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	<title>Giornalismo partecipativo</title>
	
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		<title>Le guerre dimenticate di Haiti prima e dopo il terremoto (2/3)</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 00:04:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Lorusso Mex</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Fabrizio Lorusso
Questa è la seconda parte di un reportage sulla storia di Haiti, prima e dopo il tremendo terremoto che ha colpito la sua capitale, Porto Principe, ormai due mesi or sono. La disgrazia di un paese e i problemi profondi della sua gente vengono dal passato e non dipendono solo dalla sfortuna, dagli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p>di <a href="http://lamericalatina.net/"><strong>Fabrizio Lorusso</strong></a></p>
<p><img style="border-bottom: black 2px solid; border-left: black 2px solid; margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; border-top: black 2px solid; border-right: black 2px solid" border="0" alt="Bimbahaiti.jpg" vspace="2" align="right" src="http://www.carmillaonline.com/archives/Bimbahaiti.jpg" width="180" height="243" />Questa è la seconda parte di un reportage sulla storia di Haiti, prima e dopo il tremendo terremoto che ha colpito la sua capitale, Porto Principe, ormai due mesi or sono. La disgrazia di un paese e i problemi profondi della sua gente vengono dal passato e non dipendono solo dalla sfortuna, dagli uragani o dalla geologia.    <br />S&#8217;è tanto discusso di aiuti umanitari e solidarietà in Europa e negli USA, ma non si discute mai dell&#8217;estrema dipendenza cui il popolo haitiano è da sempre stato abituato: dipendenza religiosa, economica, educativa, energetica, politica e spirituale da qualche salvatore, Dio o potenza straniera. In generale non amo credere alle spiegazioni facili, attribuire la colpa di tutti i mali sempre e solo all&#8217;imperialismo, agli americani o ai francesi, oppure a un gran complotto internazionale, però l&#8217;esperienza diretta ad Haiti mi ha mostrato una realtà innegabile: una nazione orgogliosa e pacifica costantemente repressa dall&#8217;esterno e dall&#8217;interno nei suoi slanci di emancipazione, uno stato al limite del fallimento che dipende, così come i suoi cttadini, dalla cooperazione interessata dei paesi ricchi e dall&#8217;ottusità della sua stessa classe dirigente.    <br />Alcuni hanno denunciato il &quot;populismo&quot; dell&#8217;ex presidente di Haiti, Aristide, spesso definito dai media come un prete-messia, ma senza cognizione di causa o secondo gli stereotipi classici da sempre diffusi sull&#8217;America Latina. Ciononostante Aristide (due volte presidente eletto tra il 1990 e il 2004 e due volte forzato in esilio dopo dei colpi di stato) aveva delle idee chiare su come far uscire Haiti dalla spirale di dipendenza e sottomissione, ma la forza delle idee approvate democraticamente a volte deve cedere alle bombe e ai <em>machete</em> dei pochi potenti che non sono d&#8217;accordo dentro e fuori dal paese.</p>
</p>
<p><a name="more"></a></p>
<p><strong>Aristide e gli anni 90</strong>    <br />Ma in origine da dove venivano tanto astio e avversione contro l’ex prete Jean-Bertande Aristide? Si trattava davvero di una figura così pericolosa e radicale come veniva presentato da certi settori statunitensi e internazionali? A cosa si deve la sua quasi eterna popolarità in patria? Pur non potendo rispondere esaustivamente a queste domande, credo che qui sia utile chiarire brevemente alcuni aspetti della sua traiettoria.    <br />Nato nel 1953 e proveniente da una famiglia povera del nord di Haiti, Aristide venne cresciuto dai preti salesiani e potette studiare filosofia e psicologia fino al livello post-universitario in patria e anche in Italia, in Grecia e in Israele. Nel 1983 fu ordinato sacerdote dell’ordine salesiano, si stabilì a Porto Principe in una piccola parrocchia di periferia e divenne un esponente della cosiddetta “teologia della liberazione”, l’ala più progressista ed egualitaria della chiesa cattolica in America Latina che entrò in aperto contrasto con la visione moderata e conservatrice delle gerarchie vaticane e del Papa Giovanni Paolo II, un grande alleato anticomunista dell’amministrazione USA di “Reagan-Rambo”. I sermoni di Aristide e le sue interviste incitavano il popolo alla rivoluzione e alla lotta per una vera uguaglianza sociale e venivano trasmessi dalla radio cattolica nazionale. Questo suo attivismo politico gli causò frizioni coi salesiani che infine lo espulsero dall’ordine nel 1988, ancor prima della decisione definitiva di abbandonare la chiesa e sposarsi con la cittadina statunitense Mildred Toullot nel 1994.    <br />Nel 1990 Aristide ottenne il 67% dei voti e divenne il vincitore delle prime vere elezioni democratiche ad Haiti con una piattaforma di stampo socialdemocratico favorevole alle classi più povere (l’80% della popolazione viveva e vive tuttora in uno stato d’indigenza) che prevedeva forme di redistribuzione dei redditi e l’universalizzazione dell’accesso al sistema sanitario e all’istruzione.</p>
<p><strong>1991. Primo colpo di Stato contro Aristide</strong>    <br />Nel settembre 1991 una serie di conflitti istituzionali tra il presidente e il parlamento, insieme ad un clima di crescente violenza politica attizzata dall’opposizione, fecero da sfondo all’attuazione di un colpo di stato manu militari architettato dalla CIA che lo costrinse fuori dal paese per i successivi tre anni, dal 1991 al 1994, e impose alla presidenza il giudice Joseph Nerette, in realtà una marionetta agli ordini del comandante dell’esercito Raoul Cedras.&#160; La versione ufficiale è che tutto avvenne “secondo la costituzione” con modalità molto simili a quanto successo col golpe in Honduras nel giugno 2009 o di nuovo ad Haiti con lo stesso Aristide nel 2004.<img style="border-bottom: black 2px solid; border-left: black 2px solid; margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; border-top: black 2px solid; border-right: black 2px solid" border="0" alt="Cartellohaiti.jpg" vspace="2" align="left" src="http://www.carmillaonline.com/archives/Cartellohaiti.jpg" width="220" height="165" /> Il rientro del presidente in patria dopo il suo esilio triennale negli Stati Uniti venne accompagnato da un compromesso negoziato, o meglio obbligato, con l’FMI (Fondo Monetario Internazionale), la Banca Mondiale e con l’allora presidente USA, Bill Clinton (lo stesso che oggi promuove una &quot;filantropica&quot; raccolta fondi insieme a Bush), che imponeva uno stop alle politiche sociali volute da Aristide e un’adesione incondizionata ai precetti del Consenso di Washington che costituì un lucchetto sicuro per blindare i margini di manovra dei futuri governi del paese. Di ritorno Aristide riuscì per lo meno a smantellare l’esercito e a sostituirlo con una polizia nazionale.</p>
<p><strong>1995. Prima presidenza di Preval</strong>    <br />Dal 1995 al 2000 Renè Preval, l’attuale capo di stato haitiano che fu primo ministro nel 1991 (anche se non era formalmente membro del partito di Aristide chiamato Lavalas), ebbe la sua prima occasione come presidente e Aristide fu nominato primo ministro: in pratica un’inversione di ruoli durante un mandato caratterizzato dalla relativa discesa del tasso di disoccupazione ma anche dall’opposizione parlamentare del partito Lavalas alle politiche di privatizzazione e aggiustamento strutturale implementate da Preval.    <br />Anche nel 2000, nonostante i precedenti cinque anni di relativo immobilismo e i milioni di dollari investiti dalle agenzie internazionali presenti sull’isola per costruire una sottospecie di democrazia secondo i loro gusti, le elezioni favorirono il candidato supportato dal partito Fanmi Lavalas (nuovo nome del Lavalas) che fu ancora Aristide, il quale venne però accusato di frode e subì il boicottaggio elettorale e parlamentare attuato da un’opposizione intransigente e antidemocratica prima e dopo il voto.</p>
<p><strong>2000. Il ritorno di Aristide</strong>    <br />Appena entrato in possesso delle sue facoltà costituzionali il neoeletto presidente annunciò ufficialmente la richiesta alla Francia del pagamento di 21 miliardi di dollari ad Haiti come corrispettivo attualizzato all’anno 2000 dell’annoso debito di guerra che gravò per 144 anni (dal 1804 al 1948!) sul popolo haitiano. <img style="border-bottom: black 2px solid; border-left: black 2px solid; margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; border-top: black 2px solid; border-right: black 2px solid" border="0" alt="Chiesacapra.jpg" vspace="2" align="right" src="http://www.carmillaonline.com/archives/Chiesacapra.jpg" width="176" height="236" />Infatti la potenza coloniale francese impose il pagamento di una somma enorme e ingiusta (per avere un’idea della cifra, questa era equivalente al doppio di quanto ottenne la Francia dalla vendita agli USA delle sue colonie nordamericane, gli stati dell’Arkansas, Missouri, Iowa, Oklahoma, Kansas, Nebraska, Minnesota e Dakota) alla sua ex colonia liberata quando questa si alzò in armi e guadagnò la sua indipendenza nel 1804: Haiti cominciò la sua storia con un debito pluridecennale, ma diventò la prima repubblica “nera” d’America, la prima ad abolire la schiavitù, la prima a dare il voto alle donne e la seconda a proclamarsi libera e indipendente nell’emisfero occidentale anticipando di fatto gli altri paesi latino americani.</p>
<p><strong>Divide et impera</strong>    <br />In questi primi anni di governo e fino al secondo golpe del 2004, come dichiarato in intervista da Tom Luce, sembra funzionare la politica del divide et impera messa in atto dall’opposizione contro Aristide. Infatti da una parte si verifica un progressivo allontanamento dei gruppi più radicali d’ispirazione marxista, mentre dall’altra alcuni collaboratori storici del presidente legati al mondo cattolico progressista, come il sacerdote Max Dominique, prendono le distanze dal movimento che loro stessi hanno contribuito a fondare. Si denunciano i tentativi del presidente di giustificare la violenza in caso di legittima difesa e dunque la sua parziale rinuncia a forme lotta politica non violenta in seguito all’ondata di attacchi di natura paramilitare cui venivano sottoposti i militanti del suo partito Fanmi Lavalas. Queste divisioni interne favorirono un processo di debilitamento e delegittimazione istituzionale che fu esasperato da una guerra sporca a livello nazionale orchestrata dalla CIA e dal gruppo 184 che riuscirono infine a concludere con successo il colpo di stato del febbraio 2004 di cui abbiamo già parlato.    <br />Si veda: <a href="http://www.blackcommentator.com/67/67_pina.html">http://www.blackcommentator.com/67/67_pina.html </a></p>
<p><strong>2004 – 2006. Il signor mattanza</strong>    <br />Fu durante il governo di Alexandre e Latortue, patrocinato da G. W. Bush che inviò un migliaio di marines subito seguiti dagli eserciti francese e canadese, che la violenza politica e la repressione tornarono ad essere il pane quotidiano per molti haitiani. La repressione dei marines e dell’esercito d’occupazione statunitense fece alcune vittime innocenti (anche se hanno sempre negato tali crimini) mentre i movimenti sociali, la società civile e i partiti politici fedeli all’ex presidente Aristide in esilio, in primis <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fanmi_Lavalas">il Fanmi Lavalas </a>da lui creato nel 1996 per sostituire il preesistente Lavalas (“la valanga”, del 1991), sperimentarono un retrocesso democratico di un ventennio e rivissero gli eccessi dell’epoca del dittatore Baby Doc, Jean-Claude Duvalier (al potere dalla morte di suo padre nel 1971 fino al 1986). Il giovane Duvalier, eletto a soli 19 anni, aveva a sua volta ben appreso la professione del repressore da suo padre, il “presidente assoluto” Francois Duvalier detto Papa Doc, creatore della spietata polizia segreta dei <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tonton_Macoutes">Tonton Macoutes</a>, che fu sciolta solamente nel 1986 dopo che aveva fatto oltre 30mila vittime. Dopo alcuni mesi d’occupazione americana, nel giugno 2004 entrarono in funzione le forze militari dell’Onu, i 7000 caschi blu della Minustah (<a href="http://www.un.org/en/peacekeeping/missions/minustah/">Missione della Nazioni unite per la Stabilizzazione ad Haiti)</a> che è composta da una sezione militare e una di polizia, entrambe sotto il comando formale del contingente brasiliano ma in realtà controllate a distanza dagli USA e in minor parte dal governo haitiano. L’affidamento al Brasile del comando delle operazioni delle Nazioni Unite ad Haiti sembrava dunque rispondere più a delle esigenze d’immagine e di presenza dell’emergente potenza sudamericana che a un effettiva messa in discussione della tradizionale dominazione americana.</p>
<p>Fine della seconda parte (2/3)</p>
<p>Leggi qui<a href="http://latinoamericaexpress.blog.unita.it//Reportage__le_guerre_dimenticate_di_Haiti_prima_e_dopo_il_terremoto__1_3__1091.shtml"> la prima parte: LINK</a></p>
<p>Sostegno aiuti <a href="http://prohaiti2010.blogspot.com/">http://prohaiti2010.blogspot.com/</a></p>
<p>Video Port u Prince di Diego Lucifreddi: <a href="http://www.youtube.com/user/FabrizioLorussoMex">YouTube FabrizioLorussoMex</a></p>
<p>Foto Haiti e Aumohd: <a href="http://picasaweb.google.com/FabrizioLorussoMex/Haiti">Picasaweb.google.com Album Haiti</a>Alcune fonti necessarie:</p>
<p><a href="http://www.haitiaction.net/">http://www.haitiaction.net/</a>    <br /><a href="http://www.haitiinformationproject.net/">http://www.haitiinformationproject.net/ </a>    <br /><a href="http://www.haitianalysis.com/">http://www.haitianalysis.com/ </a>    <br /><a href="http://www.blackcommentator.com/67/67_pina.html">http://www.blackcommentator.com/67/67_pina.html </a>    <br />Trailer documentario Kevin Pina: The Untold Story    <br /><a href="http://www.teledyol.net/KP/HUS/HUS.mp4">http://www.teledyol.net/KP/HUS/HUS.mp4</a>    <br /><a href="http://lamericalatina.net/">Lamericalatina.Net</a></p>
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		<title>Intervista a Màxima Apaza del popolo aymara della Bolivia</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 00:03:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Matrone</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p><strong><em><span>Intervista a Màxima Apaza del popolo aymara della Bolivia</span>        <br /></em></strong><span><span>       <br /></span></span><span><span><span><span>Contexto è un&#8217;organizzazione boliviana nata circa 20 anni fa nella città di La Paz ma nel frattempo ha aperto nuove sedi anche in altri municipi. Oggi si contano 19 sedi nel Municipio della capitale La Paz e 13 sedi nel Municipio di Potosi.           <br />E&#8217; un&#8217;istituzione cattolica di sviluppo sociale che promuove lo sviluppo sociale e culturale dei settori popolari. Il lavoro fin qui profuso è orientato verso la realizzazione di una società fraterna, solidale, degna, giusta e sovrana.            <br />Tra i componenti di questo gruppo sociale c&#8217;è anche <strong>Màxima Apaza</strong> che ci lavora dalla sua nascita.            <br />Màxima appartiene alla nazionalità <strong>Aymara</strong> la più numerosa della Bolivia che oggi è un soggetto propulsivo della <strong>Rivoluzione Socialista Democratica</strong> in atto.</span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span></span></span></span><span><span></span>
