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	<title>giornale blog Avalon Pescara - Zuleika Fusco</title>
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	<description>giornale di pensieri, storie, eventi, riflessioni in libertà di Avalon - counseling e Media-Comunic-Azione</description>
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		<title>Il premio per le foto fatte con il telefonino</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2016 14:11:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Ricci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ecologica-mente all'aperto]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Per i fotografi compulsivi da smart-phone. Per chi si dedica alla ricerca dell'immagine perfetta, per chi ha colpo d'occhio o la fortuna del principiante, c'è un premio al quale si concorre con immagini realizzate con supporti del celebre marchio della mela. Ne escono fuori cose davvero belle, come quelle dei vincitori dell'edizione 2016 degli “Ippawards”]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un<strong> uomo di etnia Khalkhas e la sua aquila</strong> che fanno “naso naso”. E siamo nella regione dello Xinjiang, in Cina, mentre per immagini da un punto di vista differente di “<strong>cattedrali moderne</strong>” ci spostiamo in Polonia e per una <strong>donna in rosso nel vento</strong> con il suo ombrello andiamo a Capo Cod, Stato del Massachusetts, negli Stati Uniti. Sono, rispettivamente, gli scatti vincitori del Gran Premio e poi primo e secondo classificato per la categoria “Fotografo dell&#8217;anno” degli <span style="color: #00ffff;"><a style="color: #00ffff;" href="http://www.ippawards.com/" target="_blank">Ippawards</a></span>. Vale a dire il <strong>Photography Awards iPhone</strong>: sì, un concorso dedicato a scatti realizzati con iPhone, iPad o iPod touch. Il terzo scatto si intitola “Wonderland” e ritrae una donna con il figlio e&#8230; un piccolo canotto gonfiabile, sulla spiaggia, il week-end prima di Natale. I due indossano maschere da renna.</p>
<p>Nati nel 2007 gli Ippawards sono <strong>dedicati a chi ci sa fare un po&#8217; più di noi in quell&#8217;attività ormai quotidiana che è scattare foto con lo smart-phone e altri supporti</strong>. Sì insomma quelle che viaggiano poi sui social e via dicendo. Fatto sta che c&#8217;è chi ha più colpo d&#8217;occhio, sa cogliere il momento giusto o ha nozioni di fotografia e ci si mette con dedizione. O forse ha la fortuna del principiante.</p>
<p>I vincitori dell&#8217;edizione 2016 sono stati annunciati a luglio e le loro opere sono state selezionate fra le <strong>migliaia arrivate da 139 Paesi</strong> di tutto il mondo. I premiati arrivano da, tra le altre nazioni: Australia, Brasile, Cina, Cile, Francia, Hong Kong, India, Italia, Filippine, Polonia, Portogallo, Singapore, Spagna, Svizzera, Svezia, Taiwan, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti.</p>
<p>Le <strong>categorie nella quali cimentarsi</strong> sono: astratto, animali, architettura, bambini, fiori, paesaggio, stile di vita, natura, news ed eventi, panorama, persone, ritratto, serie (tre foto), still life, tramonto, viaggio, alberi e altre categorie. Il vincitore assoluto di ogni categoria vince un lingotto d&#8217;oro.</p>
<p>Fra i premiati del 2016 nella categoria animali ci sono ad esempio delle simpaticissime volpi ritratte da Erica Wu, San Francisco, Stati Uniti; e ancora, per la relativa categoria, due bambini su uno slittino su un lago ghiacciato in Cina. Le foto dei tramonti e dei viaggi sono ovviamente uno spasso, non da meno quelle degli alberi e della sezione panorama. Oltre ai premiati ogni sezione ha anche le sue menzioni speciali.</p>
<p>Le <strong>foto non possono essere modificate con programmi come Photoshop</strong>, ma sono ammesse le IOS app. In ogni caso la giuria si riserva di chiedere l&#8217;originale per verifiche. La selezione, peraltro, è ogni anno più impegnativa «Migliaia di eccellenti proposte hanno rappresentato una sfida per i nostri giudici &#8211; commenta sul sito del premio il creatore Kenan Aktulun -. È davvero incredibile vedere così tante persone da tutto il mondo condividere le loro esperienze, la bellezza che vedono nei loro momenti». Per partecipare all&#8217;<strong>edizione 2017</strong> c&#8217;è tempo fino al 31 marzo.</p>
<p>(Nella foto: Siyan Niu, Gran Premio)</p>
<br/><br/><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ffeed%2F&#038;t=Il+premio+per+le+foto+fatte+con+il+telefonino" style="font-size: 0px; width:24px;height:24px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;"><img alt="facebook" title="Share on Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="24" height="24" style="display: inline; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;" src="https://www.centroavalon.it/giornale/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/48x48/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ffeed%2F&#038;text=Hey%20check%20this%20out" style="font-size: 0px; 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width:24px;height:24px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;"><img alt="pinterest" title="Pin it with Pinterest" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="24" height="24" style="display: inline; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;" src="https://www.centroavalon.it/giornale/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/48x48/pinterest.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-linkedin" data-provider="linkedin" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Linkedin" href="http://www.linkedin.com/shareArticle?mini=true&#038;url=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ffeed%2F&#038;title=Il+premio+per+le+foto+fatte+con+il+telefonino" style="font-size: 0px; width:24px;height:24px;margin:0;margin-bottom:5px;"><img alt="linkedin" title="Share on Linkedin" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="24" height="24" style="display: inline; 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		<title>Come dentro, così fuori e viceversa</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2016 14:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Righini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[appunti di bell'essere]]></category>
		<category><![CDATA[bellessere]]></category>
		<category><![CDATA[bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[counseling]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro interiore]]></category>
		<category><![CDATA[rispecchiamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra la frivolezza e la noncuranza della propria immagine, c'è sicuramente una via di mezzo che può prendere mille forme, a seconda di chi la percorre]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Ci sono termini spesso associati, nel dire comune, alla cosmesi e al trucco: <strong>effimero, frivolo,</strong> superficiale, per esempio.</p>
<p align="JUSTIFY">In questi giorni mi trovo a riflettere su come, in realtà, tutto questo sia un aspetto di disagio dell&#8217;argomento, laddove però ne ravviso le enormi risorse.</p>
<p align="JUSTIFY">In questa rubrica mi hai sentita parlare di Bell&#8217;essere, inteso come stato interiore che si riflette, per forza di cose, anche a livello esteriore. Come quando siamo innamorati, e tutti intorno cominciano a dirci quanto ci vedono bene.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;essere umano usa adornarsi il corpo e la pelle dall&#8217;alba dei tempi. Gli antichi Egizi erano maestri in questo, ma possiamo facilmente riportare alla mente immagini di guerrieri Maori, sacerdoti Maya, Aborigeni e l&#8217;elenco potrebbe continuare.</p>
<p align="JUSTIFY">Noi, che facciamo parte del mondo occidentale, utilizziamo trucco e profumo, oltre che tanti prodotti per la cura di pelle e capelli.</p>
<p align="JUSTIFY">A volte eccediamo e dedichiamo ai cosmetici un&#8217;attenzione che sfiora l&#8217;ossessione. Cerchiamo sempre qualcosa “di meglio”, puntiamo a risultati che spesso non sono realistici ma sono dettati dal marketing del momento, collezioniamo flaconi su flaconi.</p>
