverno che la priva del suo posto naturale di grande capitale europea. Al contrario, l’attrarre cervelli e non vederli fuggire sarebbe il primo segnale di una primavera che, come canta Battiato, tarda ad arrivare.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23184-non-e-male-leggere-su-france24-rafael-benitez-nomme-entraineur-de-naples/">Non è male leggere su France24: &#8220;Rafael Benítez nommé entraîneur de Naples&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p><div class="feedflare">
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		<title>Terni: “Social World. Forum della Cooperazione e della Solidarietà; il mondo riparte dal Sud. America Latina, Asia e Africa”</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 16:28:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Venerdì 24 maggio, alle ore 17.00, a Terni, nell&#8217; ambito di &#8221;Social World. Forum della Cooperazione e della Solidarietà&#8221;, organizzato dall&#8217;Assessorato alla Cooperazione del Comune di Terni, in collaborazione con FELCOS Umbria e dal circolo culturale &#8220;primomaggio&#8221; Gennaro Carotenuto, Professore di World History presso l&#8217;Università di Macerata e Bocconi di Milano, parteciperà al dibattito &#8221;Il mondo riparte dal Sud. [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23171-terni-social-world-forum-della-cooperazione-e-della-solidarieta-il-mondo-riparte-dal-sud-america-latina-asia-e-africa/">Terni: &#8220;Social World. Forum della Cooperazione e della Solidarietà; il mondo riparte dal Sud. America Latina, Asia e Africa&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/05/socialworld.programma.jpg"><img class="size-full wp-image-23172 alignright" style="margin: 10px;" alt="socialworld.programma" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/05/socialworld.programma.jpg" width="300" height="230" /></a>Venerdì 24 maggio, alle ore 17.00, a Terni, nell&#8217; ambito di &#8221;Social World. Forum della Cooperazione e della Solidarietà&#8221;, organizzato dall&#8217;Assessorato alla Cooperazione del Comune di Terni, in collaborazione con FELCOS Umbria e dal circolo culturale &#8220;primomaggio&#8221; Gennaro Carotenuto, Professore di World History presso l&#8217;Università di Macerata e Bocconi di Milano, parteciperà al dibattito &#8221;Il mondo riparte dal Sud. America Latina, Asia e Africa&#8221; coordinato da Luigino Ciotti, con Gianni Ballarini, Redazione di Nigrizia, Mariangela Pira, Giornalista di Class CNBC. Più info <a href="http://www.umbrialeft.it/notizie/terni-social-world-forum-della-cooperazione-e-della-solidariet%C3%A0" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>Parlerò di America latina.</p>
<p class="postAuthorLink">Redazione su http://www.gennarocarotenuto.it </p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23171-terni-social-world-forum-della-cooperazione-e-della-solidarieta-il-mondo-riparte-dal-sud-america-latina-asia-e-africa/">Terni: &#8220;Social World. Forum della Cooperazione e della Solidarietà; il mondo riparte dal Sud. America Latina, Asia e Africa&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p><div class="feedflare">
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		<title>Jorge Videla, crimini e morte di un genocida neoliberale</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 06:19:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Jorge Rafael Videla, il dittatore argentino dei 30.000 desaparecidos, muore in carcere da sconfitto, da ergastolano, da genocida. Come ha detto Estela Carlotto, la leader delle nonne di Plaza de Mayo, «era un uomo disumanizzato» ed è fin troppo semplice applicare a lui la categoria arendtiana di «banalità del male» di chi mise metodicamente in [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23148-jorge-videla-crimini-e-morte-di-un-genocida-neoliberale/">Jorge Videla, crimini e morte di un genocida neoliberale</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/05/videla.jpg"><img class="size-full wp-image-23149 alignleft" style="margin: 10px;" alt="videla" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/05/videla.jpg" width="333" height="255" /></a></p>
<p>Jorge Rafael Videla, il dittatore argentino dei 30.000 desaparecidos, muore in carcere da sconfitto, da ergastolano, da genocida. Come ha detto Estela Carlotto, la leader delle nonne di Plaza de Mayo, «era un uomo disumanizzato» ed è fin troppo semplice applicare a lui la categoria arendtiana di «banalità del male» di chi mise metodicamente in atto un sistematico piano genocidiario, tendente al sequestro di persona di massa, al furto di ogni bene mobile e immobile delle sue vittime, all’assassinio e alla sparizione di persone. Lasciò i figli senza genitori e i genitori senza figli. Ciò succede in molte guerre di sterminio, ma a Videla e ai suoi non bastava. Perciò, peculiarità creola dell’orrore, volle che i morti restassero senza nome, i desaparecidos, e i vivi -i figli di questi, spesso appena neonati- restassero senza identità. Le puerpere venivano lasciate in vita solo fino al parto e centinaia di bambini furono smistati a caso «per salvare la società Occidentale e Cristiana».<span id="more-23148"></span></p>
<p>Non agiva da solo Jorge Videla. Molti sapevano, moltissimi appoggiavano, come la confindustria, le classi dirigenti, potenti amici come Licio Gelli. Qualcuno benediceva. Il nunzio apostolico Pio Laghi e il cardinale primate Raúl Primatesta erano intimi del genocida. Magari ci fosse un dio a giudicarli. Videla stava dalla parte dei buoni della guerra fredda, agiva all’interno di norme stabilite nell’ambito del Piano Condor, l’internazionale del terrore fondata con Augusto Pinochet e la complicità di Henry Kissinger. Questi invitò Videla a far presto nello sterminare l&#8217;opposizione, perché poi con Jimmy Carter non avrebbe avuto la stessa mano libera. Perfino le tecniche di tortura rispondevano a rigidi protocolli; sviluppate dai francesi tra Indocina e Algeria, gli statunitensi erano stati prima allievi e poi avevano superato il maestro –fino ad Abu Ghraib già nel nostro secolo- e docenti per 50.000 torturatori e assassini latinoamericani.  Anche in altre culture e sistemi politici si tortura e si uccide, ma sulla carne dei torturati dell’ESMA e del Garage Olimpo c’è quel marchio di fabbrica.</p>
<p>Nel pensare Videla, nel pensare i desaparecidos, non possiamo espungere l’idea che sia la nostra civiltà occidentale, la nostra cultura, il nostro modello sociale ed economico ad aver generato un simile mostro. Nel pensare Videla non possiamo dimenticare che virus e anticorpi convivono nello stesso organismo e la difesa dei diritti umani non finisce con la morte in carcere di un genocida.</p>
<p>Jorge Videla muore da eversore mai pentito. Appena un mese fa invitava a prendere le armi contro il governo di Cristina Fernández de Kirchner, colpevole di aver instaurato -sue parole- «un regime alla maniera di Gramsci». Ma muore da ergastolano, muore solo come un cane in una cella di un carcere all’alba di una mattina d’autunno australe, incapace perfino di fare paura, lui che poté decidere la morte di decine di migliaia di persone. Muore solo e impresentabile, infame fino all’ultimo nel rivendicare di conoscere perfettamente la sorte di 7-8.000 dei 30.000 desaparecidos, ma scegliendo di portarsi nella tomba i segreti che avrebbero potuto alleviare l’angustia permanente di chi ancora cerca un indizio sulla sorte di un figlio, un genitore, un amico. Ben pochi oggi ne rivendicano l’eredità e appare perfino ingiusto il suo destino rispetto a quello del suo sodale in tutto Augusto Pinochet, il dittatore cileno, morto impune e confortato dall’affetto dei suoi clepto-familiari o da Henry Kissinger, che tra dieci giorni sarà un rispettato novantenne che mai pagherà per quell’inferno.</p>
<p>Giova sempre ricordare che non più di un ventesimo dei desaparecidos era guerrigliero, ammesso e non concesso che i guerriglieri meritassero quella sorte. Il 95% erano sindacalisti, studenti, giornalisti, giuristi, sacerdoti, militanti di sinistra, esponenti della società civile che dovevano essere spazzati via per permettere il più grande saccheggio della storia: l’imposizione del modello neoliberale, lo svuotamento delle ricchezze del paese, la loro svendita ai capitali finanziari transnazionali. Valga solo un dato: in Argentina, uno dei paesi più avanzati e ricchi al mondo, ancora nel 1972 c’era la piena occupazione. Nel 2002, calcolando disoccupati e sottoccupati, si sarebbe arrivati a un 42% reale di persone senza un lavoro degno. In un paese con milioni di ettari di terra fertile il neoliberismo reale portò a migliaia di morti per fame. Così non furono i desaparecidos né le inenarrabili violazioni di diritti umani la peggior colpa di Videla. La peggior colpa di questi e dei poteri economici che lo appoggiarono fu aver pianificato e perseguito la riduzione in miseria di milioni e milioni di esseri umani. Il genocidio fu prodromico all’imposizione del modello neoliberale. Videla fece il lavoro sporco disarticolando ogni resistenza sociale, sindacale, culturale.</p>