<p><em><span>Recentemente in Bolivia Evo Morales è stato confermato Presidente del Paese&#8230;.             <br /></span>Sono contenta di vivere questo processo storico.            <br />Si nelle ultimissime elezioni (novembre 2009) abbiamo vinto con oltre il 64% dei voti. Abbiamo riconfermato il nostro Presidente <span style="text-decoration: underline">Evo</span> e il Vice Presidente <span style="text-decoration: underline">Alvaro Garcia Linera</span>.            <br />Questo significa una continuità ed un consolidamento della trasformazione in Bolivia che stiamo portando avanti da qualche anno. Il sogno continua.            <br />Con questo, però, non significa scontrarsi con le classi alte del paese, aumentare il conflitto con i fratelli e le sorelle che non sono d&#8217;accordo con noi. Dobbiamo unire e unirci a questi gruppi.            <br />Dobbiamo far si che il Buen Vivir si realizzi per tutti.            <br />Vedi per noi, relazionandomi all&#8217;incontro al quale oggi partecipo qui a Quito, il Kumak Kasuay (Buen Vivir) non è mangiare bene, dormire bene, vivere bene. Questa è un&#8217;altra cosa e si chiama Vivere Bene.            <br />Il Buon Vivere è unità, egualità, libertà, inclusione, solidarietà, reciprocità, complicità, rispetto, equità sociale, complementarietà, equilibrio, partecipazione, benessere collettivo, giustizia sociale, responsabilità, redistribuzione delle risorse che la nostra Pachamama ci offre. Tutto questo appartiene a tutti e rientra nella sfera politica, economica e sociale di qualsiasi Paese.            <br />In questo momento, in Bolivia, è in atto una Rivoluzione Democratica &#8211; Culturale che impianta nel suo Buen Vivir tutti questi elementi.            <br />Tra noi compagni e compagne c&#8217;è la massima collaborazione. Siamo e dobbiamo essere sempre svegli, non c&#8217;è un momento di riposo. Siamo sempre pronti ad intervenire per la difesa della Rivoluzione. Siamo i soldati di questa Rivoluzione.</em>          </p>
</p>
<p>         <span><em>Tu appartieni al popolo aymara, uno dei popoli originari del continente latinoamericano. Incontrarsi con gli altri popoli del continente, qui a Quito, cosa ha destato in te?             <br /></em><span><em>Per me é stata la prima volta venire qui in Ecuador ed è stata la mia prima partecipazione ad un incontro latinoamericano dei popoli originari del continente. Son stata sempre in Bolivia a lavorare.               <br />Sono molto felice di essere qui.                <br />Penso che tutti noi popoli ancestrali di questo continente soffrano gli stessi problemi e per questo bisogna mobilitarsi per risolverli. Abbiamo lo stesso obiettivo finale, ossia quello di riconquistare i nostri diritti basici.                <br />Qui nei gruppi di lavoro abbiamo parlato anche e sopratutto di questo. Abbiamo evidenziato i punti in comune e ci siamo confrontati sulle diverse esperienze di lotta. Quello che sta avvenendo in Bolivia è fondamentale per le nazionalità originarie d&#8217;America Latina. Ho partecipato a quest&#8217;incontro anche per raccontare e comunicare di questa nostra lotta presente.                <br /></em></span></span>          <br /><span><em>Il Presidente Evo Morales ha proposto 10 &quot;comandamenti&quot; per salvare il pianeta ed ha convocato un incontro internazionale a La Paz per discutere della salute del globo terrestre&#8230;             <br /></em><span><em>Vedi fratello ho già partecipato a degli incontri preparatori nel mio Paese per la salvaguardia del Kumak Kasuay. Abbiamo stabilito dei punti in comune tra tutte le organizzazioni partecipanti:               <br />1_ Assunzione delle responsabilità da parte dei paesi cha hanno provocato questo stato di cose.                <br />2_Difesa delle nostre risorse e nazionalizzazione delle stesse.                <br />3_Convocazione di un incontro internazionale sull&#8217;ambiente a La Paz</em>
</p>
<p>             <span><em>Tu lavori da anni in un gruppo sociale che si chiama Contexto. Ci racconti del lavoro svolto e delle attività in programma?                 <br /></em><span><em>Dunque le organizzazioni di donne che oggi lottano e partecipano a questo processo sono nate circa 18 anni fa, ancor prima dell&#8217;avvento di Evo Morales al Governo.                   <br />In questi anni abbiamo chiesto, non so quante volte, dei convegni coi vari Ministeri per sviluppare maggiormente il nostro lavoro sociale nei territori della capitale. Abbiamo ricevuto sempre delle risposte negative. Abbiamo chiesto degli incontri, delle audienze coi vari segretari ministeriali ma le porte erano sempre chiuse. Abbiamo lacrimato sangue per i NO raccolti.                    <br />Ebbene prima di partire per Quito, lo scorso martedi (fine gennaio 2010), abbiamo firmato il Convegno col Ministero dell&#8217;Educazione che ci ha praticamente comunicato che le nostre organizzazioni diventano dei <span>CENTRI TECNICI D&#8217;EDUCAZIONE TERRITORIALE. </span>                    <br />Quindi dopo 18 anni si stanno aprendo le porte e questo sta accadendo con le altre organizzazioni sociali. Il Governo di Evo Morales è vicino ai gruppi che lavorano per l&#8217;emencipazione culturale e sociale degli esclusi storici della Bolivia.                    <br />Altri Ministri hanno concluso dei Convegni con altri gruppi come ad esempio il Ministro della Salute che ha concesso la nascita di ambulatori territoriali coogestiti con le organizzazioni sociali che da anni si battono per un&#8217;assistenza gratutita. Si danno farmaci gratuiti per farti capire.                    <br />Un altro convegno è stato raggiunto con il Ministero della Produzione, il quale ci ha dato dei macchinari utili per la formazione di micro &#8211; imprese. Abbiamo dato vita, finora, a 4 micro &#8211; imprese collocate in 4 differenti zone del Paese. Stiamo cominciando a produrre prodotti locali che verranno poi commercializzati. Lavoriamo in forma cooperativa, con solo donne e con la tutela dei diritti delle lavoratrici.                    <br />Stiamo lavorando anche in questo senso, perchè vogliamo contribuire allo sviluppo dell&#8217;apparato produttivo. Non chiediamo, in maniera assistenziale il lavoro. Vogliamo essere partecipi, responsabili e attivi del processo. Siamo in grado, oggi, di poter realizzare micro &#8211; imprese e cooperative di 20 &#8211; 25 lavoratrici in ogni angolo del Paese e questo ovviamente grazie all&#8217;aiuto del Governo.</em>
</p>
<p>                 <span><em>Grazie Máxima!                     <br /></em><span><em>Molte grazie a te fratello. Sono contenta di condividere coi rappresentanti dei differenti paesi questa lotta comune che per me è oggi più attiva che mai in Bolivia. Non dobbiamo pensare solo a noi ma anche a tutti i compagni e alle compagne che stanno costruendo il cambiamento nel continente.                       <br />Non lasciamo porte chiuse a coloro che oggi non sono con noi&#160; perchè sono convinta che domani marceranno al nostro fianco.</em></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span><span><span><span><span><em>di Davide Matrone</em></span></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span><span><span><span><span><a href="http://www.quitolatino.splinder.com"><em>www.quitolatino.splinder.com</em></a></span></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span><span><span><span><span><em>Quito, marzo 2010                       <br /></em></span></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
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		<title>Bonjour Francia Svuotata di voti</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 00:01:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Doriana Goracci</dc:creator>
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		<category><![CDATA[astensionismo]]></category>
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Trionfo dell’astensionismo con il 52,5% in&#160; Francia. Rivincita dei socialisti che lo scorso anno avevano toccato il fondo e invece stavolta sembrano battere l’Ump di Sarkozy e successo per l’estrema destra di Le Pen che non si è mai fermata. Il dato più significativo rimane proprio quel 52,5% fuori dalle urne, nel 2004 era stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p style="text-align: center" align="justify"><img border="0" alt="[jorn3.jpg]" src="http://2.bp.blogspot.com/_llqRC9Irbag/S2PfmPmMgwI/AAAAAAAABQI/9IDRkB240Os/s1600/jorn3.jpg" /></p>
<p style="text-align: center" align="justify">
<p align="justify">
<p align="justify">Trionfo dell’astensionismo con il 52,5% in&#160; Francia. Rivincita dei socialisti che lo scorso anno avevano toccato il fondo e invece stavolta sembrano battere l’Ump di Sarkozy e successo per l’estrema destra di Le Pen che non si è mai fermata. Il dato più significativo rimane proprio quel 52,5% fuori dalle urne, nel 2004 era stato del 39,16%. Per le&#160; europee , l’assenteismo aveva raggiunto nel&#160; giugno scorso il 59,37 %&#160; . </p>
<p align="justify">Non c’era maltempo a Marsiglia o Mistral, c’era un sole invitante come questo mite inverno ad uscire e non certo a chiudersi in un seggio.Queste sono elezioni regionali per i francesi, come per noi che <a href="http://www.reset-italia.net/2010/03/04/28-e-29-marzo-ci-aspettano-ai-seggi/" target="_blank">ci aspettano ai seggi il 28 e 29 marzo</a>. Non è successo niente, governano lo stesso, come sempre. Si contendono numeri e piazze, vocazioni e poltrone e appartenenze. Quì dove mi trovo a Marsiglia, dicono che sono tre i problemi : il mistral, la provenza e i francesi…Il mistral non c’era , di arabi ne ho visti un mondo, e la provenza l’ho annusata dai piatti che invitano i passanti…Si dice che Marsiglia cambia facilmente sovrano, come la direzione del vento.Si dice che Marsiglia rimane un meraviglioso grande porto e sono fondamentali le alleanze commerciali. A quanto pare resistono le piccole insenature battute dai venti, le ricette come il Pastis, aperitivo a base di anice e antipastini all’aioli e tapennade, rispettivamente salsa a base di aglio e acciughe olive e capperi. </p>
<p align="justify">Quì a sono abituati al vento freddo che viene dal nord, sono abitutati&#160; ad uscire lo stesso, ad andare nei bar,a camminare contro vento, a vivere la città e i monti e il mare e le campagne in tutte le stagioni. Bonjour France, come dice Le Monde “<span>L</span>e chiffre est terrible pour les partis en place : l’abstention s’établit en France métropolitaine à 53,6 %, la plus forte de toutes les élections régionales, selon le ministère de l’intérieur.”</p>
<p align="justify">Scordano che non siamo cifre e il vento cambia direzione, imprevedibile, terribile…per alcuni.Forse vale la pena ricordare che “Il vento largo é un vento che non soffia mai nella stessa direzione e di conseguenza disorienta molto”. Ici France e&#160; il domani è lontano Italia? <a href="http://www.youtube.com/watch?v=0uQ_X6nQ8xk" target="_blank">Demain c’est loin.</a>    </p>
<p align="justify">Doriana Goracci</p>
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		<title>20-26 marzo: Giochi mondiali militari in Valle d’Aosta</title>
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		<comments>http://www.gennarocarotenuto.it/12652-20-26-marzo-giochi-mondiali-militari-in-valle-daosta/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 23:59:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Badino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>
		<category><![CDATA[arci valle d'aosta]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
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		<description><![CDATA[    Quello che segue è un comunicato stampa di Arci Valle d&#8217;Aosta sui primi Giochi mondiali militari di sport invernali che si terranno in Valle d&#8217;Aosta a partire da questo sabato (20 marzo).      Per quanto mi riguarda, trovo disgustoso il tentativo di &#34;imbellettare&#34; gli eserciti mettendone in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><div><span style="font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium"></span><img style="margin: 0px 10px 10px 0px; display: inline" alt="Aosta. Viale innevato." vspace="15" align="left" src="http://mariobadino.noblogs.org/gallery/516/148978-neve.jpg" width="400" height="266" />    <br /><span style="font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium"><span style="color: #333399">Quello che segue</span> è un <strong>comunicato stampa</strong> di <strong>Arci Valle d&#8217;Aosta</strong> sui primi <strong>Giochi mondiali militari</strong> di sport invernali che si terranno in Valle d&#8217;Aosta a partire da questo sabato (<em>20 marzo</em>).      <br /><span style="color: #333399">Per quanto</span> mi riguarda, trovo disgustoso il tentativo di &quot;imbellettare&quot; gli eserciti mettendone in mostra gli atleti, poiché non mi risulta che oggi le forze armate &#8211; italiane o estere &#8211; si distinguano per il proprio rifiuto della <strong>guerra</strong> se non come estrema risorsa difensiva (<em>così vorrebbe l&#8217;articolo 11 della nostra Costituzione</em>). Non mi risulta che le famose «missioni di pace» (<em>che probabilmente hanno valso il nobel per la medesima al Presidente Obama</em>) siano volte a stabilizzare altro se non gli <strong>interessi internazionali</strong> delle nazioni economicamente e militarmente più potenti e, in ogni caso, ho sotto gli occhi quasi ogni giorno le <strong>vittime innocenti</strong> di conflitti che sono quantomeno fallimentari rispetto agli obiettivi dichiarati.</span></div>
<div><span style="font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium"><span style="color: #333399">Gli eserciti</span> servono a fare la pace: questo è il messaggio che in tanti cercano di far passare e il <strong>comitato organizzatore</strong> dei giochi parla di «</span><span style="font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium">fare comprendere il formidabile ruolo delle Forze Armate moderne al mantenimento della pace nel mondo attraverso lo sport»</span><span style="font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium">. Ma gli eserciti servono per fare la guerra, sottomettere e, in ultima analisi, uccidere.     <br /><span style="color: #333399">Per questo</span> io contesto la decisione dell&#8217;amministrazione della regione in cui vivo di ospitare la <em>kermesse</em> sportiva e militare, investendo &#8211; al solito &#8211; <strong>soldi pubblici</strong> (<em>i miei soldi, quei soldi che si potrebbero spendere meglio per garantire servizi</em>).      <br /><span style="color: #333399">Il comunicato dell&#8217;Arci</span> mette in evidenza un altro aspetto, anch&#8217;esso non secondario: la partecipazione ai giochi delle rappresentative di Paesi che la stessa retorica delle nazioni occidentali non esita a definire «<strong>Stati canaglia</strong>», come la <strong>Cina</strong> che censura internet e reprime nel sangue il dissenso tibetano e uiguro, oppure l&#8217;<strong>Iran</strong> della repressione delle proteste post-elettorali e dell&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio.      <br /><span style="color: #333399">Dobbiamo ringraziare</span> direttamente l&#8217;Altissimo, invece, se nella «Terra Santa» non c&#8217;è abbastanza neve da permettere a Tsahal, l&#8217;esercito dello Stato d&#8217;Israele, responsabile dell&#8217;operazione «Piombo fuso» di un anno fa e dell&#8217;embargo che tuttora uccide Gaza, di cimentarsi con gli sci.