<p align="JUSTIFY">Altre volte, al contrario, siamo così minimal da sfiorare la <strong>sciatteria.</strong></p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Tra la frivolezza e la noncuranza della propria immagine, c&#8217;è sicuramente una via di mezzo</strong> che può prendere mille forme, a seconda di chi la percorre.</p>
<p align="JUSTIFY">Curarsi di sé in modo congruente al proprio modo di essere non può essere frivlolo, anzi tutt&#8217;altro: risponde ad un <strong>bisogno profondo di connessione tra ciò che è dentro e ciò che è fuori</strong>, o, se preferite, tra la nostra anima e il nostro corpo.</p>
<p align="JUSTIFY">Quando ci curiamo il corpo senza connetterci a noi sperimentiamo uno stridore da qualche parte, sentiamo che qualcosa non torna, indossiamo abiti in cui ci sembra di essere a nostro agio ma in realtà qualcosa ne profondo ci causa una sottile forma di fastidio.</p>
<p align="JUSTIFY">Lì è dove risultiamo superficiali, frivoli ed effimeri.</p>
<p align="JUSTIFY">Non è la forma, in altre parole, ad essere inconsistente, ma la mancanza di collegamento tra la forma e il contenuto.</p>
<br/><br/><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ffeed%2F&#038;t=Come+dentro%2C+cos%C3%AC+fuori+e+viceversa" style="font-size: 0px; width:24px;height:24px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;"><img alt="facebook" title="Share on Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="24" height="24" style="display: inline; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;" src="https://www.centroavalon.it/giornale/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/48x48/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ffeed%2F&#038;text=Hey%20check%20this%20out" style="font-size: 0px; width:24px;height:24px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;"><img alt="twitter" title="Share on Twitter" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="24" height="24" style="display: inline; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;" src="https://www.centroavalon.it/giornale/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/48x48/twitter.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-google_plus" data-provider="google_plus" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Google+" href="https://plus.google.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ffeed%2F" style="font-size: 0px; width:24px;height:24px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;"><img alt="google_plus" title="Share on Google+" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="24" height="24" style="display: inline; 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		<title>Antiche, fragili mura</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2016 14:09:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Loredana Spro e Giorgio Caizzi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stiamo vivendo in Italia ancora una volta un momento di disagio, il terremoto si è riaffacciato nella vita di molti nostri concittadini. Antiche mura ci mostrano la loro fragilità. Ripartiamo da questo e facciamo in modo in futuro ciò non accada più.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>“Abitare vuol dire etimologicamente “essere riparati”, ma anche vivere ed esistere, rappresentare nella propria casa un modo di essere e di intendere il mondo. Abitare, quindi, rappresenta un bisogno primario dell’umanità”. È da questa frase di un nostro articolo del 6 marzo 2013 che ricominciamo. ( <a href="http://www.centroavalon.it/giornale/index.php/abitare-primi-spunti-di-riflessione/">Abitare, primi spunti di riflessione</a> )</p>
<p>Stiamo vivendo in Italia ancora una volta un momento di disagio, il terremoto si è riaffacciato nella vita di molti nostri concittadini portando tanti lutti e per tantissime persone la perdita della casa. Non vogliamo avventurarci nelle tante disquisizioni tecniche che avrete già avuto modo di leggere, ma riteniamo di poter fare anche noi qualche riflessione.<br />
Abitare un proprio uno spazio in cui esprimere se stessi, avere un riparo è un bisogno primario antico come l&#8217;umanità.<br />
Possiamo solo minimamente immaginare cosa voglia dire sentirsi privato della propria casa.<br />
I luoghi del sisma sono per lo più luoghi antichi in cui vivevano tante anziani rimasti a guardia e tutela di quei luoghi, a tutti e particolarmente a loro va il nostro pensiero. Quelle persone che hanno perso oltre ai propri cari anche lo spazio sacro in cui sono forse nate e vissute da sempre e che improvvisamente non esiste più. Possiamo pensare che questo sia un po&#8217; come perdere se stessi, la propria identità. Ripetiamo qui una frase scritta da noi: “Ciò che avviene “nella casa” avviene dentro di noi. Come in una magica alchimia tra ciò che è dentro e ciò che è fuori”.<br />
Ricostruire la propria abitazione sarà per tanti un&#8217;occasione per ripartire da se stessi. Quel che auguriamo è che dopo questa ennesima catastrofe siano finalmente usati dei criteri per ricostruire che tengano maggiormente conto delle esigenze di tutti, e che i tempi non siano quelli del passato. Fondamentale sarà anche rispettare quello che era l&#8217;aspetto originario di quei luoghi antichi affinché chi vi abita torni a sentirli parte di sé.<br />
Purtroppo in Italia continuano a mancare interventi di prevenzione sismica e nei piccoli centri dell’entroterra non è stato programmato alcun tipo di investimento che avrebbe potuto mettere in sicurezza la stragrande maggioranza dei vecchi fabbricati: se ciò fosse stato fatto, ora non dovremmo ritrovarci ad essere costretti a reperire importi molto maggiori per ricostruire interi paesi distrutti. Basti pensare che in paesi come il Giappone dove da sempre si ha a che fare con i movimenti tellurici, anche molto più importanti di quelli che si sono verificati in Italia, un terremoto de 6,7 grado non ha quasi nessun impatto sul patrimonio abitativo.<br />
Pure vero è che le leggi spesso non aiutano e si rischia di entrare in un circolo vizioso in cui non è facile progettare per noi tecnici un intervento di miglioramento strutturale pienamente accettabile dal Dipartimento Sismico riuscendo, nel contempo, a non alterare l’aspetto architettonico, e ciò fa rischiare un blocco dell&#8217;intervento da parte della Soprintendenza ai Beni Ambientali.<br />
In questo caso quel che manca è un dialogo costruttivo tra i vari responsabili del bene casa che di rado vengono invitati tutti insieme ai tavoli delle decisioni.<br />
A peggiorare le cose dal punto di vista statico e strutturale vi è stata anche la tendenza da parte dei proprietari di case a sostituire gli antichi tetti in legno con tetti in cemento armato che, causa il maggiore peso, hanno sovente alterato l’equilibrio dei fabbricati. Purtroppo tanti interventi isolati e sciagurati senza un coordinamento generale che hanno portato a un peggioramento dello stato di cose.<br />
Già, ma ora che fare? Assodato che il nostro è un territorio ad alto rischio sismico cominciamo a non lasciare che tutto accada dimenticando ciò che la storia ci dice. Iniziamo una reale opera di prevenzione, insistiamo perché chi ha la responsabilità del governo del Paese si prenda la responsabilità reale di gestire nell&#8217;immediato la ricostruzione e poi la prevenzione.<br />
Una cosa è certa, alcuni edifici cedono ed altri no, e ci sarà pure un motivo.<br />
Non dimentichiamo l&#8217;importanza di accudire la nostra casa che è l’involucro primario che ci protegge e rappresenta, curiamola e cureremo noi stessi.<br />
Facciamolo con criterio affidandoci anche a tecnici di comprovata esperienza ed onestà, utilizziamo imprese con maestranze altamente qualificate valutando bene i costi in quanto a sicurezza e benessere.</p>