<p>Nonostante tutto la società argentina mantenne sempre vivi i propri anticorpi democratici. Dopo la caduta della dittatura, il coraggioso Raúl Alfonsín nell’83 istituì la CONADEP (la commissione d’inchiesta sui desaparecidos presieduta da Ernesto Sabato) e dichiarò l’incostituzionalità della Legge N° 22.924 di auto-amnistia firmata dalla Giunta militare poco prima di lasciare il potere. Quindi, con il Decreto 158/83 rese possibile il processo alla giunta. Punire i capi era più facile che perseguire i pesci piccoli. Quello che nell’85 condannò Videla all’ergastolo fu un processo di capitale importanza perché le Nazioni Unite recepissero la «sparizione forzata» di persone come violazione dei diritti umani. Prima non era così. Purtroppo era solo il primo round. Nel ‘90 il regime neoliberale di Carlos Menem avrebbe indultato Videla e gli altri, dopo aver messo un punto finale legislativo sulle violazioni dei diritti umani.</p>
<p>Fu il crollo inglorioso dell’Argentina neoliberale, alla fine del 2001, a riaprire la partita e portare al ribaltamento della politica dei diritti umani in un paese che aveva visto dilagare l’impunità dalla violazione dei diritti umani a qualunque altro contesto.  Si è trattato del trionfo di trent’anni di battaglia per la verità e la giustizia portata avanti dal coraggio dello spezzone più avanzato della società argentina, simboleggiato dalle madri di Plaza de Mayo, che solo dopo la fine del regime neoliberale trovò la forza di farsi governo con la sinistra peronista dei Kirchner. Così l’Argentina recuperò una politica dei diritti umani encomiabile e tra le più avanzate al mondo. Già nel suo discorso d’insediamento Néstor mise le cose in chiaro: «Siamo i figli delle Madri e delle Nonne di Plaza de Mayo, e per questo motivo insistiamo nell’appoggiare costantemente il rafforzamento del sistema di protezione dei diritti umani, ed il processo e la condanna di quelli che li violino».</p>
<p>Non faceva propaganda il «flaco de la JP», il ragazzo della gioventù peronista massacrata da Videla divenuto presidente. Nel giro di pochi mesi smantellò per intero il contesto d’impunità e le leggi di Punto Finale e di Obbedienza Dovuta furono dichiarate dal Congresso «insanabilmente nulle».</p>
<p>Il primo a essere condannato fu il sinistro Miguel Etchecolatz, capo della polizia di Buenos Aires e responsabile di 21 campi di concentramento clandestini. Nei confronti di Etchecolatz per la prima volta in una sentenza in Argentina fu scritto che la condanna era emessa per il crimine di «violazioni di diritti umani commesse nel contesto di un genocidio». E così fu condannato il ministro dell’economia e uomo del Fondo Monetario Internazionale della dittatura José Alfredo Martínez De Hoz. Oggi in Argentina vi sono circa 3000 procedimenti penali ancora aperti e circa 650 repressori stanno scontando la loro pena, spesso l’ergastolo, in carceri comuni. Tra questi Jorge Videla che, ripristinata la sentenza dell’85, era già un ergastolano. Un altro ergastolo gli toccò per il piano sistematico di sottrazione di minori. Nello specifico per il sequestro di 18 bambini. Un terzo per l’assassinio di prigionieri politici a Cordoba. Infine era in dirittura d’arrivo la condanna per la sua responsabilità diretta nel Piano Condor, l’internazionale del Terrorismo di Stato che coinvolse tutti i regimi latinoamericani con il coordinamento di Washington.</p>
<p>Muore in carcere e da genocida Jorge Videla affogando nel rancore e nell&#8217;odio che nutriva per la società, per la diversità, per la bellezza. Non sono molti i paesi che, come invece può fare l&#8217;Argentina, possono dire di aver fatto i conti col proprio passato ed è per questo che il suo corpo di canaglia può marcire lasciando noi in pace. Per quanti passi ancora vadano fatti per rafforzare e difendere i diritti umani, in Argentina, in America latina, nel mondo, la morte di Videla non lascia un sapore amaro come quella dell’impune Pinochet, che pure dovette farsi passare per demente per sfuggire al processo. Con Videla giustizia è stata fatta.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23148-jorge-videla-crimini-e-morte-di-un-genocida-neoliberale/">Jorge Videla, crimini e morte di un genocida neoliberale</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p><div class="feedflare">
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		<title>Contro l’omofobia</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 14:59:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[omofobia]]></category>

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<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23145-contro-lomofobia/">Contro l&#8217;omofobia</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p><div class="feedflare">
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		<title>«A sparare è stato un italiano…»</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 09:05:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>«A sparare è stato un italiano di 36 anni», si sente in obbligo di spiegare -probabilmente senza malizia- il titolista di Repubblica online. Ma in quella spiegazione, totalmente fuori contesto eppure così significativa, c&#8217;è il pozzo senza fondo di un paese impiccato, dal quotidiano più venduto al TG più visto fino all&#8217;ultimo bar di periferia, alla [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23138-a-sparare-e-stato-un-italiano/">«A sparare è stato un italiano&#8230;»</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/05/italiano2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-23139" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" alt="italiano" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/05/italiano2.jpg" width="622" height="168" /></a></p>
<p style="text-align: left;">«A sparare è stato un italiano di 36 anni», si sente in obbligo di spiegare -probabilmente senza malizia- il titolista di Repubblica online. Ma in quella spiegazione, totalmente fuori contesto eppure così significativa, c&#8217;è il pozzo senza fondo di un paese impiccato, dal quotidiano più venduto al TG più visto fino all&#8217;ultimo bar di periferia, alla logica del &#8220;noi e loro&#8221;. È la logica dell&#8217;aver accettato di introiettare nella cultura stessa del paese il fiele di chi pretende -incassando dividendi- di attribuire ogni cosa non a chi l&#8217;ha commessa ma ad una razza, una cultura, un colore.</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-23138"></span>È significativa l&#8217;immigrazione rispetto alla crisi strutturale del modello economico vigente? È significativa rispetto ad un conflitto lavorativo e ad un gesto violento di un lavoratore licenziato? È possibile che mezzo paese faccia una bandiera del rifiutare qualunque tipo di integrazione? È possibile che mezzo paese si senta oltraggiato dall&#8217;idea che i compagni di scuola dei propri figli possano essere uguali ai loro?</p>
<p style="text-align: left;">È possibile che perfino gli stupri, perfino la follia, come nel caso di Niguarda, debbano avere un colore e che tale colore possa essere strumentalizzato per campagne d&#8217;odio? È possibile che sia necessario specificare che l&#8217;assassino è italiano quasi come un&#8217;attenuante culturale mentre se l&#8217;assassino è ghanese o rumeno questa è un&#8217;aggravante per l&#8217;allarme sociale che il suo gesto individuale crea? È possibile che tutti, destra e sinistra, di fronte ad alcuni reati comuni, commessi indifferentemente da italiani e stranieri, guardino con speranza all&#8217;origine del delinquente, i primi per lasciar sfogare la loro foia di odio, i secondi per tirare un sospiro di sollievo?</p>