<p><span style="color: #333399">Il testo del comunicato stampa dell&#8217;Arci Valle d&#8217;Aosta</span></p>
<p><span style="color: #333399">Dal 20 al 26 marzo,</span> si terranno in Valle, i Giochi Invernali Militari, che vedranno la partecipazione degli atleti di diversi eserciti del mondo.        <br /><span style="color: #333399">Premettendo</span> che, da pacifisti senza se e senza ma, sicuramente preferiamo dei militari che sciano o pattinano, anziché dei soldati che sparano e uccidono, esprimiamo tutti i nostri dubbi sull’opportunità di una manifestazione che assume come obiettivo «fare comprendere il formidabile ruolo delle Forze Armate moderne al mantenimento della pace nel mondo attraverso lo sport» (così il Comitato organizzatore) e poi si fregia della partecipazione di militari di Stati canaglia, in materia di rispetto dei diritti umani, come Cina e Iran.        <br /><span style="color: #333399">La Cina</span> che censura il WEB, imprigiona i dissidenti, occupa il Tibet e il cui c.d. Esercito Popolare ha sparato sul popolo che manifestava in Piazza Tiennamen.        <br /><span style="color: #333399">E l’Iran.</span>        <br /><span style="color: #333399">Nei giorni</span> in cui gli scherani di uno Stato teocratico picchiano, torturano, sequestrano e uccidono manifestanti e dissidenti, Aosta dovrebbe essere orgogliosa di accogliere una delegazione militare iraniana?        <br /><span style="color: #333399">Noi</span> non chiediamo sanzioni che colpiscano il popolo iraniano, né tanto meno sciagurate guerre umanitarie, ma pretendiamo, da cittadini del mondo, che non siano concessi onori e ospitalità ai rappresentanti dei carnefici di altri cittadini.        <br /><span style="color: #333399">La delegazione iraniana</span> sarà ospite non gradito, almeno fino a quando continueranno le persecuzioni nei confronti degli oppositori al Regime, fino a quando non saranno restituiti ai loro amici e familiari:        </p>
<p>   </span>
<ul>
<li><span style="font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium">Mahfarid Mansourian, interprete e ambientalista, detenuta nella prigione Evin, a Teheran, dall&#8217;8 febbraio. Non le è stato ancora riconosciuto alcun capo d&#8217;imputazione;</span> </li>
<li><span style="font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium">Behrang Tonekaboni, giornalista musicale, Lily Farhadpour, sua madre, e Kayvan Farzin, un suo collega; sono stati arrestati a Teheran, all&#8217;inizio di gennaio. Non si sa dove si trovino e sono a rischio tortura.         <br /></span></li>
</ul>
<p><span style="font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium"><span style="color: #333399">E molti altri</span> ingiustamente rinchiusi nelle prigioni del regime.        <br /><span style="color: #333399">Con lo spirito</span> di De Coubertin e di Porto Alegre – l’importante è la partecipazione (popolare NdA) e non vincere – ci prepariamo a questo appuntamento sportivo.</span>      </p>
<p>Cordiali saluti.       <br />ARCI VdA – <em>per info 3204352548         <br /></em></p>
<hr size="2" /><span style="font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium"><em>Lo scorcio innevato rappresentato nella foto è l&#8217;aostano viale della Pace. Spero possa essere di buon auspicio. </em></span>
</p></div>
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		<title>Ho suonato per dei fascisti e chiedo scusa a tutti</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 23:57:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Doriana Goracci</dc:creator>
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Un episodio marginale, ce ne sono ben di più importanti nella cronaca nazionale. Mi è arrivata una segnalazione di un “episodio gravissimo”… Solite voci…Fatevi quattro salti nella cronaca e sul pentagramma. Canta Andrea Buffa e non una&#160; Ninna nanna delle bugie. Il resto tale e quale, compreso il titolo, come mi è arrivato.&#160; Ci si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p style="text-align: center"><img style="cursor: -moz-zoom-in" alt="http://api.ning.com/files/KnM2Y4E9TpNO0ANEAHAEghDgVXlz27TOKzdtuS0HUvUJVvvDYR0xrNTvo9Fml0qtgINlb*s6V*7CzzxPfBSpbB*1JEhGzt3v/DSC_0127.JPG" src="http://api.ning.com/files/KnM2Y4E9TpNO0ANEAHAEghDgVXlz27TOKzdtuS0HUvUJVvvDYR0xrNTvo9Fml0qtgINlb*s6V*7CzzxPfBSpbB*1JEhGzt3v/DSC_0127.JPG" width="516" height="295" /></p>
<p style="text-align: center">
<p style="text-align: justify">Un episodio marginale, ce ne sono ben di più importanti nella cronaca nazionale. Mi è arrivata una segnalazione di un “episodio gravissimo”… Solite voci…Fatevi quattro salti nella cronaca e sul pentagramma. Canta Andrea Buffa e non una&#160; <a href="http://www.youtube.com/watch?v=HiPk4VtrzLU" target="_blank">Ninna nanna delle bugie</a>. Il resto tale e quale, compreso il titolo, come mi è arrivato.&#160; Ci si risente&#160; fra un po’ di giorni, starò via i giorni di due mani, prima di ben altri eventi…Un saluto caro a tutte e a tutti, i vari musicisti, comprese le band improvvisate o meno, per passione, con i<a href="http://www.ilviziodelpensiero.it/artisti/andrea-buffa-sonia-cenceschi-gabriele-buffa/" target="_blank">l vizio del pensare…</a></p>
<p style="text-align: justify"></p>
<p style="text-align: justify">Doriana Goracci</p>
<p style="text-align: center">
<p style="text-align: justify"><em>Andrea Buffa- HO SUONATO PER DEI FASCISTI E CHIEDO SCUSA A TUTTI</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Ho suonato al Caffe Scorretto di Parabiago (MI), un locale fascista e, quando l’ho scoperto, invece che andarmene, sono rimasto. Mi vergogno molto e chiedo scusa.     <br />Giovanni Zuretti è stato segretario del PD e, a quello che ci dice, è, attualmente, presidente di una sezione dell’ANPI del nord Milano. Giovanni Zuretti è uno che dice di se “compagno”. Giovanni Zuretti, detto “Gianni” cura le date del Caffè Scorretto di Parabiago.      <br />Gianni Zuretti ci ha contattato per una serata.      <br />Dopo che ci siamo accordati per la data, ha iniziato a tergiversare circa cosa sarebbe stato meglio suonare e cosa no nel locale. Senza mai essere esplicito ha accennato alla presenza di simpatizzanti di destra nella proprietà. Contemporaneamente, ponendo risalto sulla sua storia politica e il suo impegno, ha dato garanzie sulla libertà (imprescindibile) che avremmo avuto.      <br />Il mio primo errore molto grave è stato non troncare il rapporto in questa fase. Non avrei dovuto accettare il fatto di poter trattare con una persona che pone, in modo velato e strisciante la questione censura.      <br />L’esperienza relativa che ho, si è unita alla colposa convinzione che il presidente di una sezione dell’ANPI non possa che agire, in ogni aspetto della sua vita pubblica, mosso da dei principi che guardano alla costituzione e alla Resistenza come valore assoluto.      <br />Questo è stato il secondo grave errore che ho commesso.      <br />Ieri sera, 06 marzo 2010, alle 10 e 30, siamo saliti sul palco del Caffé Scorretto. La nostra scaletta prevede come quarto pezzo “Bella Ciao”, nella versione del canto delle mondine, e subito dopo, “Scende la sera”, una mia canzone che parla della prima azione dei SAP, nel 1944, in Brianza.      <br />Eseguiamo questa scaletta da un anno e mezzo, ovunque andiamo. Di seguito il testo di “Scende la sera” che racconta di un episodio incruento in cui non si accenna mai ad una pur legittima polemica con l’ideologia fascista:</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Scende la sera, quindi la notte     <br />Ma dentro al buio della pianura      <br />Splende la luce del coprifuoco      <br />a illuminare la nostra paura      <br />usciam di casa uno per uno      <br />strisciamo i muri senza respiro      <br />ci ritroviamo pallidi all’angolo      <br />dove riprende il cammino del filo      <br />tra l’erba bassa dei pochi prati      <br />noi con le case e la strada vicina      <br />siam scivolati sul punto giusto      <br />e siamo pronti a staccare la spina      <br />e non abbiam fucili anche      <br />se siamo partigiani      <br />abbiam preso a Lissone      <br />le armi dei falegnami      <br />e taglieremo i pali      <br />che portan la corrente      <br />alle braccia italiane      <br />schiave del’occupante      <br />se non sarà così che      <br />vincerem la guerra      <br />ricorderemo a tutti      <br />che è nostra questa terra      <br />ad ogni scheggia di segatura      <br />filtra dal cuore, gelida e scura,      <br />l’idea vigliacca di esser beccato      <br />di rimanere tre giorni impiccato      <br />ad un cancello o in mezzo a una piazza      <br />davanti agli occhi di chi ancora spera      <br />di diventare, livido e assente,      <br />per i fascisti un’altra bandiera      <br />davanti agli occhi dei miei genitori      <br />che sono stanchi ma non hanno capito      <br />che io non sono a messa con loro      <br />perché ho deciso di fare il “bandito”      <br />e non abbiam fucili anche      <br />se siamo partigiani      <br />abbiam preso a Lissone      <br />le armi dei falegnami      <br />così sarà perché      <br />non è il nostro mestiere      <br />o farse anche il timore      <br />di far troppo rumore      <br />e abbiamo fatto un lavoro      <br />anche troppo preciso      <br />però non è caduto      <br />il fior da noi reciso      <br />a bocca aperta con gli occhi sgranati      <br />restiamo in piedi un po’ imbarazzati      <br />guardando i pali della corrente      <br />che restano su e fan finta di niente      <br />come se noi non fossimo stati      <br />sotto di loro, decisi e sudati      <br />a segar legno per quasi mezz’ora      <br />dritti, precisi, col cuore in gola      <br />troppo precisi, ecco perché      <br />il nostro taglio è a un “quarto alle tre”      <br />mentre era giusto “da dieci alle sette”      <br />ah, che figura facciamo stanotte!      <br />e non abbiam fucili anche      <br />se siamo partigiani</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>abbiam preso a Lissone</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>le armi dei falegnami</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>ma ormai anche in pianura     <br />soffia la bufera      <br />e Fischia il Vento forte      <br />sopra l’Italia intera      <br />Due giorni dopo appena      <br />A notte un bel tifone      <br />Tira giù i nostri pali      <br />Pronti per l’occasione</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Finita questa canzone Gianni Zuretti, già segretario di sezione del PD e segretario, ad oggi, di una sezione dell’ ANPI, ci ha tirato giù dal palco e ha detto, nell’ordine:     <br />• Che era stato chiaro e che certi argomenti non avremmo dovuto trattarli.      <br />• Che in quel locale non si facevano canzoni “politiche”.      <br />Alla mia obiezione circa il fatto che la canzone non era “politica” ma raccontava un fatto storico aggiungeva:      <br />• Che in quel locale non si può dire PARTIGIANI.      <br />• Che siccome nella proprietà del locale erano presenti dei simpatizzanti di estrema destra e neofascisti lui si era accordato con loro affinché non ci fossero artisti che parlassero di argomenti come la Resistenza o che in qualche modo che potessero urtare la loro sensibilità.      <br />• Che se volevamo continuare la serata, non avremmo più dovuto affrontare certi argomenti.      <br />• Che lui era un “compagno”, ci mancherebbe, ma se voleva continuare a fare la programmazione di quel locale non poteva che accettare quelle condizioni.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Io invece che salire sul palco e dire che in un locale fascista, gestito da fascisti, spalleggiati da un collaborazionista infiltrato nell’ANPI non potevo suonare e andarmene, sono rimasto e ho pensato di doverlo fare per rispetto nei confronti di quelli che erano venuti a sentirci.     <br />Sono stato stupido e poco determinato e indeciso in un momento in cui era mio dovere essere deciso. Ho mancato di rispetto nei confronti dl pubblico presente e nei confronti di tutti quelli che sono venuti a sentirci. Ho mancato di rispetto nei confronti dei miei figli, di chi si è sacrificato con me per permettermi di portare in giro la mia musica, ho mancato di rispetto nei confronti di tutti gli italiani e di tutte le italiane che hanno lottato, si sono sacrificati e hanno dato la vita per la libertà in questo paese. Ho mancato di rispetto nei confronti dei loro genitori, delle loro mogli e dei loro mariti, dei loro figli.      <br />Sono venuto meno ai miei doveri di cittadino e di uomo.      <br />Mi vergogno molto e chiedo scusa a tutti.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Andrea Buffa</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Ovviamente i centoquarantacinque Euro che sono stato costretto ad accettare, torneranno, domani, al mittente tramite vaglia postale.</em></p>
<p style="text-align: center">
<p style="text-align: center"><img style="cursor: -moz-zoom-in" alt="http://a21.idata.over-blog.com/1/15/66/74/seconda-guerra-mondiale/Milano-dopo-un-bombardamento.jpg" src="http://a21.idata.over-blog.com/1/15/66/74/seconda-guerra-mondiale/Milano-dopo-un-bombardamento.jpg" width="496" height="268" /></p>
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		<title>Guido Piccoli: Farc, ETA, Chávez e… perché no, Belzebù</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 23:54:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Piccoli</dc:creator>
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La notizia è di quelle bomba. Scoperti vincoli tra le Farc e l’Eta, sotto la protezione del governo Chávez. In realtà il nostro Saviano aveva già annunciato d’avere le prove della collaborazione tra Farc e Eta. Al posto di Chávez aveva sistemato la camorra campana e il legame [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p><a href="http://4.bp.blogspot.com/_h94U4mBAScs/S6AQjcYwkfI/AAAAAAAABxg/bCQZwyMpaas/s1600-h/giallo.jpg"><img style="margin: 0px 10px 10px 0px; display: inline" border="0" alt="" align="left" src="http://4.bp.blogspot.com/_h94U4mBAScs/S6AQjcYwkfI/AAAAAAAABxg/bCQZwyMpaas/s320/giallo.jpg" /></a></p>
<p><b><i>       <br /></i></b></p>
<p>La notizia è di quelle bomba. Scoperti vincoli tra le Farc e l’Eta, sotto la protezione del governo Chávez. In realtà il nostro Saviano aveva già annunciato d’avere le prove della collaborazione tra Farc e Eta. Al posto di Chávez aveva sistemato la camorra campana e il legame tra i tre soggetti erano la droga e le armi. </p>
<p>Il giudice Velasco spara più in alto, attaccando il Venezuela. E di mezzo c’è il terrorismo, cioè il reciproco addestramento di Farc e Eta sull’uso degli esplosivi e l’aiuto che l’Eta avrebbe dato ai guerriglieri per ammazzare presidenti, ambasciatori e politici colombiani. Ci siamo presi la briga di leggere la documentazione che il giudice rende pubblica (Auto de procesamiento 75/09). </p>
</p>
<p>La verità sull’asse del Male verrebbe dalle dichiarazioni di agenti spagnoli, di un paio di guerriglieri “reinsertados” e dal computer di Raul Reyes, il “ministro degli esteri” delle Farc, ucciso dal bombardamento attuato su ordine dei governi di Washington e Bogotà in territorio ecuadoriano due anni fa. Un vaso di Pandora che Chávez ha definito qualcosa che è diventato “folclore colombiano”. La documentazione è tenuta insieme da molta letteratura che, senza prove più credibili, appare un fantasy mal scritto.</p>
<p>Scorrendo il documento troviamo affermazioni della cui stupidaggine possiamo dare prova. Ad esempio, a pagina 5 si sostiene che tra le personalità da eliminare in terra spagnola ( e da individuare, grazie all’aiuto di Eta) c’è il signor Bernardo Gutierrez Zuluaga (e non Zuloaga, si copi bene almeno!), ex comandante dell’Epl, smobilitato. Una stupidaggine appunto: tutti in Colombia (e anche molti in Italia) sapevano che il suddetto soggetto fosse stato mandato, in premio per la sua collaborazione, all’ambasciata olandese e poi fosse entrato alla FAO di Roma.</p>
<p>Una sequela di balle quindi o di affermazioni senza prova, che però hanno portato Zapatero a chiedere spiegazioni a Chávez per il suo ruolo di “tutor”, all’ex presidente Pastrana di lamentarsi con Caracas mentre, guarda caso, l’ancora per poco presidente Uribe (l’ideatore della farsa del computer di Reyes) mantiene una certa prudenza. Ovviamente, tale sparata del giudice Velasco farà dire al nostro Saviano (per altro onesto e incisivo quando si occupa di cose che sa, come le malefatte della camorra) “avevo ragione”.</p>
<p>Cosa ci porta a liquidare questa storia come una balla? Non certo un manicheismo che non ci appartiene. O l’allineamento a quello che fanno Farc e Eta, due gruppi molto diversi, nati con tutte le ragioni decenni fa e cresciuti in contesti diversi, la cui utilità oggi o il cui contributo positivo nella realtà in cui operano sono tutti da dimostrare. </p>
<p>Ce lo fa ritenere la <b>pochezza</b> <b>o l’inattendibilità della prove portate</b>, come appunto l’onnicomprensivo computer di Reyes o la parola di qualche reinsertado, che può deporre la speranza di libertà in un firma su un copione scritto da altri. E poi l’esperienza, la memoria storica sulle montature fatte, ad esempio, sulle Farc. </p>
<p>Negli ultimi 20 anni, abbiamo letto di collegamenti delle Farc con tutti i terroristi internazionali da Bin Laden in giù, di bombe atomiche, di aerei affittati per ripetere le Twin Towers a Bogotà e, ovviamente di macchinazioni più rustiche. E il tutto proposto e propagandato da <b>uno Stato che si dimostra nei fatti dieci volte più terrorista delle Farc</b> (una percentuale non detta a caso, ma confermata dagli annuali rapporti- questi si credibili- di organismi seri come Amnesty International e l’Alto Commissariato dei Diritti Umani dell’Onu). </p>
<p>A rileggere quanto si sta scoprendo ora in Colombia sugli avvenimenti tragici durante gli anni della “guerra alla droga” si deve ammettere che, ad esempio, <b>un delinquente come Pablo Escobar diceva la verità laddove mentivano lo Stato colombiano, gli Usa</b> con menzogne che erano “bevute” come acqua santa dalla stampa internazionale, compresi gli onesti Saviano dell’epoca.</p>
<p>E che siano balle quelle del giudice Velasco ce lo fa supporre anche il buon senso. Ad esempio, viene logico chiedersi perché con decenni di esperienza, Eta e Farc dovrebbero avere bisogno di istruirsi a vicenda. O chiedersi cosa spingerebbe Chávez a sostenere tutto ciò? Lasciamo perdere. La bolla della balla si sgonfierà presto, anche se ne faranno altre. Di pessima letteratura, come questa.</p>
<p>Viene nostalgia di John Le Carrè, quello si che è un grande.</p>
<p><a title="http://selvasorg.blogspot.com/2010/03/farc-eta-chavez-e-perche-no-belzebu.html" href="http://selvasorg.blogspot.com/2010/03/farc-eta-chavez-e-perche-no-belzebu.html">http://selvasorg.blogspot.com/2010/03/farc-eta-chavez-e-perche-no-belzebu.html</a></p>
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		<title>Destra o sinistra? Stato di confusione mentale</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 18:12:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Infografica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Razzismo]]></category>

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		<title>Diritti civili: celebrate le prime nozze gay in Messico</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 23:38:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Andrés Manuel López Obrador]]></category>
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		<title>Joseph Goebbels era più onesto di Augusto Minzolini!</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 13:08:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Riotta]]></category>

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		<description><![CDATA[  
No, rimpiangere Gianni Riotta è impossibile… ma Augusto Menzognini riesce a competere perfino con Goebbels.