<br/><br/><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ffeed%2F&#038;t=Antiche%2C+fragili+mura" style="font-size: 0px; width:24px;height:24px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;"><img alt="facebook" title="Share on Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="24" height="24" style="display: inline; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;" src="https://www.centroavalon.it/giornale/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/48x48/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ffeed%2F&#038;text=Hey%20check%20this%20out" style="font-size: 0px; 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		<title>L&#8217;ozio&#8230;il più raro dei vizi</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2016 14:09:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Caroli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Otium, Negotium e la necessità di saper equilibrare i ritmi per il nostro benessere]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Riflettendo sull&#8217;estate appena terminata, già ricordavo con piacere i momenti di relax che mi sono regalata e apprezzavo dentro di me il valore dell&#8217;ozio.</p>
<p>Proprio godendo del mio tempo libero, in un angolo di mondo molto naturale e silenzioso, mi sono trovata ad osservare due coppie di sessantenni (circa dall’aspetto), fare una bella nuotata e rimanere ammollo nel mare trasparente per una mezz’oretta scambiandosi poche parole, e poi approfittare dell’ombra di un rigoglioso cespuglio per rimanere almeno un’altra ora a vagare con lo sguardo verso l’orizzonte di fronte a loro, perlopiù in silenzio.</p>
<p>Mi ha colpito la naturalezza nel prendersi il loro tempo per fare quello di cui avevano voglia…noncuranti persino di sdraiarsi al sole (cosa forse per loro poco piacevole, a quell’ora di metà pomeriggio) e mi ha evocato la ormai<strong> rara capacità di oziare.</strong></p>
<p>Partendo dalla distinzione che Circerone faceva tra <em>Negotium</em>, ovvero l’insieme di attività volte a prendersi cura dei propri affari, e<em> Otium</em> cioè il periodo dedicato al riposo e alla ricerca intellettuale ( in realtà privilegio dei più benestanti), credo che dovremmo soffermarci sulla nostra poco equilibrata gestione del tempo: <strong>viviamo in un mondo veloce</strong>, pieni di impegni e faccende da sbrigare per cui la giornata sembra non essere mai abbastanza lunga… tantissimi appuntamenti, scadenze, incontri, attività da programmare, hobbies, <strong>per cui non possiamo davvero perdere tempo!</strong></p>
<p>E’ evidente anzi come il tempo appare contrarsi sempre più: siamo continuamente connessi, chiamati a rispondere in tempi brevi a sms, e-mail, post, tweet, spesso iper-sollecitati anche dalle immagini, probabilmente tendenti a una eccessiva frenesia, di cui spesso non credo ci rendiamo conto. Se da un lato dobbiamo portare avanti le nostre attività e ovviamente cercare di renderle produttive in ogni senso investendo molto del nostro tempo, dall’altro persino in coda al supermercato o all’ufficio postale non riusciamo ad alzare la testa dal nostro smartphone, magari per scambiare due parole con qualcuno o approfittare per concederci una pausa, per fare niente…</p>
<p><strong>Quel “dolce far niente”, ormai raro</strong>, che dovrebbe avere come premessa dei ritmi ben più lenti, e in effetti più rispettosi della nostra natura: ci spiega il professor Lamberto Maffei, ex direttore dell’Istituto di Neuroscienza del CNR e presidente dell’Accademia dei Lincei, che il nostro cervello “è una macchina lenta” che ha bisogno dei suoi tempi, per cui sottolinea l’importanza del pensiero lento, mentre noi, nel nostro vivere quotidiano, solitamente <strong>temiamo la lentezza in quanto sinonimo di “perdita di tempo”</strong>.</p>
<p>Nel suo libro “Elogio della lentezza”, il prof. Maffei ben descrive i meccanismi cerebrali che ci portano ad una velocità eccessiva, anche attraverso l’uso ormai comunissimo di strumenti digitali, con il rischio di soluzioni inappropriate, frustrazioni e persino danni all’educazione:<strong> la prevalenza del pensiero rapido in questa epoca non giova necessariamente al nostro organismo, con effetti spesso stressanti in varie forme.</strong></p>
<p>Trovo che la gestione delle nostre ventiquattr’ore sia decisamente parte del prenderci cura di noi: dedicare una parte delle nostre giornate a ciò che non rappresenta dovere, impegno, prestazione retribuita, mansioni di routine, ma stare con noi stessi, in primo luogo per consentirci di ascoltare cosa ci farebbe profondamente bene; poi ben venga che sia un’attività immersi nella natura, o un thè sorseggiato sul divano, o la lettura di un libro che ci attira, o una tranquilla conversazione con una persona cara, o… purchè semplicemente rispettiamo il nostro sentire di quel momento.</p>
<p>Quello che i latini definivano <em>Otium</em>, che serviva a curare l’anima e il corpo, per gli antichi greci era<strong> <em>Epimelestai eautou</em> ovvero “occupati di te stesso”</strong>, e chi poteva condurre un certo stile di vita (ad es. filosofi e poeti) comprese essere molto utile per entrare in contatto più profondo con se stessi e per conoscersi meglio.</p>
<p>Esiste una differenza importante tra l’ozio e quell’inattività che nasce dalla pigrizia, dall’inerzia, dall’indolenza che causano frustrazione e a seguire, senso di inadeguatezza. In alcuni casi si tratta anche di un atteggiamento verso la vita caratterizzato da scarso entusiasmo, apatia e magari da una certa avversione al fare, mista a noia ed indifferenza, per cui parleremmo poi di accidia.</p>
<p>L’uso iniziale di questo termine sembra legato alla tradizione religiosa, e certamente fin dal Medioevo definiva pigrizia e lentezza negli esercizi spirituali, divenendo presto uno dei sette peccati capitali secondo la morale cattolica. Dante non li considerava degni neppure dell’Inferno: inconcludenti, indifferenti a tutto ed estranei alle responsabilità e ai richiami morali, li colloca nell’Antinferno e secondo lui non vale neanche la pena parlarne, infatti il suo Virgilio così sdegnosamente si esprimerà passandogli accanto: “Non ragioniam di loro ma guarda e passa”.</p>
<p>Senz’altro mi colpisce che ciò che rendeva gli accidiosi, gli ignavi “grandi peccatori” consista nell’inadempienza, l’indifferenza e l’evitamento. E trovo molto interessante che <strong>la parola “accidia” derivi dal greco “a-non” e “kedos-cura”, parole che esprimono il concetto di noncuranza.</strong></p>
<p>Direi quindi che potremmo approfittare del maggior tempo libero in questo periodo estivo per<strong> provare a dare spazio a quell’ozio elogiato fin dall’antichità</strong>, ma anche da tanti umanisti contemporanei (Stevenson, Russell, Nietzsche ecc.), che potrebbe esserci utile per ricontattare tante preziose risorse personali. La possibilità di essere inattivi, disconnessi e di avere un tempo “vuoto”, può permetterci di prendere distanze dagli schemi consolidati nel nostro quotidiano, dai nostri soliti pensieri, e da ritmi stancanti per il nostro corpo, rilassandoci e ricaricandoci.</p>
<p>Può diventare occasione di dare voce anche a nuovi stimoli ed ispirazioni da riportare poi nelle nostre occupazioni o studi: quel “dolce far niente” può consentirci di ascoltare diversamente un brano musicale che può diventare evocativo, contemplare un panorama o un viso caro, inseguire un pensiero che attraversa la nostra mente o leggere una sensazione fisica, senza preoccuparci di definire nulla o trarne immediatamente utilità.  Quell’ insieme di stimoli, spunti, impulsi e nuove elaborazioni di idee, potrebbe poi nutrire il nostro lato creativo, che privilegia le intuizioni e i moti interiori, riequilibrando così la nostra tendenza all’iperattività e ai ritmi frenetici.</p>