<p style="text-align: left;">È possibile che l&#8217;agenda pubblica di questo paese sia da vent&#8217;anni incatenata -legittimandola- alla turba mentale dei razzisti che ogni volta che incontrano un essere umano stanno a misurarne i tratti somatici, il colore della pelle, l&#8217;accento, per poi scaricarvi contro la loro frustrazione? È possibile non vedere chi capitalizza giorno per giorno i dividendi politici di queste campagne d&#8217;odio in termini di conservazione sociale? Son passati molti anni da quando l&#8217;MSI faceva campagne allo slogan «prima gli italiani» e un po&#8217; meno dal retorico fardello dell&#8217;uomo bianco dell&#8217;«aiutiamoli a casa loro» leghista. Oggi -dopo vent&#8217;anni di nessuna integrazione- tutti i veli sono caduti. Le classi dirigenti non hanno redistribuito tra italiani e non hanno aiutato nessuno a casa loro. Hanno continuato ad usare l&#8217;immigrazione -fomentando odio, livore, dolore, ingiustizia- per sviare l&#8217;opinione pubblica dal prendere atto che il loro unico progetto è dividere le classi popolari nazionali e immigrate, che hanno esattamente gli stessi interessi e sono artificialmente tenute da due parti diverse della barricata, per continuare a imperare.</p>
<p style="text-align: left;">Fino a quando non avremo messo in un angolo, completamente delegittimato, messo a tacere -perché il razzismo NON è libertà d&#8217;espressione- ogni laido livore, ogni strumentalizzazione, ogni sillaba pronunciata dai nostri ku-klux-klan in camicia verde o nera per coprire gli interessi dei colletti bianchi, non riusciremo neanche a cominciare a parlare d&#8217;integrazione. E senza integrazione questo paese non si salverà mai.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23138-a-sparare-e-stato-un-italiano/">«A sparare è stato un italiano&#8230;»</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p><div class="feedflare">
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		<title>Storico in Guatemala: l’ex dittatore Efraín Ríos Montt condannato per genocidio</title>
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		<pubDate>Sat, 11 May 2013 05:35:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Guatemala]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Lenta ma viene la giustizia anche nei paesi dove meno si pensava potesse arrivare. Ieri in Guatemala l&#8217;ex-dittatore Efraín Ríos Montt è stato condannato a 80 anni di carcere per genocidio e violazioni dei diritti umani al termine di un processo iniziato nel gennaio 2012. Soprattutto, per la prima volta, una sentenza conferma quanto sostenuto [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23104-storico-in-guatemala-lex-dittatore-efrain-rios-montt-condannato-per-genocidio/">Storico in Guatemala: l&#8217;ex dittatore Efraín Ríos Montt condannato per genocidio</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/05/riosmontt.jpg"><img class="size-full wp-image-23105 alignleft" style="margin: 10px;" alt="riosmontt" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/05/riosmontt.jpg" width="413" height="378" /></a>Lenta ma viene la giustizia anche nei paesi dove meno si pensava potesse arrivare. Ieri in Guatemala l&#8217;ex-dittatore Efraín Ríos Montt è stato condannato a 80 anni di carcere per genocidio e violazioni dei diritti umani al termine di un processo iniziato nel gennaio 2012. Soprattutto, per la prima volta, una sentenza conferma quanto sostenuto dall&#8217;ONU e dalla chiesa cattolica: sì, in Guatemala vi fu un genocidio costato la vita ad almeno 200.000 persone.<span id="more-23104"></span></p>
<p>Nello specifico del processo Ríos Montt è stato condannato come mandante di 15 massacri commessi dall&#8217;esercito. Questi costarono la vita a 1.771 indigeni maya-ixiles nel dipartimento del Quiché, nel nord del paese, avvenuti tra il 1982 e il 1983 durante il suo regime. Al processo ha assistito la premio Nobel Rigoberta Menchú, anch&#8217;essa di etnia Quiché e vittima del genocidio. A Ríos Montt, che si dichiara innocente e considera illegale il tribunale, sono stati anche revocati gli arresti domiciliari ai quali sottostava da oltre un anno, ed è stato trasferito in un carcere di massima sicurezza.</p>
<p>La sentenza è di portata storica per molti motivi, dalla breccia nell&#8217;impunità di un paese particolarmente ingiusto, al valore riparatorio per le vittime, al riconoscimento storico di quella che non fu guerra civile ma genocidio. Ríos Montt è colpevole di aver ordinato la politica di &#8220;terra bruciata&#8221; su popolazioni indigene inermi, accusate di aver collaborato con la guerriglia di sinistra dell&#8217;URNG. Durante il processo oltre cento testimoni, vestiti nei tradizionali colori dei popoli indigeni guatemaltechi, hanno dettagliato orrori inenarrabili, torture, assassini indiscriminati, stupri. Ciò avvenne nel momento più brutale di un conflitto sanguinoso iniziato col rovesciamento voluto dagli Stati Uniti del governo democratico di Jacobo Árbenz nel 1954, dagli Stati Uniti appoggiato in tutti i suoi passaggi più brutali e terminato solo nel 1996. Inizialmente il processo contro Ríos Montt prendeva in esame 266 massacri. L&#8217;avvicendarsi dei testimoni, soprattutto donne umilissime, che hanno raccontato soprattutto gli stupri sistematici, 1.400 dei quali erano oggetto del processo, è stato in sé uno degli aspetti più importanti del giudizio celebrato: per la prima volta erano chiamate a far sentire la loro voce, per la prima volta potevano sperare di essere credute. «L&#8217;ordine era &#8211; ha testimoniato con coraggio una donna allora adolescente &#8211; che prima fossimo stuprate dai soldati sani, e solo alla fine da quelli ammalati di sifilide e gonorrea. Soprattutto le più giovani di noi e le bambine non sopravvivevano».</p>
<p>Per il paese centroamericano è un momento storico. Pastore evangelico, Ríos Montt è considerato anche il principale impulsore locale della penetrazione protestante nel paese e, anche dopo la fine del suo regime militare, ha continuato ad essere uno degli uomini più potenti del paese. Nel 2000 aveva fondato il Frente Republicano Guatemalteco (FRG), e nel 2003 era riuscito a candidarsi alla presidenza della repubblica ottenendo il 20% dei voti. L&#8217;attuale capo dello Stato, Otto Pérez Molina, anch&#8217;egli militare e coinvolto -sia pure con minore responsabilità- nella repressione, ha sostenuto che il governo rispetterà la sentenza e ha voluto risaltare i passi avanti del paese «20 anni fa questo processo non sarebbe stato neanche pensabile». Pérez ammette che in Guatemala vi furono violazioni dei diritti umani, ma nega che vi fu un genocidio, come invece, finalmente, la sentenza storica di ieri stabilisce.</p>
<p>Sull&#8217;altro fronte per Hellen Mack, sorella di Myrna Mack (qui la <a href="http://www.myrnamack.org.gt/index.php/biografias/myrnamack" target="_blank">biografia</a>), la grande antropologa assassinata nel 1990 proprio per le sue ricerche sul genocidio, il processo e la condanna di Ríos marcano un passaggio storico: «per la prima volta gli indigeni hanno potuto far sentire la propria voce. Per la prima volta hanno potuto pensare che il parlare avesse un senso. Per la prima volta hanno sentito che è possibile arrivare alla verità e alla giustizia». È una verità e una giustizia a lungo cancellata inascoltata anche dal complesso mediatico monopolista internazionale, che ha preferito privilegiare la versione ufficiale da guerra fredda della necessità della difesa dello Stato. Mentivano ed erano complici dei carnefici. Nel paese centroamericano, come ha sostenuto per decenni l&#8217;azione instancabile di molti tra i quali Rigoberta Menchú e molti sacerdoti e suore cattoliche che hanno collaborato alla scrittura dei quattro preziosissimi volumi del «Nunca Más» (costato tra i tanti la vita a <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/1820-a-dieci-anni-dallassassinio-di-juan-jos-gerardi-in-guatemala/" target="_blank">Juan Gerardi</a>) come comincia oggi ad essere confermato da sentenze, vi fu un deliberato genocidio.</p>
<p>Leggi anche: <a title="Permanent Link to Guatemala, testimonianza dall’impunità" href="http://www.gennarocarotenuto.it/12306-guatemala-testimonianza-dallimpunita/" rel="bookmark">Guatemala, testimonianza dall’impunità</a></p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23104-storico-in-guatemala-lex-dittatore-efrain-rios-montt-condannato-per-genocidio/">Storico in Guatemala: l&#8217;ex dittatore Efraín Ríos Montt condannato per genocidio</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p><div class="feedflare">