&#160;

Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it 
	Parole chiave: Gianni Riotta
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<p>No, rimpiangere Gianni Riotta è impossibile… ma Augusto Menzognini riesce a competere perfino con Goebbels.</p>
<p>&#160;</p>
<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/immagini/JosephGoebbelserapionestodiAugustoMinzol_C6CB/minzolini_berlusconi.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="minzolini_berlusconi" border="0" alt="minzolini_berlusconi" src="http://www.gennarocarotenuto.it/immagini/JosephGoebbelserapionestodiAugustoMinzol_C6CB/minzolini_berlusconi_thumb.jpg" width="354" height="204" /></a></p>
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	Parole chiave: <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/gianni-riotta/" title="Gianni Riotta" rel="tag">Gianni Riotta</a><br />
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		<title>L’acqua è poca e la papera non galleggia</title>
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		<comments>http://www.gennarocarotenuto.it/12627-lacqua-poca-e-la-papera-non-galleggia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 06:59:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zag</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[
Vi ricordate la legge sulla banda larga?? Bene, vado a mente. Il governo Prodi aveva deciso l’ADD ossia l’Anti Digital Divide per consentir a tutti l’accesso ad Internet ad alta velocità (con un minimo di velocità da 2 a 20 Mbps), rimuovendo gli ostacoli della legge Urbani (del primo governo Berlusconi) con una legge del [...]]]></description>
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<p>Vi ricordate la legge sulla banda larga?? Bene, vado a mente. Il governo Prodi aveva deciso l’ADD ossia l’Anti Digital Divide per consentir a tutti l’accesso ad Internet ad alta velocità (con un minimo di velocità da 2 a 20 Mbps), rimuovendo gli ostacoli della legge Urbani (del primo governo Berlusconi) con una legge del Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni che prevedeva di stanziare 1,4 miliardi per la diffusione della banda larga su tutto il territorio nazionale entro il 2011. Questo voleva dire costruire e stendere una backbone (dicono gli esperti, una &quot;dorsale&quot; per i più semplici) in fibra ottica di nuova tecnologia, ossia di plastica e non di fibra di vetro più costosa e pesante.Ma il progetto prevedeva che dovesse essere bypartisan , cioè doveva convolgere tutti i soggetti del settore sia tecnici che politici che spaziavano dalla telecom alla Gordon Brown dal progetto che prevedeva un massimo di 20 Mbps fino a quello che raggiungeva anche i 100Mbps. Fatto sta che dopo un po non se ne senti più parlare.</p>
</p>
<p>Con il governo Berlusconi in uno spot da Vespa si proclamò la fine del Digital Divide con la stesura fin dentro l’ultimo miglio ( ossia fino in prossimità di ogni abitazione) di fibra ottica. Segui la presentazione del piano del ministro Romani che di miliardi si arrivò a 1,47 ( rispetto agli 1,4 del Governo Prodi) e il termine fu spostato al 2012. Poi non se ne senti più parlare. Fino a che Brunetta sparò un altro spot questa volta , ancora di 1,4 miliardi, smentito però da Letta sia da Tremonti dicendo che &quot;l’acqua è poca e la papera non galleggia&quot; In altre parole non ci sono soldi. Questo suscitò le proteste in primis di tutti gli appaltanti che si erano sentiti rassicurati dal ministro Brunetta e che già sentivano il tintillar di quattrini, erano già pronti massaggiatrici, escort, macchine e Bertolaso aveva già pronto il depliant delle vasche da massaggi più i numeri di telefono a cui telefonare per prenotare saune e bagni turchi, con turche questa volta. Tutto stop , nisba!! Allora ci fu un consiglio dei ministri (CdM come si dice adesso ) in cui fu Berlusconi stesso che disse di trovare almeno 800 milioni per tamponare ed avviare le opere. Gran sospiro di sollievo per tutti, ma sopratutto di Bertolaso e dei suoi accoliti. Brunetta disse che in primis la fibra doveva passare per gli uffici del ministero, poi vicino casa sua, poi nel veneto dove risiede e specialmente a Venezia visto che li non si deve scavare, ma solo posare il cavo in acqua. Tutti cominciarono a tirar dalla propria parte fino a che non risultò che non solo gli 800 milioni non sarebbero bastati, ma neanche i 1,47 miliardi originali. Arrivò Tremonti e disse &quot;l’acqua è poca e la papera non galleggia&quot; Ancora nisba!. Sconforto e scoramento di tutti. Le escort ritornarono ai loro antichi clienti, i village si ritrovarono con i loro antichi muscolosi clienti palestrati. Ora nuovo scoop! Renzo Turatto, capo del dipartimento per digitalizzazione e dell’innovazione della Presidenza del Consiglio, ha dichiarato che la prossima riunione del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica sarà quella decisiva:saranno disponibili sicuramente 400 milioni.</p>
<p>Questa volta però, le escort non si sono mosse, i village hanno continuato la loro tediosa attività quotidiana e all’unisono hanno affermato &quot; prima vedere soldi e poi dare cammelli&quot;</p>
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		<title>Il Decreto e La Piazza Viola – Domenica 7 marzo 2010</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 06:56:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvio Favari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>
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		<description><![CDATA[La piazza, o meglio la parte centrale di Piazza Navona, è ben riempita alle 15:20 quando, attraversando i vicoli del centro storico pullulanti di turisti ed autoctoni a passeggio, giungo in uno dei luoghi ultimamente più frequentati dall’Italia manifestante. Siamo a poche centinaia di metri dai palazzi del potere: da Piazza Colonna, sede di quel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p>La piazza, o meglio la parte centrale di Piazza Navona, è ben riempita alle 15:20 quando, attraversando i vicoli del centro storico pullulanti di turisti ed autoctoni a passeggio, giungo in uno dei luoghi ultimamente più frequentati dall’Italia manifestante. Siamo a poche centinaia di metri dai palazzi del potere: da Piazza Colonna, sede di quel governo sempre più autoritario ed arbitrario, da Montecitorio e da Palazzo Madama, illustri e sbiadite insegne che oggi sembrano quantomai un relitto del passato a fronte delle scintillanti vetrine, mediatiche e non, di Palazzo Chigi.</p>
<p>L’arrivo sulla piazza mi chiarisce in maniera netta chi è oggi a fare gli onori di casa: Il popolo viola. Dal palco un invito chiaro ai partiti, pur presenti con i loro vessilli (c’è il PD, Sinistra ecologia e Libertà, la Federazione della Sinistra, l’Italia dei Valori, la lista Bonino- Pannella, persino i Verdi!), a fare un passo indietro, non solo in senso politico-metaforico. Le bandiere di partito vengono invitate, almeno due volte, a spostarsi ai lati della piazza. Una piazza colorata di viola: Sciarpe, maglioni, calze, calzini, calzettoni, gonne, camice, bandiere, spille, cappelli, pantaloni, berretti, scarpe e cappotti, per limitarci all’abbigliamento…   <br />Sul palco si alternano le voci più disparate: da un giovane cantautore, a me ignoto, ad un attempato avvocato, dai giovani “studenti viola”, all’emozionato presentatore, da una signora che legge Tucidide, tanto per rinfrescarci un po’ la memoria in tema di democrazia, alla lettura del testo del decreto salvaliste; fino <a title="Intervento di Vincenzo Marinelli a Piazza Navona  " href="http://http://www.youtube.com/watch?v=M82Jc4Y-Wq4&amp;feature=related" target="_self">all’intervento</a>, sentito, appassionato del magistrato di Cassazione Vincenzo Marinelli, che scalda la piazza con una bellissima dichiarazione d’amore per la democrazia, per la giustizia e, soprattutto per la “Costituzione nata dalla resistenza”. Fin qui, senz’altro, l‘intervento più appassionante e denso di significati. Una maniera perfetta per concludere la mia giornata, iniziata il mattino all’auditorium con una splendida lezione di storia di Luciano Canfora che, inevitabilmente sollecitato sul punto, ribadiva la sua idea, sacrosanta, per cui Berlusconi bisognerebbe provare a batterlo sulla sostanza, prima ancora che sulle regole. Ma tant’è: al momento sembrano le lotte intestine le uniche che possono impensierire l’impresentabile coalizione di governo. La quale, comunque, con il decreto interpretativo è andata veramente oltre. Oltre la decenza, la dignità, ma soprattutto oltre quella sottile e fragile linea che separa la legalità dall’arbitrio, la forzatura delle regole dalla pura e semplice infrazione delle più elementari ed essenziali tra di esse.    <br />Mentre finisco di scrivere queste brevi note, arriva la notizia che il TAR del Lazio ha respinto il ricorso del Pdl per la riammissione della lista. Nell’attesa di leggere le motivazioni, si cominciano ad intravedere degli argini, vivi e vegeti grazie al cielo, alla prepotenza ed al totale dispregio delle regole, comunque si concluda la vicenda processuale.    <br />Ma il pomeriggio in piazza mi ha suscitato anche riflessioni sugli attori della protesta, sui partiti, sul popolo viola e, più in generale, sulle forme della partecipazione civile e politica nell’era dei social network.    <br />Quell’esortazione iniziale dal palco, che invitava le bandiere di partito a defilarsi, mi è parsa emblematica di una fase storica in cui il ruolo e soprattutto la rappresentatività dei partiti sono oramai ridotti ai minimi termini. La particolarità è che questa volta la critica ai partiti non appare basata su considerazioni o posizioni ideologiche ma sull’iniziativa di tante persone, giovani e meno giovani, spesso marginali o del tutto estranee rispetto alla politica attiva, il tutto condensato nel richiamo, forse fin troppo reiterato, alla trasversalità del movimento viola.    <br />Si, perché in piazza c’erano piccoli campioni delle diverse anime dell’Italia che non si arrende, che non vuole continuare a vedere all’infinito lo stesso copione cabaret-trash-horror che la narrazione berlusconiana ha imposto da oramai troppo tempo e che il regista-sceneggiatore vuole spingere sempre più in là, forse troppo in là persino per lui.    <br />C’era, insomma, molta gente spinta dalla voglia di dimostrare che, se è vero che quel copione viene recitato milioni di volte da milioni di italiani ogni giorno, ogni ora, c’è ancora qualcuno che prova a tracciare piccoli, grandi percorsi al di fuori della sceneggiatura di ferro del pensiero unico, imposta da chi ogni giorno usa ed abusa di questo splendido, assurdo paese.    <br />C’erano persone di almeno quattro diverse generazioni, giovani e persino giovanissime (valli a pescare alle manifestazioni di partito…) tanta gente accomunata dal desiderio di riprendersi la speranza, il futuro, a partire dai più elementari valori comuni, quelli senza i quali la convivenza civile è solo un ricordo o un utopia.    <br />Nulla di rivoluzionario, quindi, o forse si, visto che nell’Italia di oggi solo i pazzi e i rivoluzionari sembrano credere nel rispetto (delle regole, dell’altro, del diverso) e nell’interesse collettivo.</p>
<p>Dal blog: <a title="La trama, l&#39;ordito e gli interstizi" href="http://www.tramaordito.splinder.com" target="_blank">la trama, l&#8217;ordito e gli interstizi</a></p>
<!-- google_ad_section_end --><p class="postAuthorLink">Silvio Favari su http://www.gennarocarotenuto.it </p>
	Parole chiave: <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/7-marzo-2010/" title="7 marzo 2010" rel="tag">7 marzo 2010</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/amore/" title="amore" rel="tag">amore</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/berlusconi/" title="Berlusconi" rel="tag">Berlusconi</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/convivenza-civile/" title="convivenza civile" rel="tag">convivenza civile</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/crisi-dei-partiti/" title="crisi dei partiti" rel="tag">crisi dei partiti</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/crisi-della-politica/" title="crisi della politica" rel="tag">crisi della politica</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/decreto-interpretativo/" title="decreto interpretativo" rel="tag">decreto interpretativo</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/decreto-salvaliste/" title="decreto salvaliste" rel="tag">decreto salvaliste</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/democrazia/" title="democrazia" rel="tag">democrazia</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/ecologia/" title="ecologia" rel="tag">ecologia</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/italia/" title="Italia" rel="tag">Italia</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/legalita/" title="legalità" rel="tag">legalità</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/lula/" title="Lula" rel="tag">Lula</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/marinelli/" title="Marinelli" rel="tag">Marinelli</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/partecipazione/" title="partecipazione" rel="tag">partecipazione</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/pd/" title="PD" rel="tag">PD</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/pdl/" title="PDL" rel="tag">PDL</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/pensiero-unico/" title="pensiero unico" rel="tag">pensiero unico</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/piazza-navona/" title="piazza navona" rel="tag">piazza navona</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/popolo-viola/" title="popolo viola" rel="tag">popolo viola</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/resistenza/" title="Resistenza" rel="tag">Resistenza</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/verdi/" title="Verdi" rel="tag">Verdi</a>, <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/tag/youtube/" title="Youtube" rel="tag">Youtube</a><br />
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		<title>Le guerre dimenticate di Haiti prima e dopo il terremoto (1/3)</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 06:54:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Lorusso Mex</dc:creator>
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Questo reportage nasce dall’esperienza diretta, dalle fonti documentali e giornalistiche, dalle testimonianze, i video e le interviste che io e l’amico Diego Lucifreddi abbiamo raccolto durante il mese di febbraio 2010, periodo in cui siamo rimasti nel quartiere Delmas di Port au Prince, Haiti, per collaborare con l’Aumohd (Associazione di Unità Motivate da [...]]]></description>
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<p><img border="0" hspace="4" alt="Campo.jpg" vspace="2" align="left" src="http://www.carmillaonline.com/archives/Campo.jpg" width="256" height="192" />Questo reportage nasce dall’esperienza diretta, dalle fonti documentali e giornalistiche, dalle testimonianze, i video e le interviste che io e l’amico Diego Lucifreddi abbiamo raccolto durante il mese di febbraio 2010, periodo in cui siamo rimasti nel quartiere Delmas di Port au Prince, Haiti, per collaborare con l’Aumohd (Associazione di Unità Motivate da un’Haiti dei Diritti) che è un associazione di avvocati volontari dedicati alla difesa dei diritti umani e civili delle persone più povere e svantaggiate soprattutto in quartieri difficili e tristemente famosi come Cité Soleil e Gran Ravine. Visto l’alto livello di corruzione e ingiustizia sociale e giuridica ad Haiti l’associazione si occupa dall’anno della sua nascita (2002) di aiutare i cittadini imprigionati ingiustamente (circa il 90% della popolazione carceraria di Porto Principe), ma nei momenti di crisi come questo, in una metropoli sconvolta da quei 36 secondi di terremoto che ne hanno cambiato la storia, l’Aumohd e il suo presidente Evel Fanfan provvedono a fornire servizi di ogni tipo alla popolazione del quartiere, ai sindacati, ai gruppi di base e alla gente in generale nei limiti delle proprie possibilità. Sono inoltre aperti alla creazione di reti internazionali di supporto e scambio d’informazioni oltre ad accogliere persone volenterose e interessate a conoscere la realtà haitiana. Dopo il terremoto si sta promuovendo una raccolta fondi via PayPal che può consultarsi qui: <a href="http://prohaiti2010.blogspot.com/">http://prohaiti2010.blogspot.com/</a> </p>
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<p><a name="more"></a></p>