<p>Non credo perciò si possa ormai considerare l’ozio un vizio, ma piuttosto una capacità da riscoprire per aggiungere possibilità di auto conoscenza e attenzione al proprio mondo interiore; <strong>rivalutando un tempo privilegiato per stare con se stessi, prendersi davvero cura di sé</strong>, magari imparando anche, a poco a poco, ad apprezzare la solitudine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<br/><br/><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ffeed%2F&#038;t=L%26%238217%3Bozio%26%238230%3Bil+pi%C3%B9+raro+dei+vizi" style="font-size: 0px; width:24px;height:24px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;"><img alt="facebook" title="Share on Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="24" height="24" style="display: inline; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;" src="https://www.centroavalon.it/giornale/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/48x48/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ffeed%2F&#038;text=Hey%20check%20this%20out" style="font-size: 0px; 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width:24px;height:24px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;"><img alt="pinterest" title="Pin it with Pinterest" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="24" height="24" style="display: inline; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;" src="https://www.centroavalon.it/giornale/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/48x48/pinterest.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-linkedin" data-provider="linkedin" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Linkedin" href="http://www.linkedin.com/shareArticle?mini=true&#038;url=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ffeed%2F&#038;title=L%26%238217%3Bozio%26%238230%3Bil+pi%C3%B9+raro+dei+vizi" style="font-size: 0px; width:24px;height:24px;margin:0;margin-bottom:5px;"><img alt="linkedin" title="Share on Linkedin" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="24" height="24" style="display: inline; 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		<title>Posti strambi da vedere in Europa</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2016 09:31:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Ricci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ecologica-mente all'aperto]]></category>
		<category><![CDATA[avventura]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
		<category><![CDATA[vacanza]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Fra i racconti di viaggio più o meno lunghi, di dietro l'angolo o esotici, in solitaria o in compagnia, può capitare che si ripeta spesso un'esclamazione tipo: «Sono stato in un posto stranissimo... ho visto un posto davvero strambo, dovresti andarci». Ecco, al di là delle proprie sensazioni o del proprio metro di giudizio, possiamo, intanto, prendere spunto da una lista dei dieci posti più strambi in Europa stilata dal Guardian. E magari farci un salto, essendo da quelle parti in vacanza ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Metti un&#8217;<strong>isola tropicale in Germania</strong> (sì proprio così). O una cattedrale in costruzione da anni in Spagna (no, non è la Sagrada Familia). O ancora una bella bevuta&#8230; anzi no, <strong>nuotata nella birra</strong> in Austria. Ecco, poiché i posti strani o quantomeno singolari al mondo ne sono tanti (sarà così, dai) il Guardian ha stilato una lista dei dieci più significativi, per ora in Europa. Eccoli qui, c&#8217;è da divertisti o da passare una giornata diversa (anche nel museo dei nasi in Svezia).</p>
<p>Allora, come italiani siamo abituati all&#8217;Italia in miniatura, forse senza sapere che esiste anche un<strong> Portugal dos Pequenitos</strong>, inaugurato nel 1940. Un posto, nelle parole del suo ideatore Bissaya Barreto: «Piccolo per noi ma grande per i bambini. E così reale». Si trova a Coimbra. A Mejorada do Campo, vicino Madrid, invece, c&#8217;è un tipo che si chiama <strong>Justo Gallego</strong>. Ha <strong>novant&#8217;anni e dal 1961, dopo essere scampato alla tubercolosi, sta costruendo una cattedrale con materiali di risulta</strong>, tutto da solo, come omaggio alla Vergine Maria. Se passate di lì un&#8217;offerta può aiutarlo a portare avanti il suo progetto.</p>
<p>E veniamo all&#8217;<strong>isola in Germania: è grande come nove campi di calcio</strong> e ci sono palme, fenicotteri e anche un&#8217;area per naturisti. La cittadina dove sorge si chiama Krausnick a una sessantina di chilometri da Berlino. Rimanendo “in tema” c&#8217;è il villaggio di Tarrenz, nei pressi di Innsbruck dove c&#8217;è un birrificio che permette di nuotare in vasche riempite di birra e acqua.</p>
<p>Per i <strong>maniaci della catalogazione si fa un salto in Belgio</strong> al Mundaneum, museo avviato nei primi del Novecento da Paul Otlet &#8211; avvocato e pacifista &#8211; che si mise in testa di catalogare poster, biglietti, cataloghi, quotidiani che trovava in giro. Oggi sono tutti ben ordinati e il posto è presentato come l&#8217;antenato di Google. Anche in Svezia, nel sud, all&#8217;università di Lund, sono affascinati dalla catalogazione, indirizzando l&#8217;interesse verso i nasi. Ecco allora la<strong> Nasoteket</strong>, l&#8217;Accademia del naso, con, in esposizione, i calchi dei nasi di svedesi famosi (e c&#8217;è anche un calco di “naso sconosciuto” dedicato ai “comuni mortali”). Dai nasi si passa alle sculture leggermente fallocentriche di David Černý a <strong>Brno</strong> nella Repubblica Ceca.</p>
<p>Un elenco di posti strambi lo è ancora di più con un <strong>festival di persone strambe</strong> che, vestite da Elvis, o da preti o suore o da ragazzo del latte si incontrano su un&#8217;isola della baia di Galway in Irlanda per divertirsi in onore della sitcom irlandese Father Ted. E&#8217; il Ted Fest. Sì, strano forte! Bello strambo è anche il <em>Palais idéal du Facteur Cheval</em> nel comune di Hauterives in Francia: qui c&#8217;è un<strong> palazzo costruito proprio “pietra su pietra”</strong> da un postino del luogo che – secondo quanto da lui stesso raccontato al tempo, siamo a fine Ottocento – inciampò in una pietra e, notandone diverse dalle forme particolari e curiose nello stesso posto&#8230; cominciò per l&#8217;appunto a edificare questo palazzo che ha anche incuriosito artisti quali <strong>Pablo Picasso, André Breton e Max Ernst.</strong></p>
<p>L&#8217;elenco si chiude con quella che è <strong>definita la città più “maledetta” d&#8217;Europa</strong>: <strong>Colobraro in Basilicata</strong>, della quale si raccontano episodi – a dire il vero più strambi che propriamente “maledetti” fra credenze popolari e altro. Fatto sta che sono stati <strong>bravi a trasformare il tutto in un evento dal richiamo turistico</strong> ad agosto fra teatrop, mostre, musica, balli e sagre (sempre indossando un amuleto preparato apposta, che non si sa mai!).</p>
<p><a href="http://www.theguardian.com/travel/2016/jun/22/10-of-europe-oddest-attractions-and-events" target="_blank"><span style="color: #00ffff;">Qui</span> </a>il servizio del Guardian</p>
<p>(Nella foto: un&#8217;immagine del <em>Palais idéal du Facteur Cheval)</em></p>
<br/><br/><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ffeed%2F&#038;t=Posti+strambi+da+vedere+in+Europa" style="font-size: 0px; width:24px;height:24px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;"><img alt="facebook" title="Share on Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="24" height="24" style="display: inline; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;" src="https://www.centroavalon.it/giornale/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/48x48/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ffeed%2F&#038;text=Hey%20check%20this%20out" style="font-size: 0px; 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		<title>Quella voce che abita nello specchio</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2016 09:28:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Righini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[appunti di bell'essere]]></category>
		<category><![CDATA[bellessere]]></category>
		<category><![CDATA[bilancia]]></category>
		<category><![CDATA[counseling]]></category>
		<category><![CDATA[Critico Interiore]]></category>
		<category><![CDATA[hal e sidra stone]]></category>
		<category><![CDATA[piacersi]]></category>
		<category><![CDATA[specchio]]></category>
		<category><![CDATA[voice dialogue]]></category>

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		<description><![CDATA[Il critico interiore è una parte di noi molto particolare, che critica tutto ciò che facciamo o non facciamo e lo fa tutto il tempo. E' fondamentale sapere, però, che non lo fa con cattiveria. Come tutte le parti di noi, non vuole danneggiarci, ma si comporta come un genitore molto ansioso e molto apprensivo...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Capita a tutti: ci alziamo al mattino, ci guardiamo allo specchio e dentro di noi sentiamo una voce che ci dice frasi, per usare un eufemismo, poco simpatiche.</p>
<p>Per esempio:</p>
<p>&#8211; che faccia che hai questa mattina!</p>