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		<title>Quella volta che incontrai Giulio Andreotti…</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 20:33:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Incontrai Giulio Andreotti nel 1996 o nel 1997. Era già senatore a vita e c&#8217;era già una certa distanza rispetto al periodo di massimo potere politico. Rispetto al Belzebù che poteva per me incarnare tutti i mali della prima Repubblica, era già privo delle parafernalia del potere. Disinnescato, in qualche modo, nel mio immaginario che [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23093-incontrai-giulio-andreotti-spagna-italia/">Quella volta che incontrai Giulio Andreotti&#8230;</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/05/Andreotti.jpg"><img class="size-full wp-image-23094 aligncenter" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" alt="Andreotti" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/05/Andreotti.jpg" width="471" height="343" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Incontrai Giulio Andreotti nel 1996 o nel 1997. Era già senatore a vita e c&#8217;era già una certa distanza rispetto al periodo di massimo potere politico. Rispetto al Belzebù che poteva per me incarnare tutti i mali della prima Repubblica, era già privo delle parafernalia del potere. Disinnescato, in qualche modo, nel mio immaginario che già vedeva nel satrapo lombardo la dissoluzione dei valori  repubblicani. Fu gentile, cortese, disponibile, inappuntabile. Mi accolse sulla porta, mi diede la mano, mi fece accomodare. Ricordo uno studio più piccolo di quello che mi aspettassi, pieno di mobili di legno scuro, ma è un ricordo sbiadito. L&#8217;incontro, per lui totalmente di routine, fu breve e completamente incentrato sull&#8217;oggetto per il quale mi era stato concesso: il suo viaggio a Madrid, ufficialmente per quella che sarebbe stata l&#8217;ultima partita in azzurro del Grande Torino, perito a Superga poco più di un mese dopo. In realtà era il primo di un dirigente politico dell&#8217;Europa Occidentale nella Spagna franchista sopravvissuta alla caduta del fascismo e del nazismo. Andreotti, tra le polemiche, doveva cominciare a regolarizzare le relazioni tra la «virginale Repubblica» italiana, la Spagna franchista dove contavano meno i falangisti e prendevano già piede i tecnocrati dell&#8217;Opus Dei. Andreotti ricordava perfettamente ogni dettaglio, fu preciso e, apparentemente, non reticente.<span id="more-23093"></span></p>
<p>A pochi mesi dall&#8217;anno santo 1950 le parole d&#8217;ordine erano la «latinità» e l&#8217;«anticomunismo» che prendevano il posto della «democrazia». Avevo chiesto di incontrarlo perché negli archivi sia romani che madrileni che londinesi qualcosa non tornava e molti documenti mancavano. Gli inglesi si erano interessati di quel viaggio, che ufficialmente era giustificato da Alcide De Gasperi per motivi calcistici, senza riuscire a sapere chi Andreotti avesse incontrato. E Andreotti mi rivela che oltre a Carrero Blanco, con il quale assiste alla partita, aveva incontrato in grande riservatezza il ministro degli esteri Martín Artajo e il nunzio apostolico Cicognani. Dalle parole di Andreotti potei capire il vuoto nella cartella del Public Record Office di Londra. Artajo mostrò ad Andreotti come gli inglesi, che a parole inducevano gli italiani a continuare ad isolare la Spagna, stavano invece profittando per migliorare le loro posizioni commerciali. Fu la svolta. Da allora in avanti si andrà spediti verso la normalizzazione delle relazioni. Mi alzai, tornai a stringergli la mano, non una stretta virile ma neanche melliflua. Uscii convinto che mi avesse detto tutto. Per quello era Andreotti.</p>
<p>Di seguito il paragrafo -inedito- sul viaggio di Andreotti della mia tesi dottorale, discussa a Valencia nel 1997. A questo <a href="http://www.youtube.com/watch?v=6ST1_ZcvRjg" target="_blank">link </a>il cinegiornale sulla partita.</p>
<h2>Spagna-Italia 1-3</h2>
<p>L’anno 1949 può considerarsi quello dell’imbocco della dirittura d’arrivo della pacifica convivenza, all’interno del blocco delle democrazie occidentale, della dittatura spagnola. In Gran Bretagna Bevin, ammalato, lascia il numero 10 di Downing Street ancora prima delle elezioni. La nascente Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, della quale la Spagna non fa parte, la considera comunque parte organica del sistema difensivo occidentale. Il 13 luglio Pio XII scomunica i comunisti, confermando la giustezza della linea scelta a suo tempo da Franco di contrapposizione frontale al nemico che viene dalle steppe.</p>
<p>Dal punto di vista delle relazioni economiche italo-spagnole si assiste con la massima, ma forse giusta pompa, all’inaugurazione del primo stabilimento della SEAT in Catalogna<a title="" href="file:///C:/Gennaro/Universit%C3%A0/Old/Dottorato/Tesi/80Ab.doc#_ftn1">[1]</a>. Si avvia così anche in Spagna, con la produzione di un’utilitaria quale la 600 e sia pure in tempi più lunghi che in Italia, l’era dai forti contenuti modernizzanti per l’immaginario collettivo della motorizzazione di tutta la società. Un’inaugurazione che, se da un lato contribuisce a rendere per decenni molto simile il panorama automobilistico dei due paesi, dall’altro rafforza la presenza di alcuni dei più grandi gruppi italiani in Spagna, Olivetti, Pirelli, Snia-Viscosa, Montecatini, BNL, Piaggio, Eni, Finmeccanica, oltre alla stessa Fiat, come la maggior parte delle imprese sunnominate già attiva dall’anteguerra<a title="" href="file:///C:/Gennaro/Universit%C3%A0/Old/Dottorato/Tesi/80Ab.doc#_ftn2">[2]</a>, sono presenti nel paese iberico dove si giunge all’ennesimo nuovo trattato commerciale. In novembre la firma di quest’ultimo, oramai il reinserimento del mercato spagnolo è cosa fatta, serve a far da sponda alle aspirazioni franchiste e di Martín Artajo in particolare di poter sedere alla stessa tavola, l’attività vaticana in tal senso è massima, senza vergogna con i rappresentanti degli altri paesi che a quel punto non si qualificano più per la democrazia ma per l’anticomunismo di una guerra fredda oramai precipitata.</p>
<p>Il 1949 è però soprattutto anno di attività a tutto campo per la diplomazia vaticana in vista dell’Anno Santo 1950. Tra le priorità vaticane dell’epoca vi è quella di giungere all’internazionalizzazione di Gerusalemme in aperta contrapposizione con le Nazioni Unite, con Israele e con gli Stati Uniti. La questione viene utilizzata per promuovere ulteriori avvicinamenti tra i paesi cattolici, Spagna ed Italia in primo luogo. In aprile<a title="" href="file:///C:/Gennaro/Universit%C3%A0/Old/Dottorato/Tesi/80Ab.doc#_ftn3">[3]</a>, proprio su stimolo vaticano, si propone un incontro tra Sangróniz ed il direttore generale per gli Affari Politici della Farnesina, Zoppi, che poi sarà a Londra, per studiare una posizione comune sulla questione. Il mese successivo la questione viene portata a più alto livello. Il falangista Ibáñez Martín, ministro dell’Educazione è a Roma dove vede con grande successo, a sentire Suárez<a title="" href="file:///C:/Gennaro/Universit%C3%A0/Old/Dottorato/Tesi/80Ab.doc#_ftn4">[4]</a>, sia Alcide De Gasperi che il suo omologo Gonella.</p>
<p>Immediatamente prima della visita a Roma del Ministro dell’Educazione di Franco, vi è un altro viaggio che intriga l’attenzione nostra e del Foreign Office<a title="" href="file:///C:/Gennaro/Universit%C3%A0/Old/Dottorato/Tesi/80Ab.doc#_ftn5">[5]</a> che ne chiede informazioni, le risposte sono andate distrutte in circostanze anomale rispetto alle normali procedure<a title="" href="file:///C:/Gennaro/Universit%C3%A0/Old/Dottorato/Tesi/80Ab.doc#_ftn6">[6]</a>, alle sue sedi diplomatiche a Madrid e Roma. E’ un viaggio dell’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giulio Andreotti che, <i>utilizzando l’occasione della partita di calcio Spagna-Italia</i><a title="" href="file:///C:/Gennaro/Universit%C3%A0/Old/Dottorato/Tesi/80Ab.doc#_ftn7">[7]</a>, viene inviato da De Gasperi ad esaminare sul posto la situazione. Chi vede Andreotti, si domandano curiosi gli inglesi, durante cinque giorni di permanenza a Madrid? Andreotti, <i>ch’è tifoso</i>, afferma De Gasperi alla Camera in risposta ad una interrogazione parlamentare dove nega ogni valenza politica per il viaggio del suo più immediato collaboratore, giunge a Madrid con il volo Roma-Barcellona-Madrid di venerdì 25 marzo.</p>
<p>La partita è un grande evento sportivo che batte tutti i record di incasso e di affluenza allo stadio di Chamartín. Vince l’Italia capitanata da Valentino Mazzola per 3 ad 1 ed è una delle ultime apparizioni in maglia azzurra del «grande Torino» che di lì a poco perisce nel disastro aereo di Superga. L’Italia è ancora campione del mondo in carica, sono passati undici anni però dai mondiali francesi del 1938 e la stampa spagnola riconosce nei grandi spazi dedicati all’evento la superiorità della squadra italiana<a title="" href="file:///C:/Gennaro/Universit%C3%A0/Old/Dottorato/Tesi/80Ab.doc#_ftn8">[8]</a>. Segnano Lorenzi, Carapellese ed Amadei e per la Spagna Gaínza su rigore. Scendono in campo, per l’Italia: Bacigalupo, Ballarin, Rigamonti, Becattini, Annovazzi, Castigliano, Menti, Lorenzi, Amadei, Mazzola e Carapellese; per la Spagna: Eizaguirre, Riera, Aparicio, Lozano, Gonzalvo III, Puchades, Epi, Silva, Zarra, Hernández (César) e Gaínza.</p>