<p><strong>La peggiore della storia</strong>        <br />Il bilancio provvisorio dei danni del sisma del 12 gennaio 2010, del 7,3 grado della scala Richter, su Port au Prince, la capitale d’Haiti, e le città limitrofe è quello della più grande catastrofe della storia moderna: i danni all’infrastruttura sono stimati in 14 miliardi di dollari, i morti accertati (ma molti sono ancora sotto le macerie e quindi s’è azzardata la cifra realista di 300mila morti), sono 230 000, il 90% dei quali nella zona cittadina; 310 928 i feriti; 559 i dispersi; 1 milione e mezzo le persone colpite; 1 milione duecentotrentasettemila i senza tetto; 509 202 gli sfollati; 105 369 case distrutte; 208 164 abitazioni danneggiate. Non si segnalano ancora pericoli epidemiologici nel paese anche se una trentina di ospedali della capitale non sono operativi mentre la piaga delle zanzare e la stagione delle piogge sono le maggiori minacce per le precarie tendopoli installate un po’ dappertutto a Porto Principe e dintorni.        <br />Cuba è il paese che ha fornito più medici: sono oltre 1700 i dottori presenti ad Haiti, 1300 arrivati dopo il sisma. Il Venezuela, da anni presente sull’isola con progetti di cooperazione dell’ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe), ha incrementato il suo contingente di protezione civile già dal 13 gennaio, ha condonato il debito haitiano con Petrobras e gestisce gli aiuti in varie tendopoli (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=F2CI3JLNBXo" target="_blank">Video Intervista Capo Missione Venezuela-3 parti</a>).        <br />Mentre il presidente haitiano Renè Preval si trovava in Messico per assistere al Vertice per l’Unità dell’America Latina e dei Caraibi, un sistema di alleanze regionali che si dovrebbe contrapporre all’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) controllata dagli USA, è stata fissata la data del 31 marzo in cui l’Onu e i paesi donatori discuteranno i piani per la ricostruzione di Haiti. L’Unione Europea ha annunciato un “piano Marshall” per Haiti, secondo le parole del ministro degli esteri dell’Unione, Catherine Ashton. Per ora il totale degli aiuti europei ammonta a 609 milioni di euro di cui 309 di aiuti umanitari e 300 per la ricostruzione: si parla di decentramento amministrativo, di rifondazione dello stato e ricostruzione del paese, si promette la cancellazione del debito estero anche se non si dice che potrebbe venire prontamente rimpiazzato da nuovi debiti accesi per la ricostruzione e la cooperazione internazionale…</p>
<p><strong>Sfilate di stelle cadenti e politica internazionale </strong>        <br />Il trentasettenne rapper Wyclef Jean, ex membro del gruppo Fugees residente negli Stati Uniti, ha ricevuto il 26 febbraio scorso un premio dell’associazione NAACP (National Association for the Advancement of Colored People) come riconoscimento dei suoi sforzi umanitari in favore delle vittime del terremoto del 12 gennaio. Il musicista ha la nazionalità haitiana ed è stato il primo tra le “star” a livello mondiale a visitare Port au Prince dopo la catastrofe, seguito poi dall’attore Sean Penn, patrocinatore del CRS (Catholic Relief Service), un’agenzia che sta gestendo gli aiuti in molte tendopoli in cui s’è insidiato l’esercito americano, da Angelina Jolie, come rappresentante dell’UNICEF, e da John Travolta che ha portato il sacro verbo e la solidarietà di Scientology in terra caraibica. George Clooney s’è invece limitato a un multimilionario Telethon per la raccolta fondi mentre gli ex presidenti Bill Clinton e G. W. Bush (non è uno scherzo) si sono associati per la creazione di un fondo speciale promosso su questo sito<a href="http://www.clintonbushhaitifund.org/"> www.clintonbushhaitifund.org</a> e in televisione. Sono tutti dei filantropi?        <br />Nonostante siano in qualche modo apprezzabili gli sforzi degli uomini politici e di spettacolo oltre che delle agenzie, delle ONG e delle numerose chiese cristiane e cattoliche che operano ad Haiti per raccogliere fondi, non ci si può dimenticare di alcune considerazioni circa gli interessi e le intenzioni nascoste di questo tipo di solidarietà. Oltre ai dichiarati obiettivi umanitari che motivano le loro missioni bisogna anche citare i vantaggi economici e d’immagine, gli elementi ideologici e discrezionali di cui ognuna di queste è portatrice come tassello necessario per la quadratura del cerchio della politica estera delle potenze straniere coinvolte, tradizionalmente gli USA, il Canada e la Francia che così esportano prodotti, influenze culturali, politiche e religiose, visioni del mondo, know how, imprese, dipendenze di vario tipo e, in sintesi, soft power nei paesi “beneficiari”. Anche la solidarietà è condizionata a delle politiche specifiche, a delle preferenze stabilite dall’agenzia che la elargisce.</p>
<p><strong>Dalla USAID a Sarkozy</strong>        <br />Per esempio in America centrale e in Messico non è un segreto che la USAID (agenzia governativa statunitense), molto presente anche ad Haiti con gli aiuti del terremoto, subordina da sempre i suoi esborsi “solidali” a politiche anti-abortiste e reazionarie rispetto alle tendenze sociali e politiche dei paesi riceventi. L’anno scorso il governo del Distrito Federal, la capitale del Messico, ha perso i contributi della USAID proprio perché è stato legalizzata la libertà di decisione delle donne in tema di aborto.        <br /><img border="0" hspace="4" alt="Delmas.jpg" vspace="2" align="right" src="http://www.carmillaonline.com/archives/Delmas.jpg" width="256" height="192" />Torniamo ad Haiti. In febbraio le visite di Stephen Harper, primo ministro canadese, dei coniugi Clinton a più riprese e infine quella di Sarkozy, primo presidente francese in visita nella storia indipendente di Haiti, sottolineano come, oltre al Brasile, anche la Francia, gli USA e il Canada vogliano mantenere forme di controllo-aiuto sul paese. Sono i primi interessati ad evitare l’ingerenza russa, cinese e venezuelana nei Caraibi, ad avere la priorità nell’esplorazione delle risorse minerarie (petrolifere ma non solo), probabilmente abbondanti nelle acque haitiane, e a mantenere la situazione umanitaria quantomeno stabile dato il “pericolo” di emigrazioni di massa nei loro territori (già oltre un milione di haitiani vivono negli USA contro 9 milioni e mezzo in patria).        <br />Il presidente francese è stato ad Haiti in una visita lampo di 5 ore lo scorso 17 febbraio e ha presentato un pacchetto di aiuti da 326 milioni di euro sottolineando che Haiti non ha bisogno di tutele esterne, in allusione alla presenza militare americana e alle ipotesi di un “protettorato” per Haiti, e che il progetto di ricostruzione del paese sarà tutto haitiano. Ecco, magari invece le imprese, i materiali, i futuri debiti esteri, i capitali, le lobby politiche, i giacimenti minerari e i nuovi mercati saranno anche un po’ più francesi di prima, oltre che americani e canadesi. Suonerà sarcastico ma il prode Nicolas ha addirittura ringraziato Haiti perché grazie all’ex colonia caraibica “il francese è potuto diventare la seconda lingua ufficiale delle Nazioni Unite”, “bella soddisfazione!” dirà la maggioranza degli haitiani che parla il creolo.</p>
<p><strong>Gli USA e le agenzie, un po’ di storia e colpi di stato</strong>        <br />Un esempio interessante di cosa intendo per “elementi ideologici e discrezionali” è rappresentato dal caso di Wyclef Jean e della sua fondazione Yelè Haiti che dal 2005 raccoglie fondi per borse di studio, progetti ambientali, sportivi e artistici per il paese caraibico. Suo zio, Raymond Joseph, è uno degli uomini dell’establishment d’Haiti a Washington e nel marzo 2004 fu nominato ambasciatore di quel paese negli USA dal duo repressore formato dal presidente ad interim Boniface Alexandre e dal suo primo ministro Gerard Latortue.        <br />Come dichiarato in un’intervista da Tom Luce, presidente dell’Ong statunitense <a href="http://www.hurah-inc.org/">Hurah-inc </a>attiva da molti anni ad Haiti con progetti di cooperazione e protezione della popolazione in collaborazione con Aumohd (Associazione di Unità Motivate da un’Haiti dei Diritti), questi arrivarono al potere spodestando il presidente legittimo Jean-Bertrande Aristide dopo la sua deportazione nella Repubblica Sudafricana il 29 febbraio 2004. L’operazione venne messa in atto da agenti della CIA e propiziata da mesi di destabilizzazione e crisi provocata da bande di paramilitari e da vari elementi d’opposizione extraparlamentare legati alla stessa CIA, all’IRI (International Republican Institute) e a settori conservatori europei, in particolare della Francia di Chirac e Sarkozy (in quell’epoca ministro degli interni), ed il principale era il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Group_of_184">gruppo 184 o G184</a>, un’ambigua organizzazione per la “difesa dei diritti umani” che è in realtà un’agenzia reazionaria ed etero diretta che ha ricevuto <a href="http://haitisupport.gn.apc.org/184%20EC.htm">finanziamenti anche dalla Commissione Europea. </a>        <br /><strong>Che successe in realtà durante il golpe del 2004?</strong>        <br />Una versione storica di quelle caotiche settimane sostiene che Aristide si sia dimesso in seguito a una crisi istituzionale e si sia quindi dichiarato impotente di fronte a una serie di “rivolte popolari”. Queste ribellioni erano in realtà provocate da squadroni armati dall’opposizione con metodi terroristici e illegali perciò lo stesso ex mandatario haitiano ha sempre negato la versione ufficiale (o statunitense) della vicenda. Alcuni periti traduttori negli Stati Uniti hanno confermato che il testo originale della presunta lettera di dimissioni scritta in creolo dall’ex presidente non costituiva affatto una rinuncia all’incarico.        <br />Sempre a detta di Luce e secondo gli articoli del giornalista americano Kevin Pina, anche <a href="http://www.iri.org/">l’IRI (International Republican Institute</a>), un’emanazione del governo statunitense creata da Ronald Reagan negli anni ottanta con l’obiettivo di insegnare la democrazia nel resto del mondo e finanziata con denaro pubblico prelevato ogni anno dalle tasche dei tax payers USA, ha realizzato sistematicamente quest’opera di sovvertimento dell’ordine democratico ad Haiti, specialmente durante la gestione <a href="http://motherjones.com/politics/2004/11/coup-connection">di Stanley Lucas</a>, rappresentante dell’agenzia sull’isola. La controparte dell’IRI legata al partito democratico statunitense è l’NDI (National Democratic Institute) che, almeno nel caso di Haiti, è stato invece ritenuto un interlocutore più imparziale dal momento che ha lavorato con diverse parti politiche incluso il partito Lavalas di Aristide. Entrambi sono finanziati all’interno del programma conosciuto come National Endowment for Democracy o NED.</p>
<p><strong>…e lo zio di Wyclef è ancora lì</strong>        <br />Dunque nel biennio 2003-2004 l’IRI utilizzò fondi dell’agenzia nordamericana USAID, organizzazione presente in quasi tutta l’America Latina e oggi ampiamente coinvolta nella raccolta e gestione degli aiuti ad Haiti dopo il terremoto del 12 gennaio 2010, per corrompere parlamentari e fornire armi a circa 600 ribelli che si organizzarono in squadroni della morte al comando di Guy Philippe, ex capo della polizia della seconda città di Haiti, Cap-Haitien, e dell’ex sergente golpista dell’esercito Louis-Jodel Chamblain. Questi criminali di guerra sono stati in seguito presentati come dei freedom fighters (lottatori per la libertà) agli occhi dell’opinione pubblica grazie alla propaganda ufficiale dell’epoca post Aristide.<img border="0" hspace="4" alt="Gringos.jpg" vspace="2" align="left" src="http://www.carmillaonline.com/archives/Gringos.jpg" width="256" height="192" />Malgrado i milioni e milioni di dollari spesi per la “promozione delle democrazia” e dei candidati pro-yankee con strategie tipiche della guerra fredda e una costante violenza politica, questi sforzi finanziari, mediatici e militari non hanno dato i loro frutti visto che nessun candidato della destra reazionaria ha potuto ottenere consensi generalizzati ad Haiti e la gente continua in massa a sostenere Aristide e non crede alle versioni adulterate della storia del secondo colpo di stato perpetrato ai suoi danni. Lo stesso Guy Philippe si candidò nel 2006 ed ebbe solo l’1% dei suffragi, cosa che rivelò lo scarsissimo consenso e anzi il ribrezzo che la sua figura suscitava nella popolazione che lo identifica tuttora come un mercenario, paramilitare e narcotrafficante.        <br />Dopo tutti questi anni così turbolenti l’ambasciatore Raymond Joseph, il personaggio con cui ho aperto questa parentesi storica, venne comunque riconfermato a Washington da Renè Preval, l’attuale capo di Stato haitiano poco propenso ai cambiamenti sgraditi all’elite.</p>
<p><strong>Wyclef Jean, l’istruzione e la solidarietà tronca</strong>        <br />Ma torniamo ancora alle stelle cadenti della solidarietà. Per poter chiudere l’esempio sulla fondazione di Wyclef Jean bisogna prima sottolineare che il 95% delle scuole haitiane prevede il pagamento di tasse d’iscrizione e il sistema scolastico nel suo complesso è dominato pesantemente dalle istituzioni private e confessionali, dalle Ong e dai piccoli imprenditori dell’educazione a pagamento, con le relative esclusioni dal diritto universale allo studio che ne derivano e che hanno contribuito insieme ad altri fattori economici e sociali a una situazione insostenibile: alti tassi di mortalità materna (523 donne muoiono ogni 100mila parti), un bambino su 8 muore prima di compiere i 5 anni e uno su 14 prima dell’anno di vita, la speranza di vita è di soli 59 anni per gli uomini e 63 per le donne; il tasso di alfabetismo della popolazione adulta non arriva al 60% e quello dei bambini che frequentano un’istituzione educativa non supera il 50%, Oltre 500mila bambini in età scolastica non sono mai entrati in una scuola (<a href="http://www.rebelion.org/docs/100525.pdf">Rapporto Clacso-Rebelion sull’Educazione</a>). La <a href="http://www.unesco.org/es/education/dynamic-content-single-view/news/unescos_education_priorities_in_haiti/back/9195/cHash/c3bbeff108/">Unesco ha stabilito </a>che almeno la metà delle 15mila scuole elementari e medie del paese sono state danneggiate severamente o distrutte e così anche il ministero della pubblica istruzione e le altre sedi dei poteri statali. <img border="0" hspace="4" alt="Messe.jpg" vspace="2" align="right" src="http://www.carmillaonline.com/archives/Messe.jpg" width="192" height="256" />        <br />Soprattutto per le ragazze dei quartieri poveri (ma non solo) è molto difficile concludere gli studi a livello secondario inferiore e superiore dati i costi delle istituzioni scolastiche private e il regime escludente che le governa, oltre al fatto che il sistema sociale e culturale prevalente è ancora legato alla tradizione cattolica conservatrice, a una vera e propria abitudine alla dipendenza materiale e spirituale della popolazione dal benefattore di turno o dalla volontà divina vista come fatalità o destino predeterminato. Tra gli altri, questi fattori spingono le donne ad essere relegate ai soli ruoli di casalinghe e madri, regolarmente abbandonate dai rispettivi mariti dopo pochi anni di convivenza e procreazione. Quindi tra un figlio e un altro, tra un uragano devastante e un terremoto, le possibilità concrete di uno sviluppo umano, lavorativo e sociale sono ridottissime per le donne che gestiscono giorno per giorno l’economia e la vita domestiche in uno stato endemico d’emergenza e privazione. Le donne sole a capo di una famiglia numerosa sono la normalità a Porto Principe.        <br />Le borse di studio concesse con le donazioni in favore della fondazione Yelè vengono promosse al pubblico come strumenti importantissimi che beneficiano ogni anno migliaia di bambini, ma questa è solo una parte della verità. Infatti, come informa Tom Luce in un’intervista, il godimento di queste elargizioni è ristretto solo alcune istituzioni private religiose e non è fruibile dai singoli individui richiedenti, quindi è inutile cercare di intervenire e segnalare i casi delle famiglie e dei bambini veramente più bisognosi, dato che questi non vengono nemmeno considerati dagli uffici e dagli operatori preposti in loco i quali adottano piuttosto un modus operandi burocratico e ostacolante.</p>
<p>Fine della prima parte (1/3)</p>
<p>Sostegno aiuti <a href="http://prohaiti2010.blogspot.com/">http://prohaiti2010.blogspot.com</a>/        <br />Video Port u Prince di Diego Lucifreddi: <a href="http://www.youtube.com/user/FabrizioLorussoMex">YouTube FabrizioLorussoMex</a>Foto Haiti e Aumohd: <a href="http://picasaweb.google.com/FabrizioLorussoMex/Haiti">Picasaweb.google.com Album Haiti</a>        <br />Alcune fonti necessarie:        <br /><a href="http://www.haitiaction.net/">http://www.haitiaction.net/ </a>        <br /><a href="http://www.haitiinformationproject.net/">http://www.haitiinformationproject.net/ </a>        <br /><a href="http://www.haitianalysis.com/">http://www.haitianalysis.com/ </a></p>
<p>http://www.blackcommentator.com/67/67_pina.html</p>
<p>Trailer documentario Kevin Pina: The Untold Story       <br /><a href="http://www.teledyol.net/KP/HUS/HUS.mp4">http://www.teledyol.net/KP/HUS/HUS.mp4</a>        <br /><a href="http://lamericalatina.net/">Lamericalatina.Net </a></p>
<p>DA:</p>
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		<title>La guerra civile c’è già</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 06:52:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zag</dc:creator>
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Due o tre cose. La guerra civile è già cominciata e da un po, solo che nessuno ci vuole credere e guarda da un&#8217;altra parte. Pensa a questa eventualità, pensando così di allontanarla, con gli spari per le strade ( cosa che avviene già, pensando non al primo caso di bomba carta alla sede del [...]]]></description>
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<p style="text-align: left">Due o tre cose. La guerra civile è già cominciata e da un po, solo che nessuno ci vuole credere e guarda da un&#8217;altra parte. Pensa a questa eventualità, pensando così di allontanarla, con gli spari per le strade ( cosa che avviene già, pensando non al primo caso di bomba carta alla sede del PD ai Parioli avvenuto in pieno pomeriggio) pensa ai pestaggi ( altrettanto cosa che avviene da parte di Forza nuova e di Casa Pound contro Gay, omosessuali, &quot;comunisti&quot; e tutti lo nascondono come &quot;ragazzate&quot;) alle barricate ( altrettanto avviene se si pensa alle decine di presidi fra popolo viola, lavoratori sui tetti sulle torri, e cosi via) ai morti e feriti ( cosa che avvengono non solo con gli omicidi bianchi (che tra l&#8217;altro son sempre avvenuti) ma con i suicidi per lo spettro della disoccupazione e perdita di identità). </p>