<p>&#8211; mamma mia che occhiaie, ma dove ti presenti?</p>
<p>&#8211; ecco hai visto? un nuovo brufolo, non dovevi mangiare quella cioccolata!</p>
<p>Anche sulla bilancia quella voce alza il volume:</p>
<p>&#8211; ok sei in peso forma ma vedi di non sgarrare che ti gonfi</p>
<p>&#8211; ma quanto sei grassa, quel vestito non ti entrerà mai</p>
<p>&#8211; ti decidi a metterti a dieta o no? vuoi rimanere balena?</p>
<p>Alzi la mano chi ha sentito una o più di queste frasi! Fatemi contare&#8230; sì, tutte le mani sono alzate.</p>
<p>La voce che sentiamo, secondo il Voice Dialogue[1], ha un nome preciso: critico interiore.</p>
<p>Il critico interiore è una parte di noi molto particolare, che critica tutto ciò che facciamo o non facciamo e lo fa tutto il tempo. E&#8217; fondamentale sapere, però, che non lo fa con cattiveria. Come tutte le parti di noi, non vuole danneggiarci, ma si comporta come un genitore molto ansioso e molto apprensivo, che, credendo di fare il nostro bene, ci mette di fronte a tutte le possibili ipotesi di fallimento, in modo da preservarci da quello che nella vita può succederci di spiacevole.</p>
<p>Lo specchio e la bilancia sono alcuni dei luoghi dove ama soggiornare.  Spesso si esprime a volumi così alti da annichilirci, farci sentire inadeguati e non adatti alle situazioni.</p>
<p>Allora è importante conoscerlo e ricordarsi che:</p>
<p>&#8211; il critico interiore non è la nostra voce, ma una delle nostre voci</p>
<p>&#8211; il critico interiore perciò non ha ragione, ma esprime i suoi pareri e le sue preoccupazioni</p>
<p>&#8211; non lo fa per danneggiarci, ma per proteggerci, anche se in modo goffo</p>
<p>La prossima volta che sentiamo la sua voce, potremmo dirle &#8220;grazie del tuo parere, ma ora preferisco&#8230; / desidero&#8230; / vorrei occuparmi di&#8230; &#8221; e sentiamo come stiamo. La pancia si rilassa? le spalle  si sciolgono? Ci sentiamo meglio?</p>
<p>Come sempre, se hai voglia di raccontarmi la tua esperienza, ti aspetto nei commenti <img src="https://www.centroavalon.it/giornale/wp-includes/images/smilies/simple-smile.png" alt=":)" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[1] Hal e Sidra Stone, per informazioni <span style="color: #33cccc;"><strong><a style="color: #33cccc;" href="http://www.voicedialogue.it/" target="_blank">www.voicedialogue.it</a></strong></span></p>
<br/><br/><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ffeed%2F&#038;t=Quella+voce+che+abita+nello+specchio" style="font-size: 0px; width:24px;height:24px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;"><img alt="facebook" title="Share on Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="24" height="24" style="display: inline; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;" src="https://www.centroavalon.it/giornale/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/48x48/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ffeed%2F&#038;text=Hey%20check%20this%20out" style="font-size: 0px; 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		<title>Guerra e Pace</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2016 09:26:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Nanni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[il punto di vista del counselor]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[metterci la faccia]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[scendere in campo]]></category>
		<category><![CDATA[strategia]]></category>

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		<description><![CDATA[La cultura odierna tende a condannare la guerra in ogni sua forma, tanto che anche a livello personale siamo sempre più a disagio nel vivere e gestire le situazioni di conflitto. Ma fino a che punto è giusto mediare? Qual è il confine tra pazienza e paura, comprensione e rassegnazione, saggezza e perdita della dignità?]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La cultura odierna tende a condannare la guerra in ogni sua forma, tanto che anche a livello personale <strong>siamo sempre più a disagio nel vivere e gestire le situazioni di conflitto</strong>. Ma fino a che punto è giusto mediare? Qual è il confine tra pazienza e paura, comprensione e rassegnazione, saggezza e perdita della dignità?</p>
<p style="text-align: justify;">Il progresso e la civiltà ci hanno giustamente insegnato a bandire la guerra, considerandola un atto di aggressione e arroganza, tanto che rispetto al passato i conflitti sono notevolmente diminuiti (o meglio, hanno assunto forme più invisibili e raffinate). Cosa ci ripugna e spaventa di questa dimensione? La violenza, la paura della morte o della fine di un rapporto, la sofferenza, il dare voce alle nostre parti più oscure? Siamo sicuri sia possibile rinnegare tutta questa energia e rinchiuderla nello sgabuzzino interiore? Non sembra, a guardare dal crescente successo di giochi di ruolo, videogames e cinematografia orientata in questo senso. Non sembra ad osservare quanto spazio, spesso di tono morboso, e quanta risonanza hanno i fatti di cronaca più neri. Ci piaccia o no, anche questa dimensione ci appartiene e, <strong>così come il veleno può essere cura, anche l’energia della guerra, se gestita, può essere una nostra formidabile alleata.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ben lo sapevano le culture antiche, nel cui pantheon gli dei più bellicosi avevano pari dignità ed onori. Gli induisti tuttora venerano la terribile ma purificatrice <strong>Durga Kali</strong>, dea della distruzione, soprattutto dei demoni dell’ipocrisia e delle false credenze (anche dell’ego, direbbe la psicoanalisi moderna). I raffinatissimi greci sapevano onorare la guerra in ogni suo aspetto, sapendo quanto fossero fondamentali sia l’apporto del rovente <strong>Ares</strong>, che ispirava con forza e coraggio a scendere in campo, che la fredda lucidità di <strong>Atena</strong>, alleata di ogni stratega. Conoscevano bene anche la legge delle polarità, per questo la bellissima Afrodite si unì ad Ares generando Armonia, perché ogni equilibrio è tale se nasce dalla tensione degli opposti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’atto di guerra, quando non è solo bieca aggressione esprime anche un grido di reazione, la difesa della vita o di principi che valgono ancora di più</strong>. Per educazione e consuetudine siamo portati a vergognarci di questo fuoco che racconta la rabbia, la delusione, o un tradimento; ne temiamo gli aspetti distruttivi, l’irreparabilità, il senso di lutto, senza accorgerci che quello che a volte chiamiamo “quieto vivere” ha già sotterrato la nostra dignità, offeso il nostro spirito e spesso dato un pessimo esempio.Perché a volte è necessario metterci la faccia anche quando non ci riguarda direttamente, saper dire no ad un’ingiustizia che, se consolidata, domani potrebbe colpire noi.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ ovvio che le armi dell’ascolto reale, dell’apertura fino alla messa in discussione di sé e della mediazione, siano irrinunciabili, ma non sono infallibili. A volte non bastano e <strong>arriva un momento fatale, difficile e pieno di dubbi in cui bisogna ricordarsi di sé, dei propri valori e scegliere.</strong> Se vivere o sopravvivere,se continuare a sentire un peso insopportabile al quale ci affezioniamo così tanto da pensare di non poterne fare a meno o renderci conto che è la zavorra che non ci fa volare.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo non è facile, specie quando temiamo che le conseguenze possano peggiorare la situazione. In questa fase i greci invocherebbero Atena e il suo lucido distacco: fermiamoci e chiediamoci cosa temiamo davvero e cosa amiamo di più. <strong>Sì, perché è sempre l’Amore (a partire dall’amore di sé) che ci aiuta a scegliere, a ristabilire le gerarchie interiori e a rispettare i nostri valori più profondi.</strong> Una volta liberato il cuore, l’elmo di Ares scende spontaneo e rende naturale e fiero ogni nostro gesto, ogni nostro “no”, ogni nostro “basta”.</p>
<p style="text-align: justify;">Così che una fine diventi un nuovo inizio, con rinnovate energie ed obiettivi più alti.<strong> In fondo la risorsa del conflitto è anche questa: una grande pulizia.</strong> Come il fuoco dato alle stoppie che assicura nuova fertilità, come la tempesta che rischiara i cieli e ripulisce i mari.</p>