<p>All’incontro il politico italiano assiste e dichiara all’<i>ABC</i><a title="" href="file:///C:/Gennaro/Universit%C3%A0/Old/Dottorato/Tesi/80Ab.doc#_ftn9">[9]</a> con non pregnante incisività: <i>ha ganado el mejor conjunto, y reconozco la valía del equipo adversario, entre cuyos adversarios hay algunos realmente extraordinarios</i><a title="" href="file:///C:/Gennaro/Universit%C3%A0/Old/Dottorato/Tesi/80Ab.doc#_ftn10">[10]</a>. Forse è più interessato, noi con lui, alla discussione con il suo omologo Carrero Blanco accanto al quale assiste all’incontro. Nella biografia di questi, Javier Tusell scrive che nessuno si sbaglia di più su Carrero quanto Andreotti che lo descrive come un falangista radicale<a title="" href="file:///C:/Gennaro/Universit%C3%A0/Old/Dottorato/Tesi/80Ab.doc#_ftn11">[11]</a>.</p>
<p>Il politico democristiano ci ricorda <i>la forte spinta a non normalizzare</i> le relazioni italo-spagnole che viene, è interessante per noi, non solo dagli ambienti antifascisti italiani, ma anche <i>dalle garbate pressioni degli Alleati</i>. L’incontro più importante del quale si riferisce è però, si ricollega con quanto appena affermato, quello con Alberto Martín Artajo. Il Ministro degli Esteri fornisce <i>l’elenco di delegazioni economico-commerciali in visita allora in Spagna, di provenienza proprio dai Paesi che più ci invitavano a mantenere le distanze dalla Spagna</i>. Il riferimento si fa scoperto alla Gran Bretagna. Dunque gli inglesi, che un lustro innanzi utilizzano proprio il canale spagnolo per riattivare il paralizzato interscambio italiano, sviano ora, con fini che appaiono più economici che politici, ma abbiamo fatto cenno al seguitare dei distinguo del governo Bevin, l’Italia da un più repentino avvicinamento. Le parole di Martín Artajo, già convincenti per Andreotti, sono confermate e rafforzate da un ulteriore incontro con il nunzio apostolico monsignor Gaetano Cicognani. Dal punto di vista della pubblicità e spettacolarità della politica quello che però più conta è il concordare il viaggio a Roma in occasione dell’Anno Santo sia del Ministro degli Esteri, Martín Artajo, sia della venuta a lucrare il giubileo di donna Carmen, consorte del Caudillo, per la indisturbata permanenza della quale il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio si assume la personale responsabilità.</p>
<div>
<p>&nbsp;</p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Gennaro/Universit%C3%A0/Old/Dottorato/Tesi/80Ab.doc#_ftnref1">[1]</a> L. Suárez Fernández, <i>cit</i>, Tomo IV p. 348.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Gennaro/Universit%C3%A0/Old/Dottorato/Tesi/80Ab.doc#_ftnref2">[2]</a> A. Viñas, <i>Política comercial&#8230; cit</i>, p. 379.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Gennaro/Universit%C3%A0/Old/Dottorato/Tesi/80Ab.doc#_ftnref3">[3]</a> L. Suárez Fernández, <i>cit</i>, Tomo IV p. 339.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Gennaro/Universit%C3%A0/Old/Dottorato/Tesi/80Ab.doc#_ftnref4">[4]</a> L. Suárez Fernández, <i>cit</i>, Tomo IV p. 340.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Gennaro/Universit%C3%A0/Old/Dottorato/Tesi/80Ab.doc#_ftnref5">[5]</a> PRO FO-371?79326?Z3138, da Foreign Office a Ambasciata Britannica a Madrid, Londra, 21 aprile 1949.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Gennaro/Universit%C3%A0/Old/Dottorato/Tesi/80Ab.doc#_ftnref6">[6]</a> PRO FO-371?79326?Z3605 e Z3682 sono le collocazioni di documenti non più esistenti nonostante la loro collocazione tra quelli reperibili.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Gennaro/Universit%C3%A0/Old/Dottorato/Tesi/80Ab.doc#_ftnref7">[7]</a> Intervista dell’autore al Senatore Giulio Andreotti. I corsivi sono testuali da questa.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Gennaro/Universit%C3%A0/Old/Dottorato/Tesi/80Ab.doc#_ftnref8">[8]</a> <i>ABC</i>, «El equipo nacional italiano, actual campeon del mundo, venció a la selección española por tres goles a uno», Madrid, 29 marzo 1949, pp. 15-18 e foto in copertina e nella nota grafica.</p>
</div>
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<p><a title="" href="file:///C:/Gennaro/Universit%C3%A0/Old/Dottorato/Tesi/80Ab.doc#_ftnref9">[9]</a> <i>ABC</i>, «Llegada de aviones con aficionados para presenciar el partido», Madrid, 26 marzo 1949, p. 21.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Gennaro/Universit%C3%A0/Old/Dottorato/Tesi/80Ab.doc#_ftnref10">[10]</a> <i>ABC</i>, «Algunas opiniones», Madrid, 29 marzo 1949, p. 18.</p>
</div>
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<p><a title="" href="file:///C:/Gennaro/Universit%C3%A0/Old/Dottorato/Tesi/80Ab.doc#_ftnref11">[11]</a> J. Tusell, <i>Carrero</i><i>, La eminencia gris del régimen de Franco</i>, Madrid 1993, p. 458.</p>
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<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23093-incontrai-giulio-andreotti-spagna-italia/">Quella volta che incontrai Giulio Andreotti&#8230;</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p><div class="feedflare">
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		<title>Il Corriere della Sera condannato: aveva diffamato la presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2013 10:47:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Fern]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>A volte c&#8217;è un giudice a Berlino. Il &#8220;Corriere della Sera&#8221; è stato condannato per diffamazione nei confronti della presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner. In un&#8217;articolo del 2008 il quotidiano milanese aveva creato ad arte un danno d&#8217;immagine alla presidente attribuendole in maniera strumentale un fantomatico shopping nel centro di Roma dove si trovava [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23074-corriere-diffamato-cristina-kirchner/">Il Corriere della Sera condannato: aveva diffamato la presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/05/225px-Cristinakirchnermensaje2010.jpg"><img class="size-full wp-image-23077 alignleft" style="margin: 10px;" alt="225px-Cristinakirchnermensaje2010" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/05/225px-Cristinakirchnermensaje2010.jpg" width="225" height="299" /></a>A volte c&#8217;è un giudice a Berlino. Il &#8220;Corriere della Sera&#8221; è stato condannato per diffamazione nei confronti della presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner. In un&#8217;articolo del 2008 il quotidiano milanese aveva creato ad arte un danno d&#8217;immagine alla presidente attribuendole in maniera strumentale un fantomatico shopping nel centro di Roma dove si trovava per il vertice FAO sulla fame. Peccato che Cristina non era ancora arrivata nella capitale italiana.<span id="more-23074"></span></p>
<p>La costruzione della nota (che non sembra più disponibile in Rete) era di quelle che questo sito ha contestato centinaia di volte: falsa, tendenziosa, offensiva, irridente, intrisa di pregiudizi antilatinoamericani, diffamatoria verso chi sta cercando di risollevare un continente dal disastro imposto dall&#8217;Occidente con il neoliberismo e che viene messo alla berlina proprio perché osa criticare le imposizioni dell&#8217;FMI. L&#8217;articolo, si legge nella sentenza, fomentava con malizia l&#8217;idea falsa di cinismo della presidente, impegnata nello shopping compulsivo di gioielli e altri prodotti di lusso: &#8220;Fame nel mondo e dolce vita&#8221; s&#8217;intitolava l&#8217;articolo dall&#8217;evidente fine denigratorio. L&#8217;articolo fu utilizzato anche dalla stampa argentina per attaccare la presidente e in particolare dal giornale di destra La Nación con il quale il Corriere ha un accordo di collaborazione che molte volte ha comportato la diffamazione di dirigenti politici latinoamericani. Il Corriere della Sera, come buona parte del sistema mediatico monopolista italiano, ha molti conti in sospeso contro il governo democratico argentino e si è inoltre espresso apertamente contro i processi per violazioni di diritti umani e la condanna di torturatori, assassini e ladri di bambini del regime civico-militare argentino resi possibili dall&#8217;annullamento delle leggi per l&#8217;impunità volute dal regime neoliberale e cancellate da Néstor Kirchner.</p>