<p style="text-align: left">E si badi che fin&#8217;ora la fantasia nell&#8217;organizzare forme di protesta visibili mediaticamente ha avuto la meglio. Il salir sulle torri, sui tetti, lo strep tease, l&#8217;imprigionarsi nell&#8217;Asinara, e più ne inventano più queste perdono di efficacia mediatica, fino a che questa protesta non finirà con l&#8217;esplodere nella rabbia più incontenibile,. Perché altro che catene i lavoratori potranno perdere. Questi hanno perso anche queste!   <br />Il ceto politico e dirigente è allo sfascio più completo, non sa cosa fare e le poche cose che fa, fan ridere i polli per la goffaggine e l&#8217;insipienza. E l&#8217;opposizione dov&#8217;è? E le supposto forze democratiche dove sono? Incapace di incanalare le forme di protesa che si alzano nel paese, quella classe dirigente che invece dovrebbe guidare e poter dare uno sbocco politico a questo sfasciume. E badate questo ragionamento lo sto facendo sempre nell&#8217;ottica di una democrazia borghese, nell&#8217;ambito di quei ruoli e compiti che partiti , sindacati istituzioni dovrebbero avere in una società a democrazia borghese e parlamentare. Il sindacato, la CGIL ormai unico appena appena che si possa chiamare ancora così, per fortuna indice scioperi, ma sterili se non accompagnate da una posizione , forte, intransigente sulle soluzioni da adottare nel campo del lavoro, ma si limita solo a gridare slogan generici e fumosi. Il popolo viola , l&#8217;Onda (per la verità dormiente e stordita da una cosa più grande di loro) continua a organizzare sit in, proteste( per fortuna)&#160; ma anche loro incapaci di dare uno sbocco politico, ingabbiati in slogan e soluzioni che potevano andar bene qualche anno fa e in presenza di una forza politica parlamentare con altro carisma e altri uomini e altra strategia. Gridare oggi che non è tempo dell&#8217;Aventino ( son d&#8217;accordo se questo è inteso solo come forma passiva e di rinuncia, e non come strategia attiva e propositiva politicamente) Oggi la situazione è completamente stravolta rispetto ad alcuni mesi fa ed è talmente in evoluzione che già il mattino è diverso dal pomeriggio.</p>
<p>Il discredito e la mancanza di credibilità nelle istituzioni ha raggiunto la punta più alta. Da un sondaggio risulta che appena il 7 -8 % ha fiducia nelle istituzioni. Tutti aspettano che siano gli altri a prendere decisioni e scaricano su altri le colpe e le responsabilità delle decisioni. Oggi , più che mai, basterebbe un soffio di farfalla, un colpo di alito per far precipitare la situazione. Tutti lo sanno, nessuno fa niente e tutti pensano che cosi non potrà essere, confidando in un quid che non c&#8217;è più oramai, pensando così di allontanare&#160; lo spettro. E il vuoto di potere , che ancor di più ci attende nei prossimi anni, non faciliterà la soluzione. Comunque andranno le cose, qualsiasi sia la decisione dei giudici sui quali tutti stanno scaricando le responsabilità e il decisionismo, queste elezioni saranno fasulle, truccate dalle Alpi fin alle isole. Piovono richiami alla Corte costituzionali da tutte le parti, ricorsi delle liste minori per riammissioni per ritardi nella consegna delle liste. Perché qualsiasi siano le decisioni dei giudici amministrativi , a questi non spetta il compito di dare parere di costituzionalità del decreto e quindi sono obbligati a rispettare le leggi vigenti e in base a questo decreto i vizi di forma devono essere superati rispetto alla sostanza. E il decreto non può avere valore solo per la Lombardia o per la Puglia. Quindi il dopo elezioni avrà come prima conseguenza un vuoto di potere assurdo o quantomeno un vuoto di credibilità amministrativa in atti presi da amministratori in odore di decadimento .</p>
<p>Andare a votare in queste condizioni è pura follia suicida. Occorre costringere le forze politiche a rinunciare ,boicottando le elezioni, ritirando le candidature, tutte, e chiedere ,a gran voce , il rinvio ovunque delle votazioni e il rifacimento delle leggi elettorali per la raccolta delle firme, in cui il responsabile politico della lista autocertifichi l&#8217;autenticità delle stesse e permettere cosi a tutti di partecipare alle elezioni, piccoli e grandi. Consentire a tutte le liste di partecipare gratuitamente agli a spazi audiovisivi di tutte le tv e radio e giornali pubblici e privati garantendo parità di accesso. Eliminare lo sbarramento che varia da regione a regione perché la democrazia è aggiungere voce, non eliminarle.</p>
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		<title>Gli “impresentabili”… Formigoni ed Errani: “ineleggibili” ma candidati!</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 06:19:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaspare Serra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa prevede la legge?
A seguito della legge costituzionale n.1 del 1999 (che introdusse, per le regioni ordinarie, l’elezione diretta dei presidenti di regione), la legge quadro dello Stato n. 165 del 2004 ha fissato alcuni “principi generali” cui le regioni sarebbero state vincolate nel rinnovare la propria legislazione elettorale.   Tra questi, vi è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p>Cosa prevede la legge?</p>
<p>A seguito della legge costituzionale n.1 del 1999 (che introdusse, per le regioni ordinarie, l’elezione diretta dei presidenti di regione), la legge quadro dello Stato n. 165 del 2004 ha fissato alcuni “principi generali” cui le regioni sarebbero state vincolate nel rinnovare la propria legislazione elettorale.   <br />Tra questi, vi è il principio della “non immediata rieleggibilità”, allo scadere del secondo mandato, del presidente della giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto (in pratica, un “divieto di terzo mandato” consecutivo per i governatori).</p>
</p>
<p>Due sono i punti più “controversi” di tale normativa:   <br />I- tale principio è “direttamente applicabile” (a prescindere dall’emanazione di una conforme legge regionale)?    <br />II- inoltre, lo stesso deve intendersi “retroattivo” (nel novero dei mandati consecutivi, dunque, devono ricomprendersi anche quelli precedenti l’entrata in vigore della legge n. 165 del 2004)?    <br />Pur essendo vero che il legislatore statale non si è espresso in maniera inequivoca, la risposta comunemente data dal mondo giuridico-accademico è, però, positiva ad entrambi i quesiti.</p>
<p>E’ vero, infatti, che la legge del 2004 rinvia, per la “disciplina di dettaglio”, alla legislazione regionale (che, colpevolmente, in alcune regioni, tra cui Lombardia ed Emilia Romagna, non è ancora stata emanata), ma i maggiori costituzionalisti si sono espressi in favore della “diretta applicabilità” del principio su esposto.   <br />Se così non fosse, del resto, si otterrebbe il risultato paradossale:    <br />- di vincolare le regioni “solerti” (nell’approvare una nuova legislazione regionale) a dare immediata applicazione alla legge dello Stato;    <br />- e di premiare, di contro, le regioni “inadempienti” (lasciandole libere di violare apertamente un “principio fondamentale” sancito da una legge dello Stato)!</p>
<p>Gli esperti, inoltre, concordano nel sostenere la “retroattività” del divieto.   <br />Per far scattare il “vincolo del doppio mandato”, quindi, occorre tenere conto:    <br />- non solo dei mandati vigenti (o successivi) al momento dell’entrata in vigore della legge n. 165 del 2004;    <br />- bensì anche di tutti quelli “immediatamente precedenti” all’entrata in vigore della legge.</p>
<p>QUANDO LA POLITICA SI PONE “AL DI SOPRA DELLE LEGGI”…</p>
<p>Cosa sta avvenendo, invece, in Lombardia ed Emilia Romagna (come per “par condicio”, la prima roccaforte di Silvio Berlusconi, la seconda storica “regione rossa”)?   <br />In Lombardia Roberto Formigoni, che governa la regione dal 1995 (ossia da ben 15 anni e tre mandati consecutivi), è ricandidato per la quarta volta successiva alla presidenza della regione.    <br />In Emilia Romagna, invece, Vasco Errani, che presiede la regione dal 1999 (ossia da 11 anni), è ricandidato per la terza volta consecutiva!    <br />Tutto questo:    <br />- nel più palese “dispregio della legge” (che rende “ineleggibili” entrambi i candidati, come dichiarato da Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale);    <br />- e nel più comodo “silenzio bipartisan” da parte degli schieramenti avversi (sembra quasi che il centrodestra e il centrosinistra abbiano siglato un tacito “accordo di non belligeranza”, avendo interesse comune a non denunciare pubblicamente la questione!).</p>
<p>Il problema che ciò solleva riguarda il funzionamento stesso di una democrazia moderna.   <br />Ossia, può il mero consenso elettorale (la “sostanza” di una democrazia):    <br />- derogare impunemente alle “forme” (introdurre deroghe alla legge “non previste dalla legge”)?    <br />- E, dunque, legittimare candidature di per sé “illegittime”?</p>
<p>Questa “anomalia” si trasforma in “paradosso” nel caso del Pd, forse l’unico partito in Italia ad avere uno statuto che (all’art. 22) afferma testualmente che “gli iscritti al Partito Democratico non possono ricoprire una carica monocratica di governo o far parte di un organo esecutivo collegiale per più di due mandati pieni consecutivi (o per un arco temporale equivalente)”.   <br />Uno statuto, evidentemente, democratico ma ampiamente “violato” (visto, tra l’altro, che lo stesso documento stabilisce per i parlamentari del Pd un limite di tre mandati consecutivi, anch’esso vistosamente sottoposto a “deroghe impreviste”: si veda il caso dell’on. Massimo D’Alema).</p>
<p>In un Paese normale:   <br />- tali candidature avrebbe suscitato una sentita reazione indignata da parte, prima ancora che dei cittadini, degli stessi esponenti dei partiti e dei loro militanti;    <br />- e le leggi dovrebbero prevalere sul mero “consenso” (o, tanto più, sui sondaggi), poiché espressione di un Parlamento chiamato proprio a dar “forma legislativa” al consenso liberamente espresso dai cittadini nelle urne!    <br />In Italia, invece, le cose funzionano diversamente, prevalendo:    <br />- sia un comune disprezzo per le regole, per le formalità e per i controlli (la “deroga” è l’unica vera regola, mentre la legalità l’eccezione!);    <br />- sia una generalizzata esaltazione della funzione “auto-legittimante” del consenso elettorale, capace di prevalere finanche sulle leggi dello Stato o sulle decisioni della Magistratura (il voto popolare è regolarmente utilizzato come “colpo di spugna” con cui sanare irregolarità o mascherare misfatti e cattivi costumi!).</p>
<p>La vera “anomalia politica italiana”, dunque, è il mancato rispetto delle regole, quasi “per principio!   <br />E, purtroppo, le recenti “peripezie” nella presentazione delle liste Polverini nel Lazio e Formigoni in Lombardia (con conseguente “decreto salva irregolarità”) rappresentano solo l’ennesima ulteriore conferma…</p>
<p>Gaspare Serra</p>
<p>Blog “Spazio Libero!”</p>
<p>Gruppo “Riformiamo lo Stato, rinnoviamo la Politica, ravviviamo la Democrazia!”</p>
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		<title>Il dato politico è… che fare?</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 06:06:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zag</dc:creator>
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A me pare che occorre ora , che la frittata è stata fatta, analizzare l&#8217;avvenuto e pensare a come procedere. Io credo che si era creata una situazione quasi farsesca, che aveva superato, di molto, ogni fantasia romanzesca. Il partito di maggioranza, accreditato da tutti , specialmente il Lombardia a surclassare le coalizioni avverse, fa [...]]]></description>
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<p>A me pare che occorre ora , che la frittata è stata fatta, analizzare l&#8217;avvenuto e pensare a come procedere. Io credo che si era creata una situazione quasi farsesca, che aveva superato, di molto, ogni fantasia romanzesca. Il partito di maggioranza, accreditato da tutti , specialmente il Lombardia a surclassare le coalizioni avverse, fa degli errori madornali, o per sciatteria, come credo in Lombardia, e per arroganza o per diatribe interne ( l&#8217;allontanamento dall&#8217;ufficio elettorale dovuto ad un cambio di candidati dell&#8217;ultimo minuto). </p>
<p>Quale che sia la causa , di certo, oggettivamente non si poteva andare alle elezioni con un vulnus di siffatta portata. Indipendentemente da chi e come si era arrivati a tale situazione si doveva sanarla. Su questo, credo si sia tutti d&#8217;accordo. Ora le soluzioni proposte o sotto intese, da parte dei due schieramenti dimostravano palesemente le loro anime. Da un lato l&#8217;arroganza del potere e al contempo il &quot;me ne frego&quot; della maggioranza. Dall&#8217;altro il timido approccio al problema e alle soluzioni, lasciando intendere &quot;fate come volete , ma coinvolgeteci e fateci partecipare.&quot; In mezzo il Colle il quale , impacciato e intimidito dalle mille offensive subite nel passato, incapace di offrire lui una soluzione condivisa, ha subito il ricatto e l&#8217;intimidazione subita la sera precedente alla firma dall&#8217;infuriato Berlusconi, che è uscito rinfacciando che non aveva bisogno di lui e che gli avrebbe messo contro la piazza.   <br />Alla fine ha vinto l&#8217;arroganza del potere. Da questa analisi, credo , che non si possa addossare tutte le responsabilità al Colle, ne soffermarsi solo all&#8217;atto finale, la firma, che dal punto di vista puramente tecnico , non poteva rifiutare di apporre. Ma dalla combinazione della debolezza politica e strategia del Pd e dei suoi alleati, dalla timidezza del Capo dello Stato e dalla arroganza della maggioranza.</p>
<p>Come si sarebbe dovuto uscirne??</p>
<p>Avere le palle per chiedere il rinvio delle elezioni, nel frattempo in tempi brevissimi preparare un decreto legge che rivedesse , in senso meno burocratico e senza la pregiudiziale di sottofondo di apporre difficoltà per le liste   <br />minori. Ma per fare questo ci volevano altri leader, altri menti, ci voleva una strategia di chiarezza e non sotterfugi, inciucio.</p>
<p>Quali possono essere ora gli sviluppi?   <br />Io penso che alle elezioni, comunque andrà bene per la destra, non vi saranno sorprese clamorose. Gli elettori di destra, anche se per una volta, anche loro, non tutti, voteranno tappandosi il naso. Vi sarà al contempo una forte astensione, ma questo non conta ai fini dei rapporti di forza all&#8217;interno del parlamento, ma solo come segnale, che tutti puntualmente faranno finta di non vedere ne sentire. I malumori, le promesse di battaglie e di roghi della vigilia scemeranno piano piano. Durante la campagna elettorale di tutto si parlerà , meno delle cose da    <br />fare o che si promettono di fare e di disoccupazione, crisi che non c&#8217;è, licenziamenti, cig , aumento dei prezzi , in primis del petrolio, anche in presenza di stagnazione cioè in piena di stagflazione , di pericolo    <br />di default per i paesi più deboli della UE( Grecia insegna) e di come, nel piccolo a livello di politiche regionali, si intende fronteggiare l&#8217;emergenza.    <br />Ma questo è un altro film.</p>
<p>Quale potrebbe essere una strategia?   <br />MA qui siamo nel campo puramente teorico, visto le forze in campo ed i rapporti di forza. E appunto per questo la parola dovrebbe passare ai cittadini, e non vista come massa, ma come individui, partendo da ogni    <br />singolarità. Approfittare di ogni manifestazione, dimostrazione di questi giorni e nei giorni a divenire, attraverso la partecipazione su internet, sommergere i siti dei partiti e delle organizzazioni e dei leader sia della maggioranza che dell&#8217;opposizione , per urlare e chiedere a gran voce e con forza una azione forte e decisa. Il boicottaggio delle elezioni!!. Ritirare tutti i candidati della sinistra da una competizione truccata!!. Non un passivo Aventino, ma chiedere il rispetto delle regole e della legalità. Una soluzione chiara, limpida, trasparente, nel rispetto della legalità Chiedere un atto del governo per il rinvio delle elezioni, la revisione della legge sulla presentazione delle liste vista in chiave antiburocratica e cavillosa tale da permettere fin&#8217;anche alle liste minori di poter partecipare e    <br />competere ad armi pari. Ogni competizione elettorale dovrebbe essere un azzeramento del passato ed un ricominciamo da zero.</p>
<p>A tutte le liste devono essere date le stesse chance.</p>
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		<title>Negli abissi della democrazia o verso le vette di una moderna tirannia</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 05:59:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvio Favari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“L’Italia è un re(s)privata fondata sull’interesse personale e sull’incertezza del diritto”. Questo potrebbe essere l’incipit della nuova costituzione dell’Italietta odierna, già, nei fatti, costituzione sostanziale, avallata, oramai, persino da chi della Costituzione, si dice, sia o dovrebbe essere il supremo garante.