<br/><br/><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ffeed%2F&#038;t=Guerra+e+Pace" style="font-size: 0px; width:24px;height:24px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;"><img alt="facebook" title="Share on Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="24" height="24" style="display: inline; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;" src="https://www.centroavalon.it/giornale/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/48x48/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ffeed%2F&#038;text=Hey%20check%20this%20out" style="font-size: 0px; 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		<title>Della dignità dell’uomo</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2016 09:26:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Ivo Montanaro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[eso-pensieri]]></category>
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		<category><![CDATA[de hominis dignitate]]></category>
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		<description><![CDATA[L'essere umano è dotato di una dignità alla quale non si può mai venir meno. Ricordiamo la lezione di un grande umanista del rinascimento per attingere a quelle radici esoteriche che collocano l'uomo nella sua giusta dimensione di essere spirituale.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Tra i periodi di maggior splendore della civiltà umana dobbiamo sicuramente annoverare quello che gli storici hanno definito come “Umanesimo”, passaggio fondamentale durante il quale la centralità dell’essere umano assunse una forma chiara e definita. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">L’Italia in questo periodo diede vita a personaggi illustri in questo campo tra i quali spicca Giovanni Pico della Mirandola, nato a Modena nel 1463 e morto a Firenze 1494. Filosofo neoplatonico, ermetista, cabalista e magista, conosciuto dai più per la sua prodigiosa memoria, egli mise al centro del pensiero del tempo la libertà, unica dell’essere umano in quanto creatura di Dio, di autodeterminare la propria vita, verso il bene o verso il male. La sua più celebre opera è non a caso intitolata “De hominis dignitate”, ossia “La dignità dell’uomo”, proprio ad indicare la particolare posizione che questo riveste all’interno del panorama cosmico.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Volgendosi ad un così glorioso passato viene sinceramente da interrogarsi su che fine abbia fatto tale saggezza che consente di discernere tra dinamiche evolutive e costruttive e le tendenze disgreganti cui assistiamo ormai quasi quotidianamente nel ripetersi di brutali atti terroristici.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Vi sono dei limiti precisi andando oltre i quali la dignità dell’uomo viene meno. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Ogni qual volta viene impedito ad un essere umano di esprimere il proprio potenziale interiore si commette un atto grave contro la natura, la quale, maestra di vita sempre, ci indica con materna semplicità che nessun fiore ha come destino quello di rimanere sottoterra per sempre.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Costringere un essere umano in una situazione economica che non consenta un’esistenza decorosa per via di qualche “legge di mercato” vuol dire stabilire la supremazia dei beni materiali sulla dignità dell’uomo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">In questo senso la globalizzazione, lungi dall’aver esportato diritti, è stata foriera di nuove forme di schiavitù economica, comprimendo ulteriormente il rispetto dovuto all’essere umano.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Incarcerare giornalisti e professori per il solo fatto che abbiano espresso il loro libero pensiero equivale ad una negazione della dignità.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Le potenzialità di un essere umano, come aveva perfettamente indicato un altro grande magista del passato, Giordano Bruno, sono divine. Nelle sue mani vi sono innumerevoli possibilità creative le quali, tuttavia, per poter trovare adeguato spazio, devono poter contare su una società nella quale la libertà è una delle garanzie basilari. Il nolano ha pagato a caro prezzo il fatto di trovarsi (ancora oggi) molto avanti rispetto al contesto nel quale viveva.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Uscire fuori da quelle pietre che segnano il confine della dignità dell’uomo dovrebbe essere semplicemente impensabile e tuttavia accade quotidianamente.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">A tal proposito mi sovviene una meravigliosa parola la quale contiene una forza curativa straordinaria, una vera pietra preziosa che la spiritualità orientale ha consegnato al mondo e che contiene un balsamo di eccezionale potenza. Mi riferisco alla parola “Namasté”, termine sanscrito che è possibile tradurre nel seguente modo: “Mi inchino alla luce divina che è in te”. </span></span></p>
<p align="justify"><a name="_GoBack"></a> <span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Riconoscere questa luce divina che abita in ciascuno di noi è la via migliore per risvegliarsi dal sonno dello spirito e ridare all’essere umano la sua piena dignità.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<br/><br/><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ffeed%2F&#038;t=Della+dignit%C3%A0+dell%E2%80%99uomo" style="font-size: 0px; width:24px;height:24px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;"><img alt="facebook" title="Share on Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="24" height="24" style="display: inline; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;" src="https://www.centroavalon.it/giornale/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/48x48/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ffeed%2F&#038;text=Hey%20check%20this%20out" style="font-size: 0px; width:24px;height:24px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;"><img alt="twitter" title="Share on Twitter" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="24" height="24" style="display: inline; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;" src="https://www.centroavalon.it/giornale/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/48x48/twitter.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-google_plus" data-provider="google_plus" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Google+" href="https://plus.google.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ffeed%2F" style="font-size: 0px; width:24px;height:24px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;"><img alt="google_plus" title="Share on Google+" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="24" height="24" style="display: inline; 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		<title>Alexian Santino Spinelli, un grande musicista e letterato</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2016 09:25:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Loredana Spro e Giorgio Caizzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[a casa di Lori e Giò]]></category>
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		<description><![CDATA[Incontro con Alexian Santino Spinelli, un grande musicista, letterato di etnia Rom. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni abbiamo avuto la fortuna di conoscere personalmente <strong>Alexian Santino Spinelli</strong> e di poter avere con lui un confronto e uno scambio di idee ricco e proficuo. Per chi ancora non lo conoscesse Santino Spinelli, in arte Alexian, è conoscitiussimo come  musicista, attraverso le sue musiche da anni porta nel mondo la cultura del suo popolo, il popolo Rom. Santino è un uomo di cultura e un letterato . Ha conseguito due lauree presso l&#8217;Università di Bologna ed è attualmente anche professore universitario con una una cattedra di Lingua e Cultura Romanì &#8211; Lingue e processi interculturali-, presso l&#8217;Università degli Studi di Chieti. Attraverso le sue infinite attività instancabilmente diffonde e fa conoscere nel mondo la bellissima, e ai più sconosciuta, cultura del popolo Rom.</p>