<p>Subito dopo l&#8217;articolo diffamatorio fu chiaro l&#8217;abbaglio ma il Corriere, sollecitato, rifiutò di rettificare. Era ampiamente dimostrato che Cristina Fernández non era neanche a Roma il giorno in cui il Corriere della Sera le attribuiva un dettagliato giro in alcuni dei più lussuosi negozi romani terminata in una costosa cena privata. Vi sarebbe giunta, per la prima volta in vita sua, solo 48 ore dopo. Lo scorso 29 novembre Cristina Fernández ha testimoniato davanti ai giudici romani dettagliando il suo soggiorno che non lasciò alcuno spazio ad attività private. Tutto era inventato e tutto tendenzioso per mostrare una presidente intenta in attività frivole e dispendiose al posto di una conferenza sulla fame nel mondo. Ieri la sentenza contro il Corriere della Sera, nella persona della giornalista Fiaschetti e del direttore dell&#8217;epoca Paolo Mieli.</p>
<p>Come è accaduto in centinaia di casi nei confronti di dirigenti politici latinoamericani, e come questo sito ha cercato di documentare da anni, la nostra stampa mainstream si sente in diritto di diffamarli impunemente andando molto oltre le legittime differenze politiche per scadere nella diffamazione, nella ridicolizzazione o nell&#8217;aperta calunnia. L&#8217;Ambasciata argentina a Roma aveva chiesto una rettifica rispetto all&#8217;articolo in questione senza che il quotidiano italiano si degnasse di rispondere. «Mi sarebbe bastato -ha commentato Cristina- che avessero ammesso di essersi sbagliati. Non mi hanno degnato di una parola». Nel caso di Cristina Kirchner alla diffamazione politica si aggiunge la denigrazione maschilista. In quanto donna lo strumento per attaccarla è attribuirle continuamente comportamenti frivoli arrivando addirittura a rimproverarne l&#8217;avvenenza.</p>
<p>Per chi scrive e per questo sito sentenze come questa sono importantissime e testimoniano quanto necessario sia il lavoro che da anni conduciamo per un&#8217;informazione leale sull&#8217;America latina integrazionista. L&#8217;intera somma del risarcimento, 41.000 Euro, sarà donata all&#8217;ospedale pediatrico della Città de La Plata.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23074-corriere-diffamato-cristina-kirchner/">Il Corriere della Sera condannato: aveva diffamato la presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p><div class="feedflare">
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		<title>Uffa Yoani…</title>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 05:40:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Arianna Ciccone]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Festival Internazionale del Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Perugia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>In queste ore gli organizzatori della protesta contro Yoani Sánchez mi stanno tirando in causa un po&#8217; ovunque con toni rissosi e offensivi: anche io nemico del popolo, evviva! Sono quelli stessi che mi intimavano di boicottare il Festival Internazionale del Giornalismo, quindi non sorprende, non dispera o spaventa ma fa capire meglio le cose. [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23067-uffa-yoani/">Uffa Yoani&#8230;</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In queste ore gli organizzatori della protesta contro Yoani Sánchez mi stanno tirando in causa un po&#8217; ovunque con toni rissosi e offensivi: anche io nemico del popolo, evviva! Sono quelli stessi che mi intimavano di boicottare il Festival Internazionale del Giornalismo, quindi non sorprende, non dispera o spaventa ma fa capire meglio le cose. Brevissimamente:<span id="more-23067"></span></p>
<p>queste persone rivendicano la loro azione perugina ma non vogliono fare i conti né prendersi la responsabilità dell&#8217;evidenza di essere riusciti nell&#8217;impresa di quadruplicare l&#8217;attenzione mediatica su Yoani facendola passare da vittima, lavorando per il re di Prussia e conclamando così le narrazioni mainstream che la descrivono come tale cancellando molti fatti sull&#8217;opacità di Yoani stessa, sulla realtà cubana e sull&#8217;America latina integrazionista.</p>
<p>Lo hanno fatto -a questo punto è evidente- per sfruttare l&#8217;occasione offerta da Arianna Ciccone e dal Festival e potersi accomodare anche loro (di luce riflessa) almeno per cinque minuti al caldo dei riflettori. Indifferenti allo stridente effetto della loro azione, per questi era comunque importante esserci e dimostrare di essere vivi. Per loro travestirsi da strega cattiva e contribuire a rappresentare Yoani come Biancaneve è stata un&#8217;operazione win-win della quale -però- dovrebbero ringraziare Yoani e Arianna.</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23067-uffa-yoani/">Uffa Yoani&#8230;</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p><div class="feedflare">
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		<title>Sulla gazzarra contro Yoani Sánchez a Perugia, a mo’ di chiosa…</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 17:20:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Se Yoani Sánchez è stata bravissima a costruire la propria immagine come una sorta di Biancaneve dell&#8217;opposizione anticubana, chi può essere così stupido da travestirsi da strega cattiva? Chi può minimamente pensare che uno solo dei presenti al Festival del Giornalismo potesse simpatizzare per chi si presentava come aggressore rispetto all&#8217;aggredita? Ci sono poche cose [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23059-gazzarra-yoani-sanchez-a-perugia/">Sulla gazzarra contro Yoani Sánchez a Perugia, a mo&#8217; di chiosa&#8230;</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/04/yoani-300x2253.jpg"><img class="size-full wp-image-23061 alignleft" style="margin: 10px;" alt="yoani-300x225" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/04/yoani-300x2253.jpg" width="300" height="225" /></a>Se Yoani Sánchez è stata bravissima a costruire la propria immagine come una sorta di Biancaneve dell&#8217;opposizione anticubana, chi può essere così stupido da travestirsi da strega cattiva? Chi può minimamente pensare che uno solo dei presenti al Festival del Giornalismo potesse simpatizzare per chi si presentava come aggressore rispetto all&#8217;aggredita?</p>
<p>Ci sono poche cose insopportabili più del &#8220;come volevasi dimostrare&#8221;. Eppure&#8230; Già lo scorso <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/22874-yoani-sanchez-hugo-chavez/" target="_blank">5 aprile</a> avevo avvisato (dissociandomene senza malintesi possibili) dell&#8217;atto di ripudio contro Yoani Sánchez, puntualmente verificatosi in occasione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.<span id="more-23059"></span></p>
<p>Avevo ingenuamente offerto in alternativa la mia disponibilità a tenere a Perugia un seminario universitario sulla figura dello scomparso presidente venezuelano Hugo Chávez, che studio da molti anni e sul quale ritengo di aver molto da dire, sulla recente campagna elettorale, che ho vissuto in prima persona a Caracas, su Nicolás Maduro, che ho avuto occasione di conoscere proprio nel mio ultimo viaggio, magari arricchendolo con le mille conversazioni con amici cubani sulle difficili riforme nell&#8217;isola. Cose complesse, non contenibili in slogan, come non è contenibile in slogan lo iato tra la storia della Cuba di oggi, pienamente parte del processo integrazionista latinoamericano e quella dei vetero-procubani a prescindere. Questi pretenderebbero che Cuba non cambiasse mai in un revanscismo uguale e contrario a quello dei banditi amici di Yoani che stanno a Miami. La differenza è che i primi sono innocui e a Yoani fanno gioco permettendole di passare da vittima. I secondi sono pericolosissimi come testimoniò il caso di Fabio di Celmo, l&#8217;italiano assassinato a Cuba e per l&#8217;assassino del quale nessun governo italiano si è mai degnato di chiedere l&#8217;estradizione.</p>
<p>Hanno preferito cancellare il seminario. Smaniavano per l&#8217;atto di ripudio, che noia un&#8217;occasione di condivisione di conoscenza. E così si sono fatti il loro spettacolino retrò a base di &#8220;yankee go home&#8221; offrendo un pessimo servizio innanzitutto alla Rivoluzione cubana, che può fare a meno di tali pasdaran che ne umiliano la complessità e le persistenti ragioni per riproporre una stantia contrapposizione frontale dalla quale Cuba in ogni modo tenta di sfuggire e che riesce perfino a far fare bella figura ad un personaggio opaco come Yoani Sánchez. Io ovviamente ero già lontano da Perugia, nonostante qualche disinformatore antilatinoamericano abbia provato diffamatoriamente a chiamarmi in causa.</p>