E’ un nuovo tipo di regime, in cui non si aboliscono, come in passato, le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p>“<em>L’Italia è un re(s)privata fondata sull’interesse personale e sull’incertezza del diritto</em>”. Questo potrebbe essere l’<em>incipit</em> della nuova costituzione dell’Italietta odierna, già, nei fatti, costituzione sostanziale, avallata, oramai, persino da chi della Costituzione, si dice, sia o dovrebbe essere il supremo garante.</p>
</p>
<p>E’ un nuovo tipo di regime, in cui non si aboliscono, come in passato, le istituzioni scomode né è necessario cancellare coloro che riescono a conservare un briciolo di indipendenza. Semplicemente ci si passa sopra, si va oltre, si cambiano le regole in corsa, persino quando su quelle regole qualcuno si è già espresso. Nessun bisogno di riforme costituzionali o di rafforzare il potere dell’esecutivo, tanto se c’è un problema ci si riunisce la sera, si scrive in pochi minuti un bel decreto e tutto è sistemato…</p>
<p>Se fino a qualche tempo fa si parlava, giustamente, di <em>vulnus </em>alla democrazia, di deriva autoritaria, oggi l’arbitrio sembra assurto esso stesso a regola fondante della politica, estrema realizzazione di quel decisionismo di marca craxiana- berlusconiana che contrappone un paese che fa, non importa cosa, basta che sia redditizio (per pochi), all’Italia giurassica di chi prova ancora a sostenere, invero con molto coraggio, la necessità di conservare una prospettiva&#160; più ampia, di chi continua a guardarsi indietro per poter poi, consapevolmente, proiettarsi in avanti, quindi l’Italia dei fannulloni e dei disfattisti, delle metastasi che ancora pensano di poter vivere in un paese dove, pur confinate in novelle riserve indiane (pardon italiane), le regole si possano ancora ritagliare un piccolo spazio. <em>Quousque tandem</em>?</p>
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		<title>Borsa Greca Seri Draghi Stesse Facce Stesse Razze</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 05:56:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Doriana Goracci</dc:creator>
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Siamo seri. In religioso silenzio ascoltiamo, innalzando i nostri cuori al Signore: ” Sono misure molto serie», ha detto Draghi a margine di un convegno all’Università di Roma III, facendo riferimento ai tagli fiscali varati dal governo di Atene. 
In particolare l’esecutivo greco ha predisposto un piano per il contenimento della spesa pubblica per complessivi [...]]]></description>
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<p><strong></strong></p>
<p>Siamo seri. In religioso silenzio ascoltiamo, innalzando i nostri cuori al Signore: ” Sono misure molto serie», ha detto Draghi a margine di un convegno all’Università di Roma III, facendo riferimento ai tagli fiscali varati dal governo di Atene. </p>
<p>In particolare l’esecutivo greco ha predisposto <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2010/03/grecia-ulteriori_misure-tagli_spesa_pubblica.shtml?uuid=ad81e190-26b1-11df-b067-ae5dbc7804ba&amp;DocRulesView=Libero&amp;correlato">un piano per il contenimento della spesa pubblica</a> per complessivi 4,8 miliardi con lo scopo di ridare sostenibilità ai conti dello Stato e riavviare un percorso di crescita dell’economia.” In altrettanto religioso silenzio finanziario, tanto non ci si capisce niente,&#160; abbiamo <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2010/03/grecia-ulteriori_misure-tagli_spesa_pubblica.shtml?uuid=ad81e190-26b1-11df-b067-ae5dbc7804ba&amp;DocRulesView=Libero&amp;correlato" target="_blank">letto il 3 marzo</a> che “Anche l’agenzia Moody’s, infine, ha definito il piano «un chiaro segnale dell’intenzione del governo di riassumere il controllo sulle finanze pubbliche” e&#160; riconosce che il miglioramento dei conti ellenici non è fattibile «dall’oggi al domani», e che al governo deve essere lasciato il tempo di mettere in pratica i suoi piani.”</p>
<p>E noi sono decenni che li facciamo lavorare, in silenzio. In Grecia un po’ meno. I risparmi del consiglio&#160; dei&#160; Ministri di Atene, di ben 4,8 miliardi di euro,&#160; deriva a quanto pare e per buona parte,da effettivi tagli alla spesa. Nello specifico, l’esecutivo avrebbe previsto da tagli&#160; del 30% delle tredicesime degli statali, e del 60% le quattordicesime, un aumento del 20% delle imposte di alcolici e tabacchi.Tant’è che i <span style="font-weight: bold">dipendenti pubblici già da tempo </span>avevano proclamato un <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2010/02/sciopero-generale-grecia-atene-scontri-polizia-manifestanti.shtml?uuid=09e884a8-2152-11df-9577-f5c6c14bceee&amp;DocRulesView=Libero">nuovo sciopero </a>per il 16 marzo.</p>
<p>E’ da tempo che sono in piazza, nonni e nipoti.Li chiamano, quando non ci sono feriti e morti, “attimi di tensione”, come le belle <a href="http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?p=1&amp;pm=&amp;IDmsezione=10&amp;IDalbum=24641&amp;tipo=FOTOGALLERY#mpos" target="_blank">fotografie della Stampa</a>: tassazione maggiore per tredicesime e quattordicesime, il congelamento delle pensioni, dei salari pubblici,&#160; il blocco delle assunzioni, l’aumento dell’età pensionabile a 63 anni entro il 2015, l’aumento delle tasse sulla benzina, gli alcolici e i tabacchi e l’aumento dell’Iva.</p>
</p>
<p>Il 24 febbraio c’era già stato un titolo <a href="http://solleviamoci.wordpress.com/2010/02/24/grecia-sciopero-contro-piano-austerita-paese-bloccato-scontri-polizia-anarchici-gros-rischio-argentino-per-la-grecia/" target="_blank">Grecia, sciopero contro piano austerità: paese bloccato. scontri polizia anarchici.</a> </p>
<p>Verosimilmente non corretti.Lo stesso giorno:&#160; <span style="color: #ea0000"></span>treni, navi, scuole, uffici, supermarket, banche, ospedali, tribunali e&#160; black out informativo paralizzarono la Grecia e non era la prima volta. Forse l’abbiamo scordato il passato, malgrado sostengono ancora che abbiamo noi, la stessa faccia e siamo la stessa razza. Dei sindacalisti come quelli greci, sicuramente si: “Il popolo greco è ben consapevole che la situazione fiscale del Paese è terribile…ma le misure (adottate dal governo, ndr) non sono corrette», ha denunciato il capo del sindacato Gsee, Yiannis Panagopoulos, chiedendo «un’equa distribuzione degli oneri in modo che i lavoratori dipendenti e i pensionati non paghino il prezzo per una crisi che non hanno creato loro»<a href="../10151-atene-e-il-fuoco-greco/" target="_blank">Grecia in fiamme? </a>Già <a href="http://www.youtube.com/watch?v=PcOsDaBMbyk" target="_blank">vista nel&#160; 2007</a>: nessun colpevole.</p>
<p>Veniamo a paesaggi marini, più distensivi e&#160; tardo primaverili. Il 19 maggio 2009 esce un articolo, non sulla stampa ufficiale ma a cura di Peacereporter: <a href="http://it.peacereporter.net/articolo/15810/Grecia%2C+vertice+del+Bilderberg+Group%3A+brutta+esperienza+per+l%92inviato+del+Guardian">Grecia, vertice del Bilderberg Group: brutta esperienza per l’inviato del Guardian.</a>“Una brutta esperienza per lo scrittore, commediografo e attore Charlie Skelton, inviato dal quotidiano britannico <em>Guardian </em>a Vouliagmeni, in Grecia, per scrivere un reportage ironico sulla riunione del Bilderberg Group. Skelton, che come tutti i giornalisti non poteva nemmeno avvicinarsi alla sede del vertice, il lussuoso Nafsika Astir Palace Hotel, è stato costantemente pedinato da due agenti di polizia in borghese e arrestato per ben due volte perché scattava fotografie. “Agenti della sicurezza greca mi hanno seguito, minacciato, intimorito, arrestato, altri mi hanno mentito”, ha scritto Skelton sulle pagine del <a href="http://www.guardian.co.uk/world/series/charlie-skeltons-bilderberg-files" target="_blank"><em>Guardian</em></a> <a href="http://www.guardian.co.uk/world/series/charlie-skeltons-bilderberg-files" target="_blank">online</a>, dove il giovane scrittore spiega come abbia chiesto spiegazioni e aiuto in diverse stazioni della polizia di Atene senza ottenere nessun aiuto, finendo con il sentirsi così minacciato da decidere di andare a denunciare l’accaduto all’ambasciata britannica di Atene.Il Bilderberg Group riunisce ogni anno a porte chiuse, dal 1954, l’élite politico-economia-militare occidentale per concertare le linee guida a cui tutti i governi, le banche centrali e gli organismi internazionali devono poi attenersi. E’ considerato il più potente e riservato organo decisionale del pianeta.<em>Quest anno, l’ordine del giorno dei lavori trapelato dal summit comprendeva: Il futuro dell’economia Usa e del dollaro; La disoccupazione Usa: soluzioni e previsioni; Depressione o stagnazione prolungata?; La ratifica del Trattato di Lisbona.</em>Da questa mattina circola in rete anche una <a href="http://it.peacereporter.net/articolo/15804/Chi+c%27%E8+era+quest+anno+al+Bilderberg%3F" target="_blank">lista</a>, non completa e non ufficiale, dei partecipanti all’incontro di Vouliagmeni: gli italiani presenti nell’elenco sono il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, l’ex premier Romano Prodi, gli economisti Mario Monti e Tommaso Padoa-Schioppa, il vicepresidente Fiat, John Elkann e l’amministratore delegato di Telecom, Franco Bernabè.”</p>
<p>Il 20 maggio è la volta di <a href="http://www.carta.org/campagne/migranti/17509" target="_blank">Carta</a>, non so quanti lettori abbia. Chi c’era alla riunione del Bilderberg Group? “Dal 14 al 17 maggio, in un resort turistico greco, c’è stata la riunione annuale del più esclusivo ed elusivo consesso di potenti mondiali. La lista ufficiosa dei partecipanti include Prodi, Draghi, Bernabé, Monti, Pado-Schioppa e John Elkann. Anche noi abbiamo qualche domanda da fare. Per la precisione, due. La prima è: dove eravate tra il 14 e il 17 maggio? Chiamati a rispondere sono, per ora, Romano Prodi, Franco Bernabé, Mario Draghi, John Elkann, Mario Monti e Tommaso Padoa-Schioppa. C’è infatti la possibilità che l’ex presidente del consiglio, il capo di Telecom Italia, il governatore della Banca d’Italia, il rampollo della Fiat, il presidente della Bocconi e l’ex ministro dell’economia fossero tutti assieme, nello stesso momento, nello stesso posto. A Vouliagmeni, in Grecia, in un hotel di lusso, il Nafsika Astir Palace, a una ventina di chilometri a sud di Atene. Lì si è tenuto il meeting annuale del cosiddetto Bilderberg Group. Il nome deriva da un hotel olandese, a Oosterbeek, vicino Arnhem, dove si è svolto, nel 1954, il primo incontro di quello che è considerato il più esclusivo, e segreto, club di potenti    <br />Il Bilderberg è una specie di fratello cattivo del World economic forum di Davos, solo che a differenza del Wef, non ci sono telecamere, rockstar [forse], conferenze stampa o photo opportunities. Non c’è in effetti nemmeno un sito web ufficiale, anche se esiste, a Leida, un ufficio del Bilderberg Group.Quest’anno sembra che la polizia greca abbia fatto un errore. Più di uno anzi: pedinare, molestare, minacciare, arrestare tre volte e poi rilasciare Charlie Skelton, scrittore e attore britannico, mandato a Vouliagmeni dal quotidiano The Guardian, che ha puntualmente pubblicato tutti i suoi articoli, dal 13 al 19 maggio. Pedinare, molestare, minacciare e farsi scoprire…L’altra novità di quest’anno è che per la seconda volta nel giro di pochi anni è filtrata [ad arte?] una lista di partecipanti. Non si sa se sia una lista completa o parziale, ma è un punto di partenza. Tra i nomi, compare anche quello di Peter Mandelson, ministro dell’economia e dello sviluppo nel governo laburista di Gordon Brown. Incalzato dalle domande del Guardian, l’ufficio stampa di Mandelson ha dovuto ammettere: «Sì, Mandelson è stato al Bilderberg quest’anno».    <br />Gli italiani che compaiono nella lista sono i destinatari della nostra prima domanda. È sospetto che nell’elenco non ci sia nessuno del governo in carica. Quindi l’intera storia potrebbe essere una artificiosa e sottile macchinazione per screditare alcune delle figure più scomode per il presidente del consiglio. Oppure tra le trame del Bilderberg potrebbe esserci la prossima, imminente caduta del governo Berlusconi. Se così fosse, e questa è la seconda domanda, dovremmo essergliene grati?”</p>
<p>Mi&#160; cimentai&#160; anch’ io e non avevo letto chi mi aveva preceduto, scusate quindi l’approssimazione casalinga. <a href="http://www.politicamentecorretto.com/index.php?news=13131" target="_blank">Chi li ha visti quelli del Bilderberg Group?</a> : “<em>… mi chiedo come mai i Media tutti, che ci riportano anche i fiati notturni emessi dai nostri cari al governo non ci fanno sapere niente di quei 130 e più che si incontrano dal 1954 in un albergo ospitale, quest’ anno alle porte di Atene ? …Franco Bernabè, John Elkann, Mario Monti,Tommaso Padoa Schioppa, Paolo Scaroni, Giulio Tremonti, Giovanni e Umberto Agnelli, Emma Bonino, Rodolfo De Benedetti, Ferruccio De Bortoli, Mario Draghi, Paolo Fresco, Corrado Passera, Marco Tronchetti Provera, Alessandro Profumo, Gianni Riotta, Carlo Rossella, Renato Ruggiero, Domenico Siniscalco, Walter Veltroni, Ignazio Visco, Alfredo Ambrosetti, Emma Bonino, Lucio Caracciolo, Luigi C.Cavalchini, Adriana Ceretelli, Innocenzo Cipolletta, Giampiero Cantoni, Mario Draghi, Francesco Giavazzi, Gabriele Galateri, Gian C. Cittadini Cesi, Ferruccio De Bortoli, Gianni De Michelis, Giorgio La Malfa, Rainer S. Masera, Cesare Merlini,Virginio Rognoni, Sergio Romano, Stefano Silvestri, Barbara Spinelli, Ugo Stille, Paolo Zannoni…</em>    <br /><em>Questi i nomi&#160; in ordine sparso, raccattati,&#160; dei signori di Casa Nostra, tra i quali operatori di spicco come i <a href="http://www.conciliatorebancario.it/ombudsman.html" target="_blank">Conciliatori Bancari Finanziari</a>, l’Ombusdman,” il giudice alternativo cui possono rivolgersi i clienti per risolvere gratuitamente le controversie con le banche e gli intermediari finanziari, dopo aver presentato reclamo presso l’ “Ufficio Reclami” della propria banca”. Merita segnalare che “La riservatezza degli incontri del Bilderberg è rimasta relativamente intatta fino a che nel Parlamento europeo, nelle ultime settimane del 2004, non è salito alla ribalta il caso Diamandouros. Nell’occasione della rielezione del greco <a title="Nikiforos Diamandouros (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Nikiforos_Diamandouros&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank">Nikiforos Diamandouros</a> nella carica di <a title="Mediatore europeo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mediatore_europeo" target="_blank">mediatore europeo</a>, il cosiddetto <a title="Ombudsman" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ombudsman" target="_blank">ombudsman</a>, fu contestata l’appartenenza di Diamandouros al Gruppo Bilderberg: «Questa potentissima&#160; lobby mira a conquistare posizioni nelle istituzioni dell’ Unione Eurpea vantaggio dei suoi membri ed è strutturata con il meccanismo della segretezza quale obbligo assoluto dei membri. Chi vuol essere mediatore Europeo non può vantare la partecipazione come membro di una lobby. Diamandouros ha persino partecipato ad una apposita conferenza Bilderberg come membro, mentre era Ombudsman greco» </em><em>(intervento di Giuseppe Fortunato)”. E dal momento che incombe l’allarme Iran degli Esperti – ” <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Esteri/?id=3.0.3338469654" target="_blank">Da Teheran</a> il missile può raggiungere Mosca, Atene e il Sud dell’Italia” – ed Israele commenta che dovrebbe essere fonte di preoccupazione non per loro ma per l’Europa, chiedo ai Media cosa sanno e perchè non dicono&#8230;Seppure&#160; non mi appassiona per niente l’agone futuro dell’Urna, alternata al terrorismo globale, posso non ravvedere <a href="http://www.youtube.com/watch?v=g-mNpS8V9v8&amp;feature=related" target="_blank">il nuovo ordine mondiale</a>? Chi li ha visti e sentiti, quelli del Gruppo,&#160; batta un colpo. <a href="http://www.reset-italia.net/2010/03/05/2008/07/26/lisbona-zitta-zitta-avanza/" target="_blank">Zitta zitta avanza Lisbona</a> ed il&#160; silenzio&#160; è talmente profondo che strilla come in antica memoria i veri titoli dei quotidiani globali&#160; con i&#160; venti noti di guerra, scritti dagli umani.”</em></p>
<p><em>Pizzica le corde, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rebetiko" target="_blank">rebetiko</a>. Che volete siano 70 anni, dalla guerra alla Grecia. Ce ne sarà un’ altra, che&#160; salverà a tutti, l’Economia.Immagini felici…      <br /></em></p>
<p><em>E l’ <a href="../6307-fuorilegge-in-musica-opa-cupa/" target="_blank">Opa</a> , l’Offerta pubblica del Voto, questa volta, si fa sempre più cupa.Cari draghi e maghette della finanza, sapeste che <a href="http://www.youtube.com/watch?v=CuQz3zb7LGI" target="_blank">felici naufragi</a>, lontano lontano da voi…seri.      <br /></em>    <br /><em>Doriana Goracci</em></p>
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		<title>“C’era una volta”… Le storie ora ce le raccontano i brand</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 05:46:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mag</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Storytelling oriented: è la caratteristica che contraddistingue sempre di più la comunicazione dei brand, che puntano sulla potenza del racconto per accrescere&#160; l’efficacia del messaggio, puntando sulla componente empatica.