<p>L&amp;G &#8211; Santino, vuoi raccontare brevemente la storia del tuo Popolo?</p>
<p>S &#8211; La popolazione romani è costituita da 5 grandi gruppi: <strong>Rom, Sinti, Kale Manouches e Romanichels.</strong> Ciascun gruppo racchiude un&#8217;infinità di comunità diverse fra loro e che rappresentano un mosaico multiforme. Tutti i gruppi e tutte le comunità hanno un origine comune: <strong>l&#8217;India del Nord</strong>. Attraverso Persia, l&#8217;Armenia arrivarono nell&#8217;Impero Bizantino e da qui si diressero in tutta Europa e in tutto il mondo. La lingua parlata è quella romani che ha tanti dialetti diversi. Gli antenati della popolazione romani furono deportati dall&#8217;India dopo le campagne militari di Momud di Gazni, un imperatore persiano, che tra il 1001 e il 1027 attaccò i territori indiani deportando un numero impressionante di persone.</p>
<p>L&amp;G &#8211; Secondo il dire comune il popolo Rom sarebbe un popolo nomade, che ci puoi dire a tal proposito?</p>
<p>S &#8211; <strong>Gli antenati dei Rom in India vivevano nelle case, la mobilità è sempre stata coatta e la conseguenza di repressioni e di persecuzioni, altro che nomadismo</strong>. Le comunità romanès sono sempre <strong>rimaste</strong> dove hanno trovato buona accoglienza. <strong>Oggi il nomadismo giustifica la segregazione razziale di comunità rom nei campi nomadi. È un crimine contro l&#8217;umanità!</strong> Non è un caso che i mafiosi, le associazioni di pseudo volontariato e i politici corrotti ne hanno approfittato come Mafia Capitale ha dimostrato.</p>
<p>L&amp;G &#8211; Ci spieghi allora quali sono state e quali sono le caratteristiche principali delle vostre abitazioni?</p>
<p>S &#8211; Certamente la persecuzione ha prodotto un tipo di habitat semplice, veloce e in orizzontale: carretto, carro, carrozzone, roulotte, camper e la tenda.</p>
<p>L&amp;G &#8211; Si, questi sono sistemi abitativi propri delle popolazioni nomadi ai quali il popolo Romanì si è dovuto adattare ma giorni fa ci accennavi a caratteristiche dell&#8217;alloggio a cui siete particolarmente affezionati e citavi la presenza dell&#8217;arco nelle case, ci vuoi dire perchè e cosa rappresenta per voi? E ci sono altre caratteristiche che vi sono particolarmente care? E vengono riproposte attualmente nelle vostre abitazioni?</p>
<p>S &#8211; <strong>I Rom non sono nomadi per cultura</strong>, ma si sono dovuti adattare ad una mobilità coatta a causa di persecuzioni e discriminazioni. <strong>I Rom hanno un senso dello spazio e del tempo diverso rispetto ai Cage (i non Rom)</strong>. I Rom necessitano di spazio in orizzontale poiché il concetto di famiglia è molto ampio. La casa è sempre pronta a ricevere gente. Lo spazio nella casa viene ricavato dal l&#8217;abbattimento dei muri divisori e spesso al loro posto troviamo degli archi che mettono in comunicazione le stanze creando e dilatando lo spazio soprattutto, per gli spazi diurni e pubblici. Quelli privati e notturni restano divisi e  ben divisi quelli maschili da quelli femminili. I tavoli sono sempre molto grandi, spesso vengono fatti costruire su misura, sia perché le famiglie sono numerose sia per ricevere ospiti. <strong>L&#8217;ospitalità è sacra nella cultura romanì.</strong></p>
<p>L&amp;G &#8211; E cosa pensi del fatto che ora nelle nostre città molti di voi sono costretti a vivere in grandi condomini?</p>
<p>S &#8211; Ovviamente non tutti i Rom possono permettersi di vivere in case ampie e spaziose come sarebbe ideale e rispondente ad esigenze familiari e culturali. Anche nei condomini i Rom cercano di ricavare spazio attraverso gli archi seguendo la logica già citata e rispettando il più possibile gli spazi pubblici e quelli privati, quelli femminili e quelli maschili.</p>
<p>L&amp;G &#8211; Purtroppo la stampa non perde occasione per sottolineare una vostra non integrazione con i vicini, ed allora ti chiediamo cosa suggeriresti per presentare il tuo popolo in maniera diversa? Quale azione si potrebbe intraprendere per aprire un vero dialogo, per sottolineare che una diversità, che è solo di facciata, e creare opportunità di crescita, conoscenza e di miglioramento per tutti?</p>
<p>S &#8211; Quel che dice la stampa non corrisponde al vero.<strong> La stampa mente e fa propaganda fin troppo spesso mistificando la realtà.</strong> L&#8217;integrazione c&#8217;è sempre stata fin dal 1400, ovvero fin dall&#8217;arrivo dei Rom in Italia. Ma le cronache un tempo, come i giornali oggi, preferiscono evidenziare solo le situazioni estreme e proporle come esempi esplicativi. <strong>I Rom non hanno nessun problema di convivenza con chi li rispetta.</strong> La realtà è che dopo oltre 6 secoli di presenza in Italia, i Rom italiani, in particolare, sono largamente sconosciuti da un punto di vista storico, linguistico, culturale e antropologico. <strong>Occorre che la politica favorisca conoscenza ed incontro per andare verso una serena società interculturale. Ci sono i presupposti?</strong></p>
<p>L&amp;G &#8211; Grazie, Santino, staremmo volentieri a parlare con te ancora per molto tempo perchè i tuoi racconti svelano verità non conosciute e destano in noi un grande interesse. Cosa vuoi dire ai nostri lettori per concludere?</p>
<p>S &#8211; Di leggere il mattone di 600 pagine che ho scritto ,( &#8220;<em>Rom, questi sconosciuti&#8221;, Mimesis Edizioni, Milano, 2016</em> ), per scoprire finalmente un mondo e una cultura che appartiene a tutti e che rischia di scomparire in una società democratica, dopo aver resistito alle repressioni sotto imperi, monarchie dittature. <strong>Ogni popolo e ogni cultura rappresentano un patrimonio per l&#8217;intera umanità.</strong></p>
<p>Questa è una grande verità. Ringraziamo di cuore Santino per la sua apertura e la  disponibilità e continueremo a seguirlo con infinita attenzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bibliografia;</p>
<p>Letteratura:</p>
<p><i>Conosciamoci, incontro con la tradizione dei Rom Abruzzesi</i>, Editrice Italica, Pescara 1994</p>
<p><em>Collezione Interface,</em> Centro di Ricerche zingare dell&#8217;Università di Parigi, Consiglio D&#8217;Europa 2002</p>
<p><em>la Lunga strada dei Rom, Sinti, Kalé, Manouches e Romanichals</em>, Meltemi editore, Roma 2003</p>
<p><em>Carovana Romanì</em> (Partiture per Fisarmonica sola), Ut orpheus, Bologna, 2010</p>
<p><em>Carovana Romanì</em> (Partiture per Ensamble), Ut orpheus, Bologna, 2010</p>
<p><em>Carovana Romanì</em> (Partiture per Orchestra),Ut orpheus, Bologna, 2010</p>
<p><em>Rom, Genti Libere, </em>con prefazione di Moni Ovadia ,Dalai Editore, Milano, 2012</p>
<p><em>Rom, questi sconosciuti, </em>con prefazione di Moni Ovadia, Mimesis Edizioni, Milano, 2016</p>
<p>Poesia:</p>
<p><i>Gilì Romanì</i> (Canto Rom), Edizioni Lacio Drom, Roma 1988</p>
<p><i>Romanipé</i> (Identità romanì), Solfanelli Edizioni, Chieti 1993</p>
<p><em> O Romano Gi!</em> (l&#8217;Anima Rom), Edizioni Romanì, Roma 2011</p>
<p>In più esiste una ampia produzione discografica  di Alexian Santino Spinelli facilmente reperibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<br/><br/><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ffeed%2F&#038;t=Alexian+Santino+Spinelli%2C+un+grande+musicista+e+letterato" style="font-size: 0px; width:24px;height:24px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;"><img alt="facebook" title="Share on Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="24" height="24" style="display: inline; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;" src="https://www.centroavalon.it/giornale/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/48x48/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ffeed%2F&#038;text=Hey%20check%20this%20out" style="font-size: 0px; 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		<title>Amore, scelta e libero arbitrio</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2016 09:24:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zuleika Fusco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[l'editoriale di Zuleika Fusco]]></category>