<p>Se Yoani Sánchez è stata bravissima a costruire la propria immagine come una sorta di Biancaneve dell&#8217;opposizione anticubana, chi può essere così stupido da travestirsi da strega cattiva? Chi può minimamente pensare che uno solo dei presenti al Festival del Giornalismo potesse simpatizzare per chi si presentava come aggressore rispetto all&#8217;aggredita? Neanche l&#8217;ultimo dei miei studenti in scienze della comunicazione sarebbe stato così grossolano come i contestatori di Yoani. Neanche il più dogmatico dei difensori cubani della rivoluzione poteva pensare che fosse utile a quella causa il solo fumo del sospetto di voler mettere a tacere Yoani. Chi ha dato il passaporto a Yoani se non il governo cubano? Anche induttivamente come vi salta in mente di impedirle di parlare? Bisognerebbe essere addentro a certi dibattiti, alle sofferte riflessioni di un Abel Prieto e di decine di intellettuali cubani sulla voglia di aprire, di liberare, anche il sistema mediatico e il dramma delle difficoltà di farlo rispetto ad un nemico che resta pericolosissimo.</p>
<p>Rispetto alla cappa oppressiva della disinformazione e della propaganda mainstream contro il grande continente progressista, che contributo credevano di dare i protagonisti della gazzarra della Sala de&#8217; Notari? Rispetto alla verità su quella Yoani che Ruggero Po di Radio Rai chiama &#8220;Olgiata Habanera&#8221;, la ricca signora che fa la dissidente negandosi al telefono e facendo rispondere dalla cameriera credono di avere aggiunto qualcosa? È così che pensate di diffondere informazione contro-egemonica? Sarà il destino cinico e baro il responsabile del fatto che le vostre istanze siano del tutto marginali?</p>
<p>Risultano -e chiudo- particolarmente tristi ed irricevibili le critiche al Festival Internazionale del Giornalismo e ad Arianna Ciccone. Non è forse la rassegna perugina ad aver rotto lo scorso anno il <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23043-perugia-ijf13-le-domande-che-non-potro-fare-a-yoani-sanchez/" target="_blank">neo-maccartismo</a> italiano contro Gianni Minà che ho potuto intervistare nella bella cornice del Teatro del Pavone facendone uno degli eventi chiave del Festival 2012? Arianna Ciccone andava bene lo scorso anno e invece è una nemica del popolo quest&#8217;anno? Ma per favore!</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23059-gazzarra-yoani-sanchez-a-perugia/">Sulla gazzarra contro Yoani Sánchez a Perugia, a mo&#8217; di chiosa&#8230;</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p><div class="feedflare">
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		<title>Ecco chi ha armato la mano al sicario di Palazzo Chigi</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 10:03:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160; La Repubblica segnala la risposta di un carabiniere alle pelose parole di solidarietà di Maurizio Gasparri al carabiniere ferito a Palazzo Chigi. Come non essere d&#8217;accordo? Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it</p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23056-ecco-chi-ha-armato-mano-al-sicario-di-palazzo-chigi/">Ecco chi ha armato la mano al sicario di Palazzo Chigi</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/04/sicario.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-23057" alt="sicario" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/04/sicario.jpg" width="696" height="660" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La <a href="http://www.repubblica.it/politica/2013/04/29/foto/gasparri_il_carabiniere_risponde_alla_provocazione_e_il_web_lo_segue-57727419/1/?ref=HREA-1#1" target="_blank">Repubblica </a>segnala la risposta di un carabiniere alle pelose parole di solidarietà di Maurizio Gasparri al carabiniere ferito a Palazzo Chigi. Come non essere d&#8217;accordo?</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23056-ecco-chi-ha-armato-mano-al-sicario-di-palazzo-chigi/">Ecco chi ha armato la mano al sicario di Palazzo Chigi</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p><div class="feedflare">
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		<title>Perugia, #IJF13, le domande che non potrò fare a Yoani Sánchez</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 14:47:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>No, non ho alcuna intenzione di boicottare il Festival Internazionale del Giornalismo, come da più parti mi chiedono anche con modi bruschi, per la presenza di Yoani Sánchez (nella foto con José María Aznar). I motivi sono due: ho in programma domenica un panel che considero forse il più significativo da quando partecipo con piacere e [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23043-perugia-ijf13-le-domande-che-non-potro-fare-a-yoani-sanchez/">Perugia, #IJF13, le domande che non potrò fare a Yoani Sánchez</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/04/aznar-yoani-644x362.jpg"><img class=" wp-image-23044 alignright" style="margin: 10px;" alt="aznar-yoani--644x362" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/04/aznar-yoani-644x362.jpg" width="386" height="217" /></a>No, non ho alcuna intenzione di boicottare il Festival Internazionale del Giornalismo, come da più parti mi chiedono anche con modi bruschi, per la presenza di Yoani Sánchez (nella foto con José María Aznar). I motivi sono due: ho in programma domenica un <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2013/blogs-and-legal-issues" target="_blank">panel</a> che considero forse il più significativo da quando partecipo con piacere e interesse alla rassegna perugina organizzata da Arianna Ciccone; non mi sognerei neanche di pensare –ed è dirimente- che sia desiderabile impedire di parlare a Yoani, pur riservandomi il diritto di criticarla per i motivi che espliciterò in questo articolo.<span id="more-23043"></span></p>
<p>Il panel che propongo quest’anno a Perugia, ragionato fin dall’autunno scorso e che mi sta particolarmente a cuore, mi vedrà confrontare con due specialisti in diritto dell&#8217;informazione, Elda Brogi e Giulio Vigevani. Con loro (loro da giuristi, io da blogger e studioso della storia del giornalismo) parleremo di come da anni i politici, i disinformatori mainstream, i potenti in genere, tengono un fucile a canne mozze puntato sul giornalismo partecipativo, noi blogger, con cause pretestuose per fantasiose e presunte diffamazioni, con richieste di risarcimento a volte milionarie (ma anche qualche migliaio di Euro può bastare) che sono in grado di spezzare la schiena al più motivato di noi. Lo faremo in forma laboratoriale, partendo da esempi e domande concrete. Vi aspettiamo.</p>
<p>Considero l&#8217;IJF una rassegna preziosa, dove molte persone possono incontrarsi, formarsi, discutere. Certo, la &#8220;farandula&#8221; dei big anche nella rassegna perugina è a volte opprimente, pensate al teatrino tutto verticale e senza possibilità di contraddittorio offerto da Gianni Riotta lo scorso anno. Purtroppo considero ciò parte delle regole dell&#8217;infotainment che non permetterebbe agli organizzatori di avere le risorse per invitare centinaia d’informatori spesso anonimi per il pubblico italiano. La parte dell’autocelebrazione del mainstream esiste a Perugia ma è una parte minoritaria del tutto che serve soprattutto a costruire l’evento mediatico. La forza del Festival Internazionale del Giornalismo contribuisce a far capire alle migliaia di persone che girano per le decine di singoli eventi perugini che sotto la semplificazione del gran giornalismo di regime (quello stesso che oggi vuole farci piacere il governo Letta/Gasparri, #resistenza!) esiste una complessità ben più ampia del mondo dell’informazione. È una complessità soprattutto digitale, che chi scrive, modestamente, cerca di spiegare da anni ai propri studenti dell&#8217;Università di Macerata e della Bocconi di Milano. È così che a Perugia sono arrivati -tra i tanti- Hollman Morris dalla Colombia o Anabel Hernández dal Messico, con la quale ebbi l&#8217;onore due anni fa di condividere il tavolo in un evento coordinato da Cecilia Rinaldini.</p>