Curiosità, interesse, divertimento, sorpresa, meraviglia&#8230; in una parola: coinvolgimento. L’utilizzo di strategie fortemente narrative sono proprie ormai di tantissime aziende e spaziano in settori differenti.
Molto probabilmente questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p align="left"><strong>Storytelling oriented</strong>: è la caratteristica che contraddistingue sempre di più la comunicazione dei brand, che puntano sulla potenza del racconto per accrescere&#160; l’efficacia del messaggio, puntando sulla <strong>componente empatica</strong>.</p>
<p align="left">
<p align="left"><strong>Curiosità, interesse, divertimento, sorpresa, meraviglia&#8230; </strong>in una parola:<strong> coinvolgimento</strong>. L’utilizzo di strategie fortemente narrative sono proprie ormai di tantissime aziende e spaziano in settori differenti.</p>
<p align="left">Molto probabilmente questa pratica di comunicazione ha subìto un’accelerazione repentina grazie allo <strong>straordinario successo che lo strumento video ha avuto nel web</strong>: la Rete concede di sperimentare, di lanciare teaser e trailer, stimolando curiosità e interesse.</p>
<p>Le strategie possono essere le più diverse: da brevi clip sparsi in Rete che ci lasciano un po’ spiazzati e che ci inducono a volerne sapere di più, a clip più strutturati che puntano sull’energia e la passione fino a vere e proprie <em>viral stories</em>.</p>
<p>Esempio recente della prima categoria è quanto hanno realizzato in casa <strong>Smart</strong> con il progetto internazionale <strong><a href="http://www.be-smart.tv/">Be-Smart.tv</a></strong>: una serie di sei cortometraggi pubblicitari, presentati prima sul web e successivamente in tv.</p>
<p><strong><em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=YGH2DLHuIf0&amp;feature=related">Love Story</a></em></strong> è il primo teaser di 10’’ apparso in Rete (che ci spinge a chiederci come finirà), anticipa un filmato più lungo presentato sul sito <a href="http://www.be-smart.tv/">www.be-smart.tv</a>.</p>
<p>Quello che colpisce è la qualità raggiunta dallo storytelling: in alcuni casi, infatti, le soluzioni stilistiche adottate creano dei veri e propri gioielli.</p>
<p>Ambientazioni cinematografiche e testimonial d’eccezione sono gli elementi fondanti della campagna di luxury storytelling <strong><a href="http://www.ladydior.com/">Lady Dior</a></strong>, che ha visto l’attrice Marion Cotillard come protagonista di una storia degna del più classico cinema noir. Vedere per credere il cortometraggio, <strong>disponibile solo sul web,</strong> <strong><a href="http://www.ladydior.com/thefilm/">The Lady Noir Affair</a></strong>, realizzato da Olivier Dahan, regista Oscar di <em>La Vie En Rose</em><strong>.</strong></p>
<p>Effetti da <strong>“action-movie”</strong> invece per il popolarissimo spot di Canal +, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=XK9HTE04JG0">Wardrobe (The Closet)</a>. La breve sequenza (poco più di un minuto) è stata costruita con una geniale dinamica narrativa, contribuendo a rendere estremamente virale il video, che infatti ha riscosso un enorme successo in Rete.</p>
<p>Le dinamiche <strong>di irradiazione dei video in rete possono essere le più diverse</strong> ma il ruolo centrale è giocato dalla narrazione: <strong>si racconta una storia</strong>. Sarà interessante seguire l’evoluzione dello storytelling soprattutto sarà sorprendente vedere fino a che punto si mescolerà con i contenuti user generated, prevedendo forse una co-narrazione che “viaggerà” sui diversi canali web.</p>
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		<title>Rai Mediaset Informazione</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 05:38:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Doriana Goracci</dc:creator>
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Bagliori di Rai. Nel 1996 ho conosciuto Michele Santoro, a Via Teulada. Stavo dentro alla Rai, come dipendente Comit, quella che ancora era la Banca Commerciale Italiana, privatizzata, a fare il “borsino”. Lui, Michele Santoro, aveva appena preso la decisione di andare fuori dalla Rai. Lo raggiunsi al bar di via Teulada, non ci avevo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- google_ad_section_start --><p><strong><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/?attachment_id=32937" rel="attachment wp-att-32937"></a>
<p style="text-align: center"><img style="margin: 0px 0px 10px 10px; display: inline" alt="lapisanplus" align="right" src="http://www.reset-italia.net/wp-content/uploads/2010/03/lapisanplus.JPG" width="240" height="320" /></p>
</p>
<p></strong></p>
<p><a href="http://blogs.myspace.com/index.cfm?fuseaction=blog.view&amp;friendId=120044220&amp;blogId=526070178" target="_blank">Bagliori di Rai</a>. Nel 1996 ho conosciuto Michele Santoro, a Via Teulada. Stavo dentro alla Rai, come dipendente Comit, quella che ancora era la Banca Commerciale Italiana, privatizzata, a fare il “borsino”. Lui, Michele Santoro, aveva appena preso la decisione di andare fuori dalla Rai. Lo raggiunsi al bar di via Teulada, non ci avevo mai parlato, chiedendogli perchè doveva chiudere anche il conto con noi, sportello interno ed esterno alla Rai. Fu così che iniziò la relazione “bancaria” che prescinde sempre dagli Affari, malgrado passi attraverso i soldi: vicende private e nel caso pubbliche. <a href="http://www.michelesantoro.it/" target="_blank">Nel suo sito</a> leggo un passaggio a&#160; proposito del 1996. Michele Santoro pubblica un libro:&#160; Michele chi? Lo conservo ancora, con la sua dedica. Poi due righe asettiche: “Nello stesso anno ha lasciato la Rai per Mediaset come direttore della testata Moby Dick, che ha prodotto anche Moby’s.” <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Santoro" target="_blank">Su wikipedia</a> la riga di una pagina, a suo nome, diventa questa nel 1996: </p>
<p>“Nello stesso anno ha lasciato la RAI per passare a Mediaset come direttore della testata Moby Dick e poi Moby’s su Italia 1″.</p>
</p>
<p>Alla&#160; prima puntata di Moby Dick, fu invitato tutto il personale del piccolo sportello Comit nella Rai. Fu raggelante, non era la Grande Famiglia Rai già visitata dalla Moratti come <a href="http://www.reset-italia.net/2009/10/31/sotto-la-gonna-e-i-pantaloni-perdere-la-coscienza-e-la-notizia/" target="_blank">D’Alema</a> alla Comit e per quanto la libertà sembrava totale, apparve&#160; un Grande Fratello surgelato.&#160; Il contratto fu di 3 anni e diede modo di scriverne, tutto e di più, giudizi e pregiudizi e anche Fatti, come <a href="http://www.diacoblog.com/2009/09/26/vi-racconto-michele-santoro/" target="_blank">Pierluigi Diaco</a> su Libero si divertì a riassumere. E per Berlusconi di proclamare, non smentito, che nelle sue Tv si faceva Informazione Libera.</p>
<p>Ero ancora alla Rai di via Teulada quando nel 2001 mi presi dei giorni di Ferie per andare a Genova con mia figlia. Stetti in piazza, con minorenni e maggiorenni per tre giorni: <a href="http://www.mentelocale.it/leggere_scrivere/contenuti/index_html/id_contenuti_varint_15828" target="_blank">“Genova, luglio 2001: io non dimentico”.</a></p>
<p>E anche lì trovai la Rai, con le sue troupe e i servizi di Giovanna Botteri che avrei risentito telefonicamente di lì a poco, in Afghanistan, dopo l’11 settembre. E Mediaset.   </p>
<p>Tornai a Roma: ascoltavo in Rai,sull’autobus, i racconti e le risate, le botte ragazzi… c’era stato pure un morto. Ma che ce sò&#160; andati a fà? Io zitta, non mi avrebbe creduta nessuno.</p>
<p>Trovai chi mi avrebbe fatto parlare, Rifondazione: consultai&#160; l’elenco del telefono e chiesi dove era un circolo, per iscrivermi. E trovai Harald, l’organizzatore, ad aspettarmi a fine luglio, con la tessera, a via Caracciolo.   </p>
<p>Ci saremmo rivisti alla fine dell’estate. E la vendemmia era già compiuta, a fine settembre. La guerra infinita appena iniziata. </p>
<p>Nel 2003 me ne andai con l’esodo volontario, fuori da Roma, vicino a Viterbo e continuai la spola tra il Movimento e Rifondazione. Nel 2006 presi molte decisioni, ineludibili, come quella di uscire per sempre da qualunque partito, l’esperienza mi era stata sufficiente. La risposta a sinistra, non si fece aspettare. Ho ritrovato stamattina su <a href="http://www.romagnolo.it/giornalismo/indymedia.htm" target="_blank">Indymedia</a> che all’epoca era: “Don’t hate the media, be the media!” (Non odiate i media, siatelo!)<span>,</span>quanto scrissi ai primi di agosto e venne censurato: <a href="http://italy.indymedia.org/news/2006/08/1128867.php" target="_blank">Noi-voi*tu-io</a>. Qualcuno che non ho mai conosciuto,Camillo Coppola, ha avuto la bontà di lasciare questa paginetta a memoria, un bella ciao, che non scordo e a cui invito a riflettere, nuove e vecchie generazioni. L’anno del<a><span style="font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; font-size: x-small"> </span></a><a href="http://www.esercito.difesa.it/root/chisiamo/promo_calen2006.asp" target="_blank">“Calendesercito 2006″ </a>:“12 volti noti di giornalisti professionisti, corrispondenti delle reti televisive nazionali” una o uno per ogni mese dell’anno” Franco Di Mare, Toni Capuozzo, Letizia Leviti, Gabriella Simoni, Fabio Chiucconi, Francesco Cito, Ennio Remondino, Anna Migotto, Luca del Re, Carmen Lasorella, Mauro Maurizi e Giovanna Botteri.Completano l’opera, altrettante immagini di donne ed uomini in servizio nell’Esercito”<span style="font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; font-size: x-small">.</span></p>
<p>Ho seguito le vicende finanziarie ed economiche in Italia, dal 1973 al 2003, della Borsa, degli Affari: quella che comunemente è definita&#160; politica. Nella borsetta, del borsino, ho molti ricordi, diffusi negli strati più diversi della società italiana. Dai clienti particolari e ricchi dei primi anni ‘70, si è passati alle masse, travolte&#160; dalle vicende bancarie: forse non è chiaro questo passaggio.&#160; Dentro al Sistema Creditizio, ci stanno tutti, poveri e ricchi, strozzini e strozzati, usurai e usurati e l’Informazione.</p>
<p>Sono rimasta sempre dall’altra parte,<a href="http://www.youtube.com/watch?v=e3Vj-LkNDOw" target="_blank">dalla parte del torto.</a> Per 31 anni come già detto, lavorando e poi ora in pensione. Che posso dire e aggiungere, rifarmi alle parole divine dette a <a href="http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Giona4%2C10-11&amp;formato_rif=vp" target="_blank"> Giona</a>, così sono contenti anche i <a href="http://www.politicamentecorretto.com/index.php?news=9893" target="_blank">Din Don Dan che fanno rivoluzione alla Rai</a> ?<span style="font-style: normal; font-size: 125%">«</span> Tu ti dai pena per quella pianta di ricino per cui non hai fatto nessuna fatica e che tu non hai fatto spuntare, che in una notte è cresciuta e in una notte è perita; ed io non dovrei aver pietà di Ninive, quella grande città, nella quale sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali? <span style="font-size: 125%">»</span></p>
<p><span style="font-size: 125%"></span>Rai, Mediaset, Informazione, Compagni-a bella in Aree Difficili…    </p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=zZizEhcMuVE" target="_blank">I giornali di marzo</a>, quante cose raccontano.<a href="http://www.youtube.com/watch?v=DnaRNkwyh6w" target="_blank">Ascoltate ascoltate Popolo del Pianeta Il Banditore.</a>    </p>
<p>In culo alla balena! </p>
<p>Doriana Goracci</p>
<p><em><span>“Tu</span><span> </span><span>tto quello che hai visto ricordalo, perchè tutto quello che dimentichi ritorna a volare nel vento” Claudio Lolli</span></em></p>
<p style="text-align: center"><strong></strong></p>
<p style="text-align: center"><strong></strong></p>
<p style="text-align: center"><strong></strong></p>
<p style="text-align: center"><strong><img alt="http://files.splinder.com/1f87d21407e4f16531c60e111776fb75.jpeg" src="http://files.splinder.com/1f87d21407e4f16531c60e111776fb75.jpeg" /></strong></p>
<p style="text-align: center"><strong></strong></p>
<p><a href="http://www.nuovitalenti.rai.it/engine.aspx?id=%7B878FAA8E-25CC-436D-87EC-3C55242792C9%7D" target="_blank">     <br /><strong></strong></a></p>
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