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		<description><![CDATA[L’amore è la qualità più raffinata dell’essere, la prima legge universale, ma non un meccanismo automatico. È qui il primo equivoco, poiché per luogo comune si intende che dove esiste vero amore, Amore trionfa… e sarebbe bello se fosse così, ma non scontato affatto....Si chiama libero arbitrio. Quella legge che persino la divinità rispetta senza interferire...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Caro lettore, come definiresti l&#8217;amore?</p>
<p>L’amore è <strong>la qualità più raffinata dell’essere</strong>, la prima legge universale, ma non un meccanismo automatico. È qui il primo equivoco, poiché per luogo comune si intende che dove esiste vero amore, Amore trionfa… e sarebbe bello se fosse così, ma non scontato affatto.  <strong>Gli umani non conoscono né contengono la natura dell’amore universale</strong>. Ne percepiscono e immagino la potenza, ne custodiscono il ricordo come nostalgia di quella casa delle origini da cui derivano, ma non sempre sanno attivarne la forza e le risorse nella propria vita. Tant’è che addirittura si arriva al paradosso moderno della paura di amare, ossia della difficoltà di lasciarsi andare ai sentimenti per timore di essere feriti e di soffrire.</p>
<p>Oppure c’è chi ama troppo, chi ama l’altro più di se stesso, contravvenendo alla legge basilare che amore è amore, pertanto, se tale, non può diventare un eccesso ed è prima di tutto nei confronti di se stessi, come lo stesso Gesù indicava nei suoi comandamenti e come spesso dimentichiamo, cadendo nella paura di essere tacciati come egoisti. Ma chi conosce un po’ la vita ha imparato che <strong>non si può amare ed essere amati, se prima non si imparano il rispetto e la cura di sé, il piacere della propria natura</strong>.</p>
<p>Certamente <strong>Amore prevede libertà</strong>. <strong>Chi ama garantisce all’altro la libertà che riconosce per sé. E libertà è prima di tutto libertà di creare… a cominciare dal disegno della propria esistenza</strong>. Quindi ognuno di noi da amato e da amante può lavorare per generare la sua opera d’arte, spinto da passione, da volontà, da entusiasmo e in alcune fasi anche da dolore. Si chiama libero arbitrio. Quella legge che persino la divinità rispetta senza interferire, che elude qualsiasi concetto di determinismo o di fatalismo e che preserva sempre la libertà di scelta. In altre parole <strong>ogni essere umano può in ogni momento della propria esistenza decidere e ridefinire il disegno che sta realizzando</strong>.</p>
<p>Quindi, riprendendo un vecchio detto, anche a livello sottile la nostra libertà finisce dove comincia la libertà dell&#8217;altro. Possiamo realizzare per noi stessi e vale per tutti. In un progetto d&#8217;amore condiviso, <strong>la realizzazione avviene dove la volontà di stare insieme è congiunta, cresce e si nutre in entrambi</strong>. Nel momento in cui uno dei due sceglie diversamente, per qualsiasi motivo, anche per mancanza di coraggio, il disegno cambia e possiamo semplicemente accettarlo, onorando l&#8217;amato per quanto ci ha offerto, essendo stato per un tempo nostro specchio.  <strong>Diventa quindi essenziale imparare a lasciare andare</strong>, perché l&#8217;altro possa continuare il suo percorso, avendoci comunque offerto l&#8217;opportunità di guardarci dentro e di crescere. Ma lasciare andare è prima di tutto una dinamica sana per noi, per liberare il nostro cammino da fantasmi e zavorre pesanti. L&#8217;amore vuole coraggio e apertura, comporta dolore e speranza a volte, ma non si nutre di illusioni, di paura dell&#8217;abbandono e di quelle ferite che ci fanno restare attaccati ad un&#8217;idea piuttosto che affrontare il distacco.</p>
<p><strong>L&#8217;illusione è una trappola della mente al cuore</strong>. Un auto-boicottaggio che determina la sconfitta di ogni progetto, perchè, approfittando della vulnerabilità del cuore, lo induce a credere in un sogno che deriva non dal sentire profondo, ma da un&#8217;alterazione della percezione della realtà di cui ci persuadiamo. L&#8217;amore è invece una forza potente e autentica, cruda nella sua essenza e per questo poetica, in grado di far avvenire miracoli. Spesso l&#8217;illusione è credere in un amore che non è tale o per paradosso convincersi che non sia amore un amore che ci mette di fronte ai limiti e alle difficoltà. Ad un certo punto è indispensabile verificare il proprio sentire. È il momento in cui abbiamo necessità di porre una mente lucida a servizio di un cuore cosciente.</p>
<p>Per comprendere se sei in una condizione illusoria, ingabbiato in una dimensione labirintica di aspettative e false premesse, fatti tre domande. Osserva quanto la vita, non il tuo pensiero, ti rimandi sempre di fronte a chi ami in maniera magica, allineando sincronie e segnali positivi soprattutto quando stai per cedere. Per seconda cosa chiediti quanto sia lucida la tua lettura dei suddetti segnali. Per terza cosa guarda se ciò che provi e la situazione che vivi ti hanno fatto crescere, lavorando su di te, o ti hanno invischiato in una condizione di vittimismo e cecità. <strong>Se la rabbia prevale non è amore. Se la paura prevale non è amore, soprattutto se non c&#8217;è mai un elemento di incrocio, di scambio, di reciprocità, non è amore</strong>. Perché l&#8217;amore unisce al di là della volontà. Spinge la vita a porti davanti all&#8217;altro con schiettezza impressionante, in situazioni che altrimenti non sosterresti. Spinge l&#8217;altro a venire verso di te in una qualsiasi forma, come tu vai alla ricerca di un completamento prima di tutto di quegli aspetti che ti sono scomodi. L&#8217;amore ti fa evolvere, ti ferisce e contemporaneamente cura le ferite che ti ha prodotto e le altre che avevi. <strong>Non ti umilia</strong>, anche quando ti mette alla prova o ti strattona. E soprattutto ti rivela chi sei, passando in primis dall&#8217;evidenziare le tue vulnerabilità e poi accrescendo la tua forza.</p>
<p>È necessario quindi sapersi ascoltare e dirsi la verità. È legittima la domanda. È necessario che tu te la ponga e che abbia il coraggio di rispondere sinceramente. Dentro sappiamo benissimo quando è arrivato il momento di dirci la parola fine, perché è sostanziale per il nostro benessere. Che scelga l&#8217;amato o noi, è importante che mai perdiamo di vista l&#8217;obiettivo di una qualità della vita e che ricordiamo quanto sia indispensabile nel progetto di essere coppia investire entrambi. Per quanto siano sostanziosi i nostri sentimenti, non possiamo sostenere una relazione da soli, senza che l&#8217;altro contribuisca realmente. E la serenità che riacquisisci nel momento in cui sei tu a scegliere e restituisci dignità regale al tuo sentire è un balsamo per l&#8217;anima &#8230; fidati di te e ricollocati nella posizione che ti compete. Il resto sarà conseguenza dovuta dalla vita a chi sei veramente.<strong> Non ti accontentare mai, non superare i limiti della tolleranza, non accettare compromessi in nome dell&#8217;amore. La pazienza si chiude quando il prezzo da pagare è insano</strong>. L&#8217;amore vuole evoluzione e quando l&#8217;altro non ce la fa, prosegui il tuo percorso ritornando al tuo asse e mantenendo l&#8217;amore per te al primo posto. Solo onorando i dettami della tua anima, potrai arrivare a realizzare il tuo potere. Quando sei coerente con te stesso e trovi piacere in ciò che fai il flusso è inarrestabile. Per questo non puoi indugiare in situazioni in cui il principio di piacere è mortificato o negato…</p>
<br/><br/><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ffeed%2F&#038;t=Amore%2C+scelta+e+libero+arbitrio" style="font-size: 0px; width:24px;height:24px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;"><img alt="facebook" title="Share on Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="24" height="24" style="display: inline; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;" src="https://www.centroavalon.it/giornale/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/48x48/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Share on Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.centroavalon.it%2Fgiornale%2Fgiornale%2Findex.php%2Ffeed%2F&#038;text=Hey%20check%20this%20out" style="font-size: 0px; 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