<p>Lo scorso anno, subito prima di Riotta, Gianni Minà ed io, riempimmo lo stesso teatro del Pavone, dove poco dopo si sarebbe pavoneggiato colui che definì se stesso &#8220;la luce&#8221; e il giornalismo partecipativo &#8220;le tenebre&#8221;. Quando proposi ad Arianna Ciccone il format dell&#8217;intervista a un grande e popolare giornalista come Gianni Minà, ai primi posti delle liste nere del neo-maccartismo mediatico italiano (che va ben oltre gli editti bulgari berlusconiani ed è anzi ben più presente nel giornalismo pseudo-progre) sapendo che io stesso sono inserito in alcune di quelle liste nere, la vidi titubare solo un attimo. «Sono rogne» deve aver legittimamente pensato. Poi si sciolse in un sorriso solare: «si fa». E si fece. In quel prezioso scrigno in pieno Corso Vannucci, avemmo, certificato dal tutto esaurito, la possibilità di parlare esattamente allo stesso numero di persone che avrebbero subito dopo seguito la star del mainstream. Par condicio, se vi par poco, grazie all’IJF.</p>
<p>È questo che mi fa considerare l&#8217;IJF un valore da difendere per studenti, blogger, precari, che travalica la critica al singolo ospite. Pochi giorni fa alla Radio Svizzera avrei dovuto dibattere con Moises Naím, il principe nero dei disinformatori antilatinoamericani (amicone di Riotta, per capirci, e con praterie di spazi in Italia dall’Espresso al Sole). Ero raggiante per l’opportunità che attendevo da anni. Mi considero vittima collaterale delle bombe di Boston che, all’ultimo istante, ribaltarono l’agenda informativa e annullarono il previsto dibattito sul Venezuela quella mattina. Tutto annullato. Pagherei per dibattere con Moises Naím, pagherei per dibattere con Yoani Sánchez, non ho più tempo da perdere per i loro mediocri emuli italiani, i Ciai, i Cavallini, i Cotroneo. Il loro mondo è organizzato all’interno di un sistema gerarchico a tenuta stagna nel quale si sale solo garantendo gli interessi dominanti. Altrimenti no way. È per quello che, con tutti i difetti, il mondo dell’università e della ricerca resta anni luce avanti a quello dei media. Qui le idee restano questionabili, discutibili. Nei media mainstream la battaglia delle idee è un simulacro costruito secondo logiche completamente interne al modello dominante. Stanti così le cose perché mai l’IJF non dovrebbe riconoscere a Yoani il ruolo di opinion leader mondiale a lei assegnato dal mainstream e non stendere il tappeto rosso per invitarla? È l’IJF a doversi porre il problema dell’opacità della costruzione di tale leadership? Non credo.</p>
<p>Il tour mondiale di Yoani è organizzato secondo i canoni mainstream, un unico evento mediatico di propaganda, un format chiuso dove nessun contraddittorio è possibile, il che è bizzarro per chi proviene da un paese dove non c’è libertà di stampa. Non m&#8217;interessano –anzi rifiuto con forza- le azioni di ripudio, forma stantia di protesta, che fanno solo piacere alla Sánchez. Considero non dirimente, anche se è difficile non coglierne la contraddizione che mina la credibilità di una “dissidente”, il fatto che Yoani sia un brand di straordinario successo economico capace di farle guadagnare centinaia di migliaia di dollari (quasi 10.000 al mese, mi risulta, dalla SIP, la padronale della stampa latinoamericana di destra, e da El País di Madrid, senza contare le donazioni e altre prebende) in un paese dove un chirurgo di livello mondiale ne guadagna poche decine al mese. Fatti suoi.</p>
<p>M’interesserebbe di più discutere della detta costruzione di un’opinion leader mondiale come Yoani. Troppi passaggi portano a pensare che questa sia supportata fin dall’inizio da agenzie statunitensi quali Freedom House o il National Endowment for Democracy, dal più importante gruppo mediatico spagnolo, il Grupo Prisa, che edita il quotidiano El País del quale Sánchez è corrispondente, con enormi interessi in America latina e lobbista ufficiale delle multinazionali iberiche nel continente, o i grandi gruppi mediatici privati della regione, tutti di destra e con una fedina penale macchiata dall’appoggio alle peggiori dittature della storia, da Pinochet a Videla. In questo senso, converrà il lettore, Yoani è una blogger molto peculiare, una anti-blogger o, meglio, una blogger mainstream ben lontana dall&#8217;immagine che dà di sé.</p>
<p>In questo senso vanno i miei dubbi principali sul caso Yoani. Il NED, Freedom House, ancora nel solco dell’ “esportazione della democrazia” di George Bush, che tanti disastri ha creato nel decennio passato, tendono a rappresentare mediaticamente paesi lontani da chi legge, come realtà dicotomiche dove l’esistente è da spazzar via a qualunque costo e deve essere sostituito con una pedissequa riproposizione del modello di democrazia propugnato dal neoconservatorismo. Appena 10 giorni fa abbiamo vissuto un tentativo di destabilizzazione del Venezuela costato una decina di morti e operato con tecniche note. Non è forse Henrique Capriles, bianco, giovane e belloccio una versione maschile di Yoani Sánchez, da contrapporre ai trinariciuti lumpen bolivariani? Spurgata da questa riflessione, per la quale evidentemente ci sono molti modi d’intendere la democrazia, qual è la vera faccia di Yoani Sánchez? Va bene per tutti, compresi i progressisti europei, rappresentando un simbolo di libertà e democrazia? O non è piuttosto espressione di una forma specifica di democrazia rappresentativa, non necessariamente desiderabile per un’ampia parte dell’opinione pubblica?</p>
<p>M’interesserebbe allora molto porgere a Yoani domande su questioni delle quali mi risulta che non parli mai. La Rivoluzione cubana è sopravvissuta per un quarto di secolo alla caduta del socialismo reale. Non ci sono delle ragioni endogene nella persistenza di quel modello? A Cuba tutto sta cambiando rapidamente, con il grande ruolo svolto dall’America latina integrazionista, dal Brasile, dal Venezuela, ma questo non sembra soddisfare mai né lei né gli Stati Uniti mentre tutto il resto del mondo ha da tempo normalizzato le relazioni con l’isola. Per lei Cuba dovrà essere un pezzo della Patria Grande latinoamericana che si sta costruendo o l’ultimo avamposto occidentale in una nuova guerra fredda contro il grande continente progressista?</p>
<p>Perché Yoani contribuisce alla costruzione di una rappresentazione falsa d’immobilità dell’isola che è la rappresentazione di chi preconizza un&#8217;uscita dalla rivoluzione attraverso una guerra civile o un intervento militare straniero per riportare a Cuba la democrazia (neo)liberale o di quello delle riforme? Quale Cuba vuole domani un’opinion leader come Yoani? Vuole la Cuba che sognano i revanscisti di Miami e il partito repubblicano statunitense riportando indietro l’orologio di mezzo secolo o vuole un’altra Cuba possibile come parte viva dell’America latina?</p>
<p>La blogger con l’immagine di donna fragile ma capace di tenere testa ad un regime tirannico con la forza dei suoi tweet è conciliabile con quella che due settimane fa a Miami ha stretto la mano all’assassino materiale di Ernesto Che Guevara (un prigioniero ferito, legato, inerme)? È andata per errore la settimana scorsa in Argentina, dove è stata la stella di una lugubre parata di estremisti di destra, golpisti, revanscisti neoliberali, reduci del bushismo più rancido (mancavano per ragioni di età solo Stefano delle Chiaie e Licio Gelli), o è quello il suo ambiente politico di riferimento? Yoani Sánchez è una sincera democratica o è espressione dell’estrema destra latinoamericana che ha spesso usato il terrorismo, il golpismo, la manipolazione mediatica e la violazione dei diritti umani come strumento per raggiungere i propri scopi politici?</p>
<p>Anche volendo concedere a Yoani il beneficio del dubbio, il titolo scelto per il suo libro e per l’iniziativa di Perugia “in attesa della primavera” ha degli aspetti di ambiguità preoccupanti. La primavera che si aspetta è quella di Praga, del sogno di riformare e liberalizzare il socialismo reale? O la primavera che si aspetta Yoani è quella delle primavere arabe, usate e gettate dall’Occidente, o ancora quella delle rivoluzioni colorate, finanziate dal NED e dalla CIA, per sostituire governi sgraditi agli USA con regimi amici ma quasi mai più democratici?</p>
<p class="postAuthorLink">Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it </p><p>L'articolo <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/23043-perugia-ijf13-le-domande-che-non-potro-fare-a-yoani-sanchez/">Perugia, #IJF13, le domande che non potrò fare a Yoani Sánchez</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo</a>.</p><div class="feedflare">
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		<title>Ai partigiani, perdonateci</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 07:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